Analisi tattica Team report

Il primo Verona di Cioffi

Il passaggio di consegne fra Igor Tudor e Gabriele Cioffi è coinciso, per il Verona, con una vera e propria rivoluzione. Dal punto di vista tecnico infatti, il nuovo condottiero gialloblù si è trovato a dover fare i conti con una squadra depauperata del talento messo in mostra la scorsa stagione, a causa delle cessioni dei vari Caprari, Simeone, Barák, Casale…

Per quanto riguarda gli aspetti tattici, il sistema base dei gialloblù dello scorso anno era il 3-4-2-1 mentre il tecnico toscano ha approcciato la nuova stagione col 3-4-1-2 o con il 3-5-2.

L’idea iniziale di Cioffi era quella di non portare più il pressing alto che aveva caratterizzato l’Hellas con Jurić e Tudor, preferendo invece lavorare sulle linee di passaggio nella metà campo offensiva, per tornare poi ad essere aggressivi sull’uomo nella propria.

Questo tipo di approccio non ha pagato. Infatti, sin dall’esordio ufficiale (pesante sconfitta interna 1-4 in coppa Italia contro il Bari) si è vista la difficoltà di una squadra la cui migliore arma offensiva, nelle tre stagioni precedenti, era costituita proprio dalla pressione alta: il Verona ‘croato’ (Jurić e Tudor) attaccava difendendosi in avanti.

L’inizio di campionato non migliorava la situazione, con l’Hellas che veniva pesantemente sconfitto 2-5 in casa dal Napoli all’esordio. In occasione della sfida con i partenopei, Cioffi mette in mostra una squadra fluida difensivamente che, partendo da un 3-5-2 di base, si dispone poi con un 4-4-2 mobile nella propria metà campo, attento all’1c1 ma sempre abbandonando l’idea di un pressing esasperato nell’altra metà campo.

Con una fase difensiva più passiva, il Verona finiva però per agevolare il Napoli, l’undici di Spalletti che riusciva agevolmente a controllare la partita per mezzo del possesso palla (66.1%).

Così, a partire dalla successiva trasferta di Bologna, Cioffi decideva di tornare all’antico, alzando la squadra (baricentro medio di 52.57m) e ripristinando una forte pressione avanzata. La scelta pagava, consentendo ai gialloblù di tornare a casa con un buon punto (1-1).

Difensivamente quindi il Verona è tornato all’antico, come confermano i dati relativi al PPDA (il secondo nella massima serie con 9.38) e alla Build-up Disruption, vale a dire l’indice che quantifica l’efficacia della pressione di una formazione sul possesso avversario. Con un dato di 9.43% l’Hellas è attualmente la prima squadra del torneo. 

Riavviata la fase difensiva, si tratta ora di sistemare quella offensiva. Cioffi ha come detto perso la qualità in attacco a disposizione lo scorso anno. Come sottolineato da Jacopo Azzolini, offensivamente il Verona di Tudor ha rappresentato una evoluzione rispetto a quello di Jurić.

Questo perché, con l’attuale tecnico dell’Olympique Marsiglia in panchina, i veneti erano meno diretti rispetto alla gestione precedente, favorendo invece un gioco di cucitura centrale fra le linee, dove stazionavano Caprari e Barák.

Le capacità associative sul corto dei due trequartisti consentivano al Verona 2021/22 di poter affondare anche centralmente, senza doversi limitare ad utilizzare le corsie esterne per recapitare palloni in area, come avveniva (prevalentemente da sinistra) con Jurić.

In questa stagione invece, ceduti i due no.10, Cioffi ha deciso di puntare su due attaccanti come Henry e Lasagna, per agevolare i quali il mister veronese è partito da un approccio più diretto e per vie esterne rispetto a quello palleggiato in zona di rifinitura proposto dal Verona nella passata stagione.

Non a caso i gialloblu producono più palle laterali ed effettuano meno triangolazioni rispetto ad un anno fa. Da notare poi come la squadra di Cioffi effettui meno passaggi corti a partita (penultima con 274, mentre lo scorso anno viaggiava ad una media di 362) e più passaggi lunghi (63 contro 59).

Il confronto fra l’Hellas dello scorso torneo e quella di questa inizio di 2022/23 con la funzione Radar di Sics DataAccess

In questo senso, la partita contro la Fiorentina (e specialmente la prima frazione di gioco) è stata altamente esplicativa. I veronesi infatti hanno approcciato l’incontro del Franchi in modo iper-verticale, favorendo un gioco diretto che ha trasformato i primi quarantacinque minuti in una sorta di incontro di ping-pong, con le due squadre in campo intente a verticalizzare immediatamente una volta entrate in possesso della palla. Il computo finale dei passaggi lunghi di entrambe le squadre (78 per la Fiorentina, 73 per il Verona) dà perfettamente la dimensione del gioco espresso.

Giocate dirette del Verona contro la Fiorentina nel montaggio Presenter di Sics.

Ad oggi il Verona è squadra che crea ancora poco, legata ad un gioco offensivo estremamente diretto, come testimoniato dal dato relativo al tempo medio per sequenza d’attacco (5.92sec., ultima in serie A) e a quello del numero dei passaggi per azione (ancora ultimo con 2.25).

Della necessità di migliorare la manovra offensiva, ricorrendo ad un gioco più palleggiato, aveva parlato lo stesso allenatore dei veneti alla vigilia della trasferta di Firenze.

L’arrivo di Ajdin Hrustic e Simone Verdi potrebbe allora aiutare Cioffi ad applicare un altro approccio, riportando la zona di rifinitura centrale ad una importanza simile a quella che aveva l’anno passato per il gioco gialloblù.

In realtà, un tentativo di essere meno monodimensionale l’allenatore del Verona lo ha già fatto, spostando Darko Lazović in posizione di trequartista alle spalle degli attaccanti. Partendo da questa zona, il serbo aveva comunque facoltà di defilarsi a sinistra (la sua comfort zone) per andare a creare superiorità numerica sulle fasce.

Due passaggi chiave da trequartista di  Lazović nel video montato con VideoMatch di Sics.

Con Hrustic e Verde in rosa, Cioffi potrà ora riportare Lazović ad agire da quinto, provando a ricreare quelle connessioni fra zona di rifinitura centrale e sinistra che avevano fruttato buoni risultati negli anni passati.

(dati soccermentSics, Opta)

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