Al di là della partita Analisi tattica La giocata

“I overthink, therefore I am”

La sfida fra Manchester City e Liverpool, scontro diretto fra le due candidate alla vittoria nella Premier, si propone per essere una delle migliori partite della stagione 2021/22.

Kevin De Bruyne e Gabriel Jesus da una parte, Diogo Jota e Sadio Mané dall’altra, hanno con i loro gol, deciso il risultato finale all’Etihad Stadium al termine di una gara che il tecnico dei Reds, Jürgen Klopp, ha giustamente paragonato ad un incontro di pugilato fra pesi massimi, con entrambi i contendenti pronti a colpire sulla guardia abbassata dell’altro.

Dal punto di vista tattico Pep Guardiola ha allineato un 4-2-1-3 di partenza come modulo base, con Bernardo Silva appaiato centralmente a Rodri, De Bruyne trequartista dietro Sterling e Jesus e Phil Foden esterni. Come sempre, queste erano soltanto le posizioni di partenza del classico tourbillon delle squadre dell’allenatore catalano.

Come spiegato dallo stesso Guardiola nel post-gara, con il Liverpool che in non possesso tendeva a difendere i corridoi centrali del campo tramite l’esagono difensivo formato dai tre attaccanti e dai tre centrocampisti, il City ha cercato di passare per vie esterne.

In questo senso non si sono visti molto i falsi terzini, abituali del modello di gioco dello spagnolo, quanto invece dei terzini tradizionali, che andavano ad occupare l’ampiezza in profondità nelle zone laterali del campo per aggirare il blocco difensivo dei Reds.

Guardiola ha quindi nuovamente mutato il posizionamento base dei suoi calciatori nel campo, preoccupandosi che andassero ad occupare determinate zone in funzione dei compiti loro assegnati sulla base del modello difensivo presentato dai rivali di turno.

Con questa strategia dei citizens e con Trent Alexander-Arnold (soprattutto) e Andrew Robertson che sono le armi in più della fase offensiva del Liverpool, la sfida di questi ultimi contro Cancelo e Kyle Walker finiva per avere un peso determinante sull’esito del match.

Per servire i propri terzini e per andare oltre la prima pressione avversaria, Pep ordinava ai suoi di attaccare in pochi passaggi se non in modo diretto lo spazio alle spalle della linea arretrata del Liverpool.

Nel filmato montato con il software VideoMatch di Sics vediamo una fase di attacco del City, con Silva fra i due centrali; i terzini alti; la manovra ai fianchi del Liverpool; l’attacco alla profondità.

Una pressione in realtà piuttosto contenuta da parte di un Liverpool che, alla fine, ha registrato un indice PPDA di 18.9. Dato che va letto anche alla luce degli attacchi immediati alla profondità del City.

Attacchi che la compagine di Klopp ha patito anche in virtù di una non efficace copertura della palla, come ammesso dallo stesso tecnico tedesco.

A riprova dell’atteggiamento del City basti citare un dato, quello relativo ai passaggi lunghi effettuati dalla squadra di Guardiola: ben 67, dei quali 45 (67%) riusciti. Questo approccio spiega anche la scelta iniziale di Guardiola di partire con Sterling e Gabriel Jesus, panchinando un portatore di palla come Jack Grealish.

Per rimarcare ulteriormente l’adattabilità di posizionamento e piano gara alle caratteristiche del Liverpool, c’è da sottolineare come la fase di costruzione del City sia stata affidata principalmente a Stones e Laporte (i due difensori centrali), ai quali in zone basse di campo (prima costruzione o primo possesso) veniva in soccorso Ederson mentre, all’altezza della mediana, erano Rodri e Bernardo Silva a fungere da collegamento associativo fra difensori assiali e resto della squadra.

Proprio l’utilizzo di Silva come costruttore ha portato dei benefici al palleggio dei padroni di casa, col portoghese che svolgeva bene i suoi compiti andando anche a ripulire (e difendere) il possesso degli uomini di Guardiola.

Key pass di Silva nel modello whoscored.com.

In fase di non possesso i citizens venivano a disporsi con un 4-4-2 che prevedeva l’allineamento di De Bruyne a Sterling sulla prima linea difensiva. Anche la pressione della squadra di casa non è stata eccessiva (11.3 il PPDA) con Guardiola che si è preoccupato più di chiudere le linee di passaggio e di non lasciare scoperta la profondità alle spalle di Laporte e Stones che di andare al recupero palla.

Un piano non sempre ben eseguito dato che entrambi i gol del Liverpool sono venuti da lanci lunghi che hanno finito per prendere alle spalle la retroguardia del Manchester.

Il City quindi, nonostante una percentuale di possesso che è risultata essere la più bassa per una partita casalinga di Premier League in questa stagione (58%), ha cercato di controllare la partita e dettare il contesto tattico attraverso un misto di mantenimento e veloce movimento in profondità del pallone.

A fine gara entrambi gli allenatori sono parsi soddisfatti per la prestazione delle rispettive squadre e, forse, per lo scampato pericolo. Il pareggio infatti lascia tutto aperto, con sètte giornate ancora da giocare ed una distanza in classifica di un punto.

La differenza fra il risultato finale ed una probabile vittoria del City sta probabilmente nei due errori di Sterling e Mahrez in fase di conclusione. Tuttavia, Guardiola può essere soddisfatto di una gara controllata per quanto possibile contro un avversario di questo livello e al quale sono state concesse appena sei conclusioni.

Da parte sua Klopp torna a casa con un punto conquistato su un campo difficile e contro una squadra che, contando anche la rete subita da Sadio Mane, ha concesso appena 20 gol in 31 partite.

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