Auf Wiedersehen Ralf

La decisione del Milan di confermare Stefano Pioli è probabilmente figlia degli ottimi risultati ottenuti dal tecnico emiliano alla guida dei rossoneri, in particolare durante questo periodo della stagione e nonostante il CEO Ivan Gazidis abbia escluso che la scelta sia stata dettata dall’attuale andamento della squadra.

Da quando infatti è ripreso il campionato i rossoneri sono secondi per punti conquistati (23), dietro solo l’Atalanta (26). Il Milan risulta anche la quarta forza del torneo per Indice di Pericolosità (60,4) e la seconda per Indice di Rischio (29,2) e differenza IPO/IRD (31,2).

IPO

I dati Sics dalla ripresa del campionato evidenziano lo stato di forma del Milan.

I miglioramenti della compagine milanista erano in verità cominciati già col mercato di gennaio, durante il quale il Milan aveva messo a disposizione di Pioli il talento di Ibrahimovic. Ma sarebbe fuorviante attribuire la rinascita rossonera soltanto all’arrivo (pur importante) dello svedese. Pioli ci ha messo del suo, mostrandosi allenatore più d’avanguardia rispetto a come viene etichettato tradizionalmente.

Facendo suoi alcuni concetti del gioco di posizione (immersi in un contesto verticale) e compiendo scelte nette come il taglio di Suso, l’accantonamento di Paquetá (parzialmente rilanciato in questo periodo particolare durante il quale ogni squadra ha bisogno di tutti gli effettivi a disposizione), la promozione a titolare di Rebić, il 54enne tecnico di Parma ha dato un’identità precisa alla propria squadra attorno ad un 4-2-3-1 fluido che si fonda su una costruzione a quattro dietro, una mediana (formata da Kessié e Bennacer) che deve giocare velocemente palla) e su due sterni (a piede invertito) che vengono a giocare dentro in una zona di rifinitura nella quale sovente si abbassa proprio Ibrahimovic.

Milan

Il posizionamento medio dei calciatori di Pioli contro il Sassuolo.

Facendo leva su questi principi e potendo contare anche sull’altro rinforzo invernale, Simon Kjær (che ha dato stabilità alla difesa), Pioli ha rilanciato una squadra che, dopo il 5-0 patito contro l’Atalanta nello scorso dicembre, sembrava alla deriva.

Dopo aver introdotto una più veloce ricerca della verticalità, soprattutto per linee esterne, in un secondo momento Pioli ha, come detto, inserito alcuni aspetti di un calcio di posizione all’interno di un contesto tattico che man mano si è evoluto. Il Milan ora è squadra in grado di attaccare immediatamente la profondità attraverso i lanci di Romagnoli e Bennacer, ma anche di risalire il campo in modo più palleggiato per cercare l’ampiezza (particolarmente a sinistra dove opera Theo Hernández) o la zona di rifinitura.

Nel montaggio costruito VideoMatch di Sics vediamo i due gol che hanno permesso ai rossoneri di battere il Sassuolo. Nel primo, a seguito di una pressione avanzata, c’è una riconquista alla quale fa seguito una intelligente gestione del possesso. Nel caso della seconda rete, con conquista in zona difensiva, Bennacer innesca subito la ricerca della verticalità.

Non a caso il Milan registra attualmente un 53.6% di possesso medio ed è la seconda squadra della massima serie nel periodo post – Covid per quanto riguarda i passaggi chiave (386) e i third passes (17) vale a dire i passaggi che precedono l’assist. La rinnovata vitalità offensiva della compagine rossonera è confermata anche dal dato relativo ai tiri: dalla ripresa del campionato infatti il Milan è la prima squadra sia per numero di tiri effettuati (129) che per tiri in porta (70).

In non possesso gli uomini di Pioli alternano situazioni di difesa a metà campo ad altre di pressing avanzato, registrando un PPDA di 9.08, il sesto del campionato.

Screenshot_1

Pressione alta immediata del Milan contro la squadra di De Zerbi. Il PPDA dei rossoneri in partita è stato di 7.61

Tutto questo (e forse anche aspetti economici) hanno convinto la proprietà ad effettuare una inversione di 360° rispetto a quanto precedentemente stabilito, rinunciando all’ingaggio di Ralf Rangnick, per l’arrivo del quale il club di via Aldo Rossi aveva deciso di silurare Zvonimir Boban (non in linea con le mosse della società) e di mettere in discussione il futuro del direttore tecnico Paolo Maldini e del direttore sportivo Frederic Massara.

In particolare, era stato Gazidis ad aver individuato nell’head of sports and development della Red Bull, Ralf Rangnick, il profilo giusto per rilanciare la causa rossonera. Una scelta che era stata poi criticata dallo stesso Maldini.

L’idea quindi era quella di un’ennesima rivoluzione estiva (dopo quella fallimentare provata la scorsa estate con Giampaolo), stavolta affidata al 61enne Rangnick. Al di là delle reazioni scatenata dai media mainstream sull’arrivo dell’allenatore di Backnang (che non sono mai arrivate ad una discussione seria sul modello di gioco da lui proposto), l’impressione che resta è quella di una società che continua a navigare a vista.

Al netto dei risultati ottenuti da Pioli (7 vittorie e 2 pareggi dalla ripresa) o di eventuali questioni economiche (delle quali si accennava poc’anzi), quello che lascia perplessi è come la riconferma sia arrivata dopo che tutto era stato apparecchiato per il cambio di panchina.

Altre domande restano per ora inevase. Con la conferma dell’attuale gestione tecnica, Maldini e Massara torneranno al centro del progetto? Saranno responsabili del mercato a venire e dei risultati di Pioli? Lo difenderanno in caso di eventuali momenti negativi o lo abbandoneranno come fatto a suo tempo con Giampaolo? La proprietà doterà Pioli degli uomini idonei a cercare di riprodurre o migliorare i risultati finora ottenuti quando il campionato tornerà ad essere giocato in condizioni normali?

Questo lo scopriremo solo nel futuro prossimo. Di certo, indipendentemente dai risultati che Pioli produrrà l’anno prossimo, il calcio italiano ha perso la possibilità di vedere all’opera il capostipite, insieme a Helmut Groß, di quella scuola tedesca che negli anni recenti ha prodotto allenatori del calibro di Jürgen Klopp Lucien Favre, Roger Schmidt, Julian Nagelsmann, Thomas Tuchel, Marco Rose e Ralph Hasenhüttl. Un’occasione di confronto che sarebbe stata utile per molti.

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