Come eravamo: il Foggia di Catuzzi

‹‹Ma chi siamo, il Foggia di Catuzzi?››

Il mio amico Giovanni durante uno scambio al volo nella partitina dell’ora di educazione fisica al Liceo.

1991-92, 1992-93, 1993-94. Tre stagioni durante le quali il Foggia allenato da Zdenek Zeman incanta l’Italia, sfiorando in due occasioni la qualificazione alla coppa Uefa e reinventandosi ogni anno con la cessione dei pezzi pregati, sostituiti da carneadi spesso alla prima esperienza in serie A.

Nell’estate dei Mondiali americani del 1994 il boemo se ne va, direzione Roma, accettando di sedersi sulla panchina della Lazio. Resta invece il ds Giuseppe Pavone, l’autore (con il tecnico di Praga) del miracolo Foggia.

Per la sostituzione del boemo viene scelto Enrico Catuzzi. Ex calciatore con una breve carriera alle spalle (interrotta per un infortunio) Catuzzi è stato uno dei padri della zona in Italia, avendo cominciato ad attuarla fin dai tempi dei settori giovanili di Parma, Palermo e Bari. E in Puglia, nel 1981 il presidente Antonio Matarrese gli affida la panchina dei galletti in prima squadra, serie B, in sostituzione dell’esonerato Renna. La stagione successiva quel Bari sfiorerà la promozione in serie A con una squadra composta di giovanissimi, come i vari Nicola Caricola, (poi ceduto alla Juventus), Armenise, Loseto e De Trizio.

Dal punto di vista tattico, il modello di gioco di Catuzzi è affine a quello del suo predecessore sulla panchina del Foggia, così l’idea di Pavone è che il cambio sarà indolore. Anche Catuzzi infatti predilige un 4-3-3 volto all’immediata conquista di campo in avanti, con una risalita palla affidata alle catene esterne e con ampio utilizzo di un calcio strutturato per schemi.

Anche in fase difensiva ci sono delle similitudini col calcio di Zeman: squadra corta, linea difensiva alta con i quattro dietro che devono attaccarsi o staccarsi dagli avversari di zona a seconda dell’apertura o chiusura della palla da parte degli avversari. Qualche differenza in merito al pressing. Catuzzi predilige «l’occupazione degli spazi» più il pressing costante come Zeman o Sacchi.

‹‹Il nostro gioco d’ attacco non cambierà di molto››, afferma Catuzzi a Campo Tures, durante il ritiro estivo. ‹‹Cercheremo sempre la profondità e la velocità. Diverso sarà il discorso per la conquista della palla. Sono convinto che il pressing come unica soluzione, portata in tutte le zone del campo, non serva più. I rischi sono superiori ai benefici, ormai tutti hanno preso le contromisure…la regola vincente è la superiorità numerica, riuscire ad essere in una determinata zona del campo, e in un preciso momento, con un uomo in più dell’avversario. Il problema è scegliere dove e quando farlo››.

E infatti «si pressava in alcune zone determinate di campo e non continuamente come avveniva con la precedente gestione tecnica», come ricorda Di Biagio.

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Di Biagio contro Lerda del Napoli.

In generale, per spiegare il passaggio da Zeman a Catuzzi, l’ex centrocampista foggiano spiega come ‹‹la squadra avesse una mentalità particolare. Catuzzi ha chiuso qualche rubinetto in fase difensiva, dando un equilibro con scalate diverse››.

‹‹Ho cercato di far applicare il fuorigioco e il pressing con dei meccanismi diversi, in maniera tale da essere più coperti›› dice il tecnico del Foggia durante la stagione.

‹‹Rispetto a quanto facessi con Zeman, Catuzzi mi faceva entrare di più nella linea difensiva se la linea veniva rotta per l’aggressione in avanti di un difensore centrale››.

In fase offensiva ‹‹mi abbassavo fra i centrali, sotto palla››, continua Di Biagio. ‹‹Così il 4-3-3 diventava un 3-4-3 in possesso››.

La squadra che viene affidata al tecnico parmense ha avuto delle cessioni eccellenti, as usual, a partire da Chamot (che segue Zeman alla Lazio), Stroppa e Roy. Sono però rimasti proprio Di Biagio e Kolivanov, pilastri del ciclo precedente. Intorno a loro viene costruita la nuova compagine rossonera, con Padalino ad ancorare la linea difensiva, Bressan e De Vincenzo a centrocampo e con Bresciani, Cappellini e Mandelli a ruotare a supporto del russo in avanti.

La squadra parte bene: esordio positivo contro la Roma (1-1, nel giorno del primo gol in serie A di Totti) seguito da una vittoria 3-1 col Brescia allo Zaccheria, un altro 1-1 a Marassi con la Sampdoria e poi un 1-3 esterno ai danni della Cremonese.

A ottobre è poi la Juventus a cadere (2-0) sotto i colpi della banda Catuzzi. Il girone d’andata vede il Foggia a metà classifica. Il calcio che i foggiani sciorinano è scintillante, fluido, con trame di gioco che ricordano proprio quelle del tecnico boemo. Tuttavia, inopinatamente, nella seconda parte di stagione la squadra crolla.

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La punizione di Signori della Lazio (guidata da Zeman) che il 28 maggio 1995 condanna il Foggia alla serie B.

L’infortuno di Kolyvanov ha inciso pesantemente su una squadra che, forse, a un certo punto si è ritenuta già salva e che comunque aveva perso l’attaccante più forte, quello in grado di garantire i necessari gol salvezza.

Alla fine, il Foggia retrocede dopo quella che, ad oggi, è stata la sua ultima stagione nella massima serie. Per Catuzzi non ci sarà più una possibilità di riscossa ad alti livelli. Ma questo non toglie che debba essere ricordato come uno dei padri della zona in Italia.

 

 

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