Analisi tattica metodologia

Non proprio così

‹‹La spiegazione è molto semplice. Io da molto tempo continuo a dire che stiamo copiando il calcio di Guardiola di 15 anni fa. Facciamo un calcio che usa passaggini laterali, ad ogni contrasto ci si butta a terra, e anche una squadra mediocre come la Macedonia a livello fisico ci è stata superiore come dinamismo, forza e determinazione…fino a quando non avremo capito che il modello da copiare è quello tedesco non andremo avanti, perché se vogliamo fare come gli spagnoli, che hanno una tecnica superiore, non riusciremo mai a farlo, lo facciamo sempre al 50%››. 

Con queste parole, intervenendo su Sky, Fabio Capello ha inteso dire la sua sulla recente eliminazione dalla fase finale dei mondiali del Qatar patita dagli Azzurri di Roberto Mancini.

Un tema interessante quello sollevato dall’ex tecnico di Milan e Real Madrid ma che non tiene in considerazione di come la proposta dell’attuale allenatore del Manchester City si sia progressivamente modificata e abbia influito (fra discepoli e oppositori) sul calcio germanico.

Infatti, anche se alcuni aspetti del gioco di posizione (costruzione da dietro col coinvolgimento del portiere; sovraccarico in zona palla; occupazione dei corridoi centrali e delle ampiezze in rifinitura) fanno sempre parte del suo modello di gioco, le versioni proposte nel periodo successivo all’esperienza alla guida del Barcellona hanno palesato delle differenze derivanti dal fatto di avere a disposizione giocatori diversi dai vari Messi, Iniesta, Xavi e Busquets.

Una volta arrivato al Bayern, Guardiola non si è comunque trovato a dover partire da zero nell’implementazione dei propri principi di gioco, dato che al club bavarese avevano precedentemente lavorato tecnici come van Gaal e Jürgen Klinsmann che avevano importato (a livelli diversi di successo) alcuni dei suddetti principi.

Oltre a rifinire gli stessi, Pep ha introdotto in Germania alcune novità come ad esempio quella dei falsi terzini (Lahm e Alaba), della flessibilità tanto delle posizioni da occupare in fase offensiva da parte dei giocatori quanto del piano gara in funzione della partita e dell’avversario da affrontare o del cambio di gioco verso l’esterno d’attacco collocato nel mezzo spazio sul lato debole.

In generale, nel Bayern il gioco di Guardiola era ‹‹molto più orientato sull’asse verticale che orizzontale… cercando una superiorità (posizionale) non basata su passaggi orizzontali ma verticali››(Marti Perarnau).

Questo stile di gioco ha influenzato il calcio tedesco, tanto è vero che la Germania che vinse i mondiali del 2014 in Brasile adottava gli stessi principi di gioco dei bavaresi di Pep.

Costruttori e invasori, riempimento della rifinitura centrale e laterale e attacco alla linea nella Germania di Joachim Löw. 

Detto questo, è anche vero come la Bundesliga abbia in qualche modo influenzato il catalano, specialmente per quanto riguarda la gestione delle veloci transizioni.

Il cosiddetto modello tedesco di cui ha parlato Capello è l’alternativa che, sempre in Germania, è stata proposta dalla scuola di Ralf Rangnick, della quale Thomas Tuchel e soprattutto Jürgen Klopp sono i migliori studenti.

Per battere il calcio di Guardiola e avversari che avevano adisposizione budget più grandi, il Borussia Dortmund di Klopp ha utilizzato come arma tattica primari a un gegenpressing (del quale anche Guardiola è maestro) elevato all’ennesima potenza.

Con il sistema di marcature 1c1 in non possesso che si sta imponendo a livello internazionale (la zona pura alla Maurizio Sarri è, in questo momento storico, un’eccezione) e con il pressing che rimane prerogativa delle squadre di élite,la grande differenza tattica fra le varie squadre in un mondo sempre più globalizzato (dove non esistono più le scuole di un tempo: italiana, brasiliana, argentina, inglese…) consiste non più nel giocare a uomo o a zona o nell’essere più o meno offensivi (Menotti o Bilardo, Trapattoni o Sacchi) né, tantomeno, nella divisione fra ‘risultatisti’ o ‘giuochisti’ (termini giornalistici che, al pari di tiki-taka, non designano qualcosa di reale) quanto invece nel pressare orientandosi più sull’uomo o sulla posizione della palla o nel difendersi posizionalmente (in fase di non possesso) e nell’attaccare privilegiando l’occupazione di determinate zone di campo utilizzando il possesso come arma per manipolare il sistema difensivo rivale piuttosto che nel praticare un calcio più verticale volto ad attaccare la profondità il prima possibile (in fase offensiva).

Tornado quindi alle dichiarazioni di Capello e riproponendo quanto scritto da Jonathan Wilson, ad oggi è quindi possibile cercare di copiare l’approccio di Guardiola o sfidarlo. Che si sia cercato di imitare il gioco del Barcellona a vari livelli in Italia può anche essere vero. D’altra parte la stessa cosa accadde dopo l’esplosione del Milan di Sacchi alla fine degli anni ‘80.

Che si voglia proporre un’alternativa (come fatto appunto da Capello) è legittimo. Che si parli però genericamente di modello tedesco in contrapposizione al calcio di Guardiola lascia intendere il non aver approfondito l’evoluzione avuta negli ultimi vent’anni dalla Germania (per la quale resta un must-read il libro di Raplh Honigstein) e il fatto di come entrambi gli approcci si siano sviluppati ed abbiano attecchito lì dove oggi prospera una delle migliori scuole di allenatori del mondo.

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1 comment

  1. Cosa significa “orientarsi sull’uomo ovvero sulla palla?”. Il pressing è necessariamente orientato verso il portatore di palla, semmai la differenza può sussistere fra chi marca gli appoggi disponendosi a zona e chi a uomo, con un controllo che può rivelarsi più o meno ravvicinato.

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