Analisi tattica Team report

Dietro il Comandante

L’arrivo di Maurizio Sarri nell’estate del 2021, aveva lasciato presagire il trasferimento armi e bagagli del Sarri-ball a Formello. Questo termine, utilizzato per definire il calcio dell’ex tecnico di Napoli e Juventus, suona più come una facile semplificazione che come una accurata descrizione di un modello di gioco andato via via evolvendosi con gli anni.

Il Sarri ammirato a Napoli, infatti, era qualcosa di diverso dalle versioni osservate poi nelle tappe successive, in Inghilterra e a Torino. Con il Chelsea, dopo un inizio entusiasmante l’allenatore di Figlie Valdarno si era dovuto scontrare con una sorta di crisi di rigetto da parte della squadra mentre in bianconero i giocatori a disposizione avevano fin quasi da subito dimostrato (almeno per quanto riguarda alcuni big dello spogliatoio, a partire da Ronaldo) di essere restii ad abbracciare quel calcio che aveva permesso a Sarri di conquistare la panchina della Juventus.

In entrambe queste situazioni l’allenatore era stato bravo a modificare qualcosa, adattandosi alle caratteristiche dei vari gruppi e riuscendo, nonostante questo adattamento, a centrare risultati importanti (Europa League con i Blues, scudetto alla Juve).

Arrivato alla Lazio, il Comandante sembrava aver trovato l’ambiente ideale per riproporre quanto visto a Napoli. Detto che è molto difficile produrre delle copie perfette dell’Idea originale (Platone docet), questo pensiero si scontrava fin da subito con una realtà dei fatti completamente diversa.

A Roma infatti Sarri ha ereditato una rosa pressoché identica a quella guidata da Simone Inzaghi l’anno prima. In questo senso, la compagine biancoceleste era squadra fortemente reattiva, abituata a difendersi con un blocco basso per risalire poi il campo in transizione.

Nell’ultima annata alla guida dell’undici capitolino, l’attuale tecnico dell’Inter aveva poi inserito alcuni accorgimenti in fase di possesso, con gli aquilotti che provavano ad attirare la prima pressione avversaria tramite un possesso più elaborato, allo scopo sempre di raggiungere quanto prima la profondità. Costruendo dal basso o andando in contropiede, l’ultima Lazio di Simone Inzaghi aveva dunque nel proprio DNA la ricerca della verticalità.

Quella che Sarri è stato chiamato ad operare l’anno scorso è stata quindi una vera e propria rivoluzione. Rivoluzione a metà però. La Lazio 2021/22 infatti ha sì realizzato un totale di 77 reti in campionato (secondo attacco del torneo dietro l’Inter), ma ha prodotto un dato di 59.09 xG. L’over-performance è stata quindi netta, figlia della grande qualità dei giocatori offensivi e, in particolare (ça va sans dire) di Immobile, autore di 27 gol (da 22.25 xG).

A mancare però è stato l’equilibrio difensivo: la Lazio ha infatti chiuso con 58 reti subite. La squadra palesava difficoltà in situazione di pressing e in transizione.

Così quest’anno, per assecondare ancora di più le qualità di un gruppo che non è stato stravolto dal mercato estivo, Sarri ha deciso di presentare una versione della Lazio che rappresenta un inedito per il suo odo di intendere il calcio.

La formazione biancoceleste ha infatti scelto di abbassare volontariamente il proprio baricentro, rinunciando ad eseguire un pressing avanzato (il PPDA è il penultimo della massima serie con 16.55) per favorire una maggiore copertura delle linee di passaggio, in particolare centrali, preparando così la squadra a quelle transizioni in campo aperto che possono esaltare giocatori come Felipe Anderson, Zaccagni o Immobile, con l’attaccante della nazionale che continua a fare fatica quando gli viene chiesto di associarsi con i compagni in spazi stretti.

Il pressing alto della Lazio ha ancora qualche problema, come si vede nel video montato con VideoMatch di Sics.

Rispetto all’anno passato la Lazio rinuncia al possesso (49.3% contro 55.4%) ed è più diretta: nel 2021/22 la durata media per sequenza offensiva era di 11.85sec. contro i 9.55 di quest’anno, con una media passaggi di 4.56 a fronte degli attuali 3.70. I passaggi lunghi a partita sono passati da 48 a 55.

A cambiare sono state anche alcune gerarchie nelle scelte. L’allenatore toscano continua a insistere su Cataldi come play ed il centrocampista romano sta ripagando anche quest’anno la fiducia del suo allenatore (già 19 passaggi chiave prodotti).

Un passaggio chiave di Cataldi su una giocata con la mezzala nel montaggio Presenter di Sics.

Con un Milinković-Savić che aiuta anche la fase di costruzione (la Lazio si appoggia spesso sulle mezzali per giocate a muro o sul terzo uomo in fase di possesso) a finire in secondo piano nel progetto tecnico (anche per questioni legate al mercato) è stato ancora una volta Luis Alberto.

Ad essere relegato ad un ruolo da comprimario è anche Marcos Antonio.  L’ex Shakhtar Donetsk ha infatti collezionato finora solo 4 presenze in campionato, per un totale di 135 minuti. Al di là delle problematiche di inserimento, il calciatore brasiliano paga anche la ricerca dell’equilibrio da parte del suo allenatore, che sembra preferirgli il più fisico Toma Bašić da mezzala e che non lo ritiene ancora pronto per spodestare il già citato Cataldi.

Il confronto fra la Lazio 2021/22 e quella 2022/23 con la funzione Radar di Sics DataAccess

Per quanto riguarda la difesa, in Romagnoli la Lazio ha trovato un centrale in grado di muoversi bene nella difesa a zona pura di Sarri e, con lui, l’elemento ideale da accoppiare a Patric. Lo spagnolo resta una sorpresa, essendo passato da oggetto misterioso a difensore che forse più dei compagni ha saputo calarsi nel tipo di difesa praticata dal tecnico laziale.

Detto che Casale deve ancora inserirsi e che l’espulsione di Luís Maximiano dopo pochi minuti dall’esordio in campionato contro il Bologna ha finito per agevolare la squadra (che ha potuto scoprire, se ce ne fosse stato bisogno, le qualità di Ivan Provedel), l’atteggiamento più guardingo della Lazio e la maggior attenzione alla chiusura delle linee di passaggio centrali aiutano i meccanismi difensivi di una linea arretrata che, per i dettami del proprio allenatore, meno si spezza e meglio è.  

Cosa resta da fare? Il prossimo passo per la maturazione della squadra sembrerebbe essere quello di un maggior protagonismo con la palla nell’ultimo terzo di campo, dove la Lazio completa appena il 20% dei passaggi.

Per creare una formazione più fluida e meno diretta nel terzo offensivo, Sarri dovrebbe trovare il modo di alzare la qualità quando in situazione di dover fare la partita.

(dati soccermentSicsOpta)

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