La difesa del Professore

La rinascita del fußball tedesco, oltre che frutto di una riprogrammazione del sistema calcio teutonico (come descritto da Raphael Honigstein nel suo libro del 2015 Das Reboot: How German Football Reinvented Itself and Conquered the World) ha anche una matrice tattica. Non a caso, negli ultimi dieci anni, la Bundesliga è diventata terreno fertile per le innovazioni degli allenatori e campionato di studio per i tecnici di tutta Europa.

Elemento cardine di questo rinascimento anche tattico è stato il pressing, compresa la sua declinazione del gegenpressing. Al giorno d’oggi, dopo alcuni anni di oblio, il pressing è diventato parte integrante della fase difensiva di molti allenatori: da Antonio Conte a Erik ten Hag, da Gian Piero Gasperini a Jürgen Klopp, da Pep Guardiola a Jorge Jesus sono molti i tecnici che lo utilizzano, pur con delle differenziazioni.

Sono lontani i tempi in cui Arrigo Sacchi o Marcelo Bielsa erano delle eccezioni che implementavano questa tattica difensiva in un calcio più statico e compassato. All’interno di questa riscoperta del pressing come azione volta non solo alla riconquista della palla ma anche alla volontà di dettare il contesto tattico della partita in non possesso, la Germania come detto ha giocato un ruolo importante.

E, parlando di Germania, non si può non menzionare Ralf Rangnick, accostato da tempo al Milan 2020/21. Ingaggiato come allenatore della squadra dilettante dello Stoccarda nel 1985, Rangnick ha avuto nel calcio tedesco un’influenza simile a quella esercitata in Italia da Sacchi, del quale il tedesco è stato avido studioso (così come di Zdenek Zeman, che nell’estate 1991 Rangnick ha potuto studiare e col quale ha avuto modo di parlare durante il ritiro del Foggia a Terenten).

Folgorato dal calcio di Valeriy Lobanovskyi durante una partita amichevole del 1983 fra il Viktoria Backnang (squadra della sesta divisione tedesca nella quale Rangnick giocava) e la Dinamo Kiev (in ritiro nei pressi di Stoccarda), l’attuale dirigente dell’RB Lipsia decise di cominciare ad allenare utilizzando gli accorgimenti dei suoi due mentori, il tecnico ucraino e il vate di Fusignano.

Durante tutta la sua carriera da tecnico (passata con alterne fortune sulle panchine di SSV Ulm, Stoccarda, Hannover 96, Schalke 04, Hoffenheim e Lipsia) Rangnick è rimasto fedele a quell’idea di calcio fondata su zona e pressing (il cosiddetto Ballorientierte Raumdeckung), la stessa esposta nella sua nota apparizione televisiva del 1998 quando, da carneade, espose le sue teorie davanti alla platea di una delle nazioni patrie della difesa a uomo col libero (Franz Beckenbauer ma anche Klaus Augenthaler, per citarne due di epoche diverse).

Le ultime generazioni di tecnici di scuola tedesca (i vari Lucien Favre, Roger Schmidt, Julian Nagelsmann, Thomas Tuchel, Marco Rose, Ralph Hasenhüttl, Daniel Farke, Thomas Frank, Markus Gisdol e Tayfun Korkut) si sono tutti formati alla scuola di Rangnick o, almeno, ai suoi stessi principi: tutti infatti possono essere considerati konzepttrainers, allenatori che credono in un modello di gioco definito e appartengono, in qualche modo, al coaching tree che ha origine in Helmut Groß (allenatore a sua volta ispirato dall’Olanda di Ernst Happel).

Ma in cosa consiste il pressing di Rangnick? Per descriverlo ci rifacciamo al Lipsia 2018-19, l’ultima squadra (finora) che lo ha visto all’opera in panchina. Quella squadra alternava 4-2-2-2, 4-3-3 e 3-5-2 come sistemi base ma cercava sempre di aggredire alto chiudendo le linee di passaggio centrale e andando a marcare il play avversario o chi ne faceva le funzioni.

attacco lipisa

Un momento classico nella fase offensiva del Lipsia 2018/19 di Rangnick con quattro costruttori e sei giocatori pronti a invadere.

L’idea non è di pressare per riguadagnare il possesso quanto invece quella di farlo per far scaturire veloci transizioni. In pratica, cedere il controllo del pallone è visto come qualcosa di positivo perché crea le premesse per giocare in contropiede. ‹‹Se tu hai molto possesso, il tuo gioco somiglia alla pallamano e non vai da nessuna parte›› ha detto Rangnick.

riferimento palla

Il posizionamento difensivo del Lipsia 2018/19 aveva come punto di riferimento la posizione del portatore di palla avversario. Importante la chiusura dei corridoi centrali e la compattezza di squadra.

La chiave della fase di non possesso del tecnico tedesco consiste nel cercare di determinare nel momento compreso fra gli otto e dieci secondi dopo che la palla è conquistata o persa. In queste situazioni i comportamenti della squadra devono essere sincronizzati, come quelli di uno stormo di uccelli.

Screenshot_1

Altro elemento interessante è dato dal fatto che il Lipsia di Rangnick tendeva ad essere più aggressivo su palla laterale mentre su palla centrale, come detto, si privilegiava la copertura delle linee di passaggio.

In questo senso, Rangnick ha sviluppato un sistema difensivo con trappole per far scattare il pressing costruite sulle caratteristiche degli avversari. In questo senso, in fase di non possesso la squadra doveva avere compattezza centrale e grande flessibilità per adattare il proprio posizionamento difensivo in vista dell’aggressione.

Anche se alla fine il calcio posizionale del Borussia Dortmund riesce ad invadere la trequarti del Lipsia, con VideoMatch di Sics possiamo notare la flessibilità dello schieramento difensivo, la linea alta e la ricerca della compattezza del Lipsia di Rangnick.

Successivamente, una volta riconquistato il possesso, il Lipsia come prima opzione guardava in avanti cercando di verticalizzare.

Nel video montato con VideoMatch di Sics vediamo una situazione di riconquista palla e transizione della squadra di Rangnick. Nel primo fermo immagine notiamo come ben cinque giocatori circondino il portatore di palla mentre nel secondo, pochi istanti dopo, troviamo sempre cinque calciatori pronti ad invadere l’area avversaria. 

È ovvio che per effettuare un pressing continuo si debba disporre di una condizione fisica ottimale. ‹‹I giocatori corrono di più e lo fanno molto di più ad alta velocità››, ha dichiarato Rangnick. ‹‹Se non hai la buona volontà o la condizione fisica per fare questo, non puoi avere successo››. Questi concetti e i presupposti della fase difensiva di Rangnick. Vedremo, se dovesse arrivare al Milan, come il 61enne si confronterà con la realtà italiana.

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