Analisi tattica La mossa tattica

Il conundrum Luis Alberto

‹‹Lui e Milinkovic insieme? È difficile, l’ultima partita insieme ci ha detto di no, ma se la squadra riuscirà a trovare più equilibrio è un’ipotesi che si potrà proporre. Vedendo i dati di Luis Alberto dimostrano che è più adatto a momenti di partita in cui i ritmi sono più bassi››.

Con queste parole riferite all’indirizzo di Luis Alberto nel dopo gara della sfida di Europa League col Marsiglia, Maurizio Sarri riapre il contenzioso con lo spagnolo, il secondo dopo quanto successo nel ritiro estivo.

Stavolta però i motivi del contendere sono di natura tattica e non comportamentale. Contro l’Inter Sarri gli ha preferito Toma Bašić come titolare mentre, nelle quattro precedenti gare di campionato (e nelle due uscite in coppa prima della sfida all’Olympique) lo spagnolo è sempre stato sostituito.

Al di là della questione relativa all’intensità (comunque importante nella filosofia di gioco di Sarri) la problematica relativa all’interpretazione del ruolo di mezzala diventa centrale in questa querelle. Nel 4-3-3 ideale dell’ex tecnico di Napoli e Juventus infatti gli interni di centrocampo devono essere in grado di muovere palla ma anche di guadagnare campo in avanti, alzandosi in tempo e andando ad associarsi con gli altri elementi delle rispettive catene, vale a dire terzini ed ali.

Dal punto di vista tattico il Sarriball è organizzato intorno all’utilizzo di un possesso prolungato che, alla massima velocità, ha il compito di muovere palla per manipolare il sistema difensivo avversario, creando le premesse per l’imbucata.

Nella sua prima versione, il Napoli di Sarri aveva i suoi fulcri palleggiatori in Jorginho e Hamsik (rispettivamente 1° e 2° giocatore della Serie A 17/18 per passaggi completati p90′), con il centrocampista slovacco che spesso si abbassava per aiutare il primo possesso quando gli avversari andavano a prendere l’italo-brasiliano.

Il secondo Napoli vedeva invece Koulibaly, difensore centrale, nelle vesti di secondo regista della squadra. Una situazione che veniva a ricrearsi durante l’anno passato al Chelsea con David Luiz e alla Juve con Bonucci.

Nella Lazio, attualmente mancano sia il play basso tipico del calcio sarriano che un difensore in grado di impostare da dietro con la qualità dei centrali sopra menzionati.

Per quanto concerne il primo aspetto, in Leiva l’attuale tecnico biancoceleste ha un giocatore ‹‹importante per mentalità, esperienza›› ma con caratteristiche diverse dall’elemento tipico che Sarri ha utilizzato in passato in quella posizione e con quelle funzioni. In difesa poi Acerbi non è ancora ai livelli di Koulibaly o Luiz in fase di impostazione.

Così, per agevolare il possesso e la rialita del campo della sua squadra, l’allenatore toscano si affida molto a Reina (19 passaggi chiave finora), Pedro e alle giocate sulle mezzali. Il problema è che queste ultime tendono a voler ricevere palla sui piedi e non nello spazio.

Inoltre Luis Alberto spesso riceve spalle alla porta avversaria o finisce per toccare troppe volte la palla col risultato di perdere tempi di gioco e favorire il posizionamento difensivo avversario.

Nel filmato montato con VideoMatch di Sics vediamo alcune situazioni che vedono Luis Alberto all’opera nel possesso laziale. Lo spagnolo riceve spesso spalle alla porta avversaria o tocca il pallone un numero di volte superiore a quanto richiede la velocità di trasmissione che vorrebbe il suo allenatore.

Con lo spagnolo rimandato, una soluzione potrebbe essere quella di promuovere titolare Cataldi. Più adatto di quanto si pensi ad agire da regista davanti alla difesa (‹‹è un vertice basso adatto alle mie caratteristiche››), il 27enne romano ha le qualità tecniche per svolgere le funzioni di mezzala (sua posizione naturale) nel sistema di Sarri.

In sintesi, la qualità del palleggio e della fase di possesso offerta finora dagli uomini di Sarri non è stata all’altezza delle richieste dell’allenatore, risultando troppo orizzontale e legata a iniziative individuali (in particolare di Felipe Anderson).

Con Luis Alberto in campo i biancocelesti guadagnano in qualità ma non riescono produrre il ritmo necessario per il calcio voluto dal tecnico. A questo si aggiunge il problema della fase di non possesso con el mago molte volte in ritardo nei ripiegamenti difensivi.

Ad oggi lo spagnolo sembra ancora un elemento anarchico nel costrutto che Sarri sta preparando. Nel caso in cui Luis Alberto non riuscisse ad entrare appieno nel modello di gioco laziale bisognerà vedere come si comporterà il tecnico. Se, cioè, adatterà il contesto alle sue caratteristiche o, viceversa, deciderà di tirare dritto per la sua strada, a costo di esautorare il talento di San José del Valle.

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