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Tutta colpa di Xavi?

Il Barça di Xavi chiude anzitempo la propria campagna di Champions dopo aver subito una pesante sconfitta (0-3) al Nou Camp contro il Bayern. Per il secondo anno consecutivo la compagine blaugrana non riesce dunque a superare la fase a gironi del massimo torneo continentale.

La squadra spagnola ha conquistato soltanto un punto nelle quattro partite contro Inter e Bayern. L’unica vittoria è stata centrata contro il Viktoria Plzen. In totale, con 4 punti conquistati sui potenziali 15, il Barcellona di Xavi ha eguagliato il record negativo della storia del club in Champions, quello della stagione 1997-98 quando la squadra culé guidata da van Gaal si fermò nei gironi davanti a Newcastle, PSV Eindhoven e Dinamo Kiev.

Una eliminazione terribile sul piano sportivo, come ha ammesso Pedri, ma drammatica su quello economico visti i disastrati conti del club catalano.

Molti degli acquisti di mercato effettuati sotto la gestione Xavi si sono rivelati finora fallimentari. Questo vale sia per i giocatori arrivati nello scorso inverno (Ferran Torres,Aubameyang, Adama Traoré e Dani Alves) sia per quelli presi in estate (Raphinha, Kessié, Marcos Alonso e Bellerín) con l’unica eccezione rappresentata da Lewandowski.

La luna di miele con Xavi sembra dunque finita. Sulla stampa spagnola già si paragona il trattamento con i guanti riservato all’ex centrocampista della squadra di Guardiola rispetto a quello molto più duro avuto dai vari Koeman, Setién e Valverde.

Ma è davvero tutta colpa del tecnico catalano? Sicuramente c’è qualcosa su cui Xavi deve ancora lavorare.

La difesa fa acqua nelle sfide importanti, a cominciare da un Eric García in grande difficoltà, come confermato nel Clásico contro il Real, dove il centrale spagnolo ha sfoderato una prestazione lontana da standard accettabili per giocare nel Barça.

A centrocampoPedri è meno coinvolto nell’impostazione, mentre Sergio Busquets, nel recente passato perno del Barcellona e della nazionale di Luis Enrique, sta evidenziato i suoi limiti nelle transizioni difensive.

In attacco il piano gara si è sempre risolto in un affidarsi alle qualità individuali di Ousmane Dembélé o Raphinha, finendo col creare pochissimo, come già accaduto con l’Inter al ritorno.

La partita con il Bayern non ha fatto che confermare queste criticità. Contro i tedeschi, Xavi ha cercato di replicare il piano gara visto contro l’Athletic Bilbao, con de Jong e Busquets a direzionare i flussi di gioco in mezzo al campo, Pedri come falso esterno a sinistra (alla Iniesta) e ricerca di una pressione alta che mettesse in difficoltà la fase di possesso dei bavaresi.

L’idea di Pedri esterno è stata probabilmente scelta da Xavi per avere più qualità in zona di rifinitura, con lo spagnolo che veniva spesso a giocare dentro il campo.

Un approccio che però stavolta non ha pagato, soprattutto a livello di funzionamento dei meccanismi difensivi col risultato che la fase di non possesso del Barça, efficace nella Liga, ha patito il livello della Champions.

Il gol iniziale di Mané è venuto proprio da una prima pressione catalana facilmente saltata dagli uomini di Nagelsmann. Il raddoppio di Choupo-Moting sull’ennesima transizione non gestita bene.

I primi due gol del Bayern nel video montato con Presenter di Sics.

Offensivamente poi, c’è stato ancora il nulla: lo studio delle finalizzazioni di Sics registra appena un tiro nella porta di Ulreich.

Dal ritorno di Joan Laporta alla guida del club, la situazione sembra peggiorata. Il primo a farne le spese è stato Ronald Koeman, con il tecnico olandese che però aveva a disposizione una rosa inferiore a quella che ha attualmente in dote Xavi. Per di più, tutto questo mentre Leo Messi sta vivendo una nuova giovinezza a Parigi.

Detto questo, non è tutto così nero come viene dipinto dai media iberici, nella gestione Xavi.

Almeno, rispetto all’anno passato il Barça è in corsa per la Liga, dove dista solo tre punti dal Real Madrid capolista. Al momento dell’esonero di Koeman nell’ottobre scorso i blaugrana erano a distanza di otto punti dai blancos.

La squadra ha inoltre una identità chiara, più vicina al modello di gioco che ci si attende venga praticato a Barcellona, come dimostrano i dati del field tilt (71.31%), dei gol fatti (28), degli xG prodotti (29.35) e della Build-up Disruption (+6.68 %), che quantifica l’efficacia del pressing sul possesso avversario. La squadra di Xavi è prima in ognuna di queste categorie.

In avanti, se è vero che Dembélé in Europa non ha dato quanto atteso, è altrettanto vero come in campionato abbia invece mostrato cose buone. Non a caso risulta essere il primo giocatore della Liga per assist realizzati (5), per expected assist (2.98) e per expected threat (xT) su passaggio (1.18) e terzo per xOVA (3.78) la metrica che misura la capacità di un giocatore di aumentare la probabilità della sua squadra di segnare. 

Sicuramente, dopo cinque stagioni trascorse in Catalogna, il francese non è ancora riuscito a diventare un leader tecnico, a volte intestardendosi alla ricerca di soluzioni 1c1 e mostrandosi complessivamente discontinuo. Questo però è dovuto anche ai numerosi infortuni subiti (da quando è arrivato al Nou Camp ha saltato cento partite per problemi fisici).

Se poi alcuni nuovi acquisti, come sottolineato precedentemente, non si sono dimostrati all’altezza, ce ne sono altri che invece hanno fatto bene, come ad esempio Christensen o Koundé.

Certo, uscire così presto dalla Champions League non era preventivabile alla vigilia (anche dopo i sorteggi) né può essere accettato dalla piazza. Tuttavia, non tutto è da buttare in una gestione di ricostruzione. Termine che forse in Catalogna non accettano, ma che rende l’idea delle macerie sulle quali Xavi si è trovato a dover intervenire.

(dati soccerment)

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