Al di là della partita Analisi tattica Match report

Folle Inter, solita viola…

Le sfide fra Fiorentina e Inter sono spesso state pirotecniche e foriere di discussioni in merito all’arbitraggio (come non ricordare ad esempio la partita di San Siro del 21 settembre del 1997, col fallo di Taribo West su Andrej Kanchelskis?). Quella di sabato non ha fatto eccezione.

Le due squadre arrivavano alla partita del Franchi reduci da momenti diversi. Da una parte infatti c’era l’Inter, reduce dall’impresa del Nou Camp contro il Barcellona, partita dalla quale la compagine nerazzurra è uscita riacquisendo alcune di quelle certezze che erano state dissipate nel corso di un settembre nero, sia in termini di prestazioni che di risultati.

Dall’altro lato la Fiorentina si presentava a questo incontro in una situazione di classifica diversa dalle aspettative della piazza, in difficoltà soprattutto a livello offensivo, con i viola ormeggiati su un 4-3-3 diventato abbastanza leggibile dagli avversari e incapace di divincolarsi dal produrre prestazioni poco convincenti a livello proprio di produttività in attacco o, nei casi in cui questo avveniva, dal trasformare in rete le occasioni.

Dal punto di vista dell’undici inziale, Italiano propone Dodô a destra di una difesa completata da Milenković, Quarta e Biraghi, inserendo Duncan come interno sinistro di centrocampo e rilanciando Cabral da titolare in avanti, affiancato da González e dal redivivo Kouamé, una delle poche note liete in questa stagione.

Da parte sua Inzaghi sceglie l’attacco leggero con Correa e Lautaro, lasciando fuori Džeko (Lukaku è ancora ai box) e pensando presumibilmente ad una partita di contenimento.

E, in effetti, la sfida si dipana fin dai primi minuti percorrendo i binari previsti, con la viola a fare la partita (58% il possesso) ed una Inter a giocare di rimessa. In questo senso, sia quella uscita trionfalmente dalla trasferta di Barcellona sia quella vista al Franchi sono due versioni vicine al gioco espresso dalla Lazio di Simone Inzaghi più che una evoluzione di quel calcio fluido che il tecnico meneghino aveva ereditato (ampliandolo) da Antonio Conte appena sbarcato a Milano.

L’Inter delle ultime uscite è quindi compagine inzaghiana, attenta a difendere lo spazio e pronta a risalire il campo in contropiede tanto con soluzioni palleggiate che tramite azioni dirette e verticali.

Il piano gara nerazzurro nella serata di Firenze è quindi semplice: contrastare il possesso viola, rubare palla e ripartire. I primi due gol della serata, che portano il punteggio sullo 0-2, sono fotocopie fra loro ed esemplificano la riuscita della strategia ospite.

Nella prima circostanza Lautaro si traveste da no.10 andando a cucire il gioco con una perfetta rifinitura per Barella su palla riconquistata ostruendo la costruzione gigliata mentre, in occasione della seconda rete, è lo stesso Toro a capitalizzare una riconquista andando a battere Terracciano.

L’azione della Fiorentina dalla quale nasce il gol del raddoppio interista. Da notare la posizione di Dodô nel mezzo spazio destro. Proprio da un contrasto sul brasiliano nascerà la ripartenza vincente di Lautaro.

A questo punto, in svantaggio in casa di due reti, la Fiorentina di Italiano si zemanizza ulteriormente. I padroni di casa alzano ulteriormente il proprio baricentro, sia in possesso (56.58m) sia con palla all’Inter (50.77m), andando a prendere i nerazzurri molto in alto, con le tipiche scalate in avanti a uomo che caratterizzano la fase di non possesso del tecnico gigliato.

Di conseguenza, la Fiorentina lascia cinquanta metri di campo da difendere alle proprie spalle a Quarta e Milenković che si trasformano (per l’ennesima volta sotto questa gestione tecnica) in una versione 2.0 di Padalino e Matrecano dei tempi di Foggia.

Nello screenshot prodotto con VideoMatch di Sics osserviamo un contropiede dell’Inter, con Džeko che lancia Barella nello spazio alle spalle di una rotta e altissima linea difensiva viola.

Per uscire dalla forte pressione della Fiorentina, la squadra di Inzaghi faceva ancora appoggio sulle qualità nel gioco con i piedi di Onana e sulle capacità di resistere alla pressione avversaria in uno contro uno dei vari Lautaro, Mkhitaryan e Çalhanoğlu, col calciatore turco sempre più a suo agio nelle vesti di vice Brozović davanti alla difesa.

L’uscita dal campo di González dopo pochi minuti (sostituito da Ikoné) aggravava ulteriormente le cose per la Viola, privandola nuovamente del suo elemento sulla carta maggiormente in grado di aiutare una fase di finalizzazione i cui problemi sono affiorati già nella seconda metà dello scorso campionato, quando cioè è venuta meno la copertura che a queste difficoltà garantiva Vlahović.

L’Inter controlla e detta il contesto attraverso il dominio dello spazio mentre la Fiorentina si rifugia nel suo abituale crossing game (16) per cercare di riaprire la contesa. Su una di queste palle laterali Dimarco travolge Bonaventura procurando il rigore che Cabral trasforma.

La ripresa comincia con i fiorentini alla ricerca di un pareggio ora a portata. Comincia la girandola dei cambi. Il primo a muovere le sue pedine è Italiano che inserisce Jović per Duncan, mutando il proprio immutabile 4-3-3 in un 4-2-3-1 col serbo a ridosso di Cabral.

Se possibile, la Fiorentina diventa ancora più offensiva e aggressiva, raggiungendo il pari grazie ad un gol di Ikoné, una rarità per il francese da queste parti.

La risposta di Inzaghi è però convincente. Il tecnico ospite manda in campo Džeko ed il bosniaco è subito impattante, consentendo alla sua squadra di poter allungare gli avversari e di attaccarli oltre l’ultima linea difensiva. È però ancora Lautaro a spostare l’inerzia dell’incontro verso l’Inter, procurandosi e trasformando il rigore del 2-3.

A questo punto, di nuovo in vantaggio, Inzaghi aumenta l’aspetto conservativo della squadra, togliendo il migliore in campo (Lautaro) per mandare in campo Bellanova. In pratica, lo stesso cambio di Barcellona (lì fu Bellanova per Džeko) con il medesimo obiettivo, vale a dire quello di controllare la partita e difendere il vantaggio.

Purtroppo per Inzaghi la scelta non paga, con la Fiorentina che trova il gol del 3-3 con Jovic. Sembra finita, ma l’Inter ha la forza di orchestrare un’ultima azione offensiva. Su questa, la palla giunge in area viola dove Venuti pasticcia facendo carambolare la palla su Mkhitaryan, che segna il gol de definitivo 3-4 per i nerazzurri.

La squadra di Inzaghi è stata brava a capitalizzare gli errori degli avversari, ma anche ad attaccare la profondità quando riusciva ad eludere l’aggressività della viola. Le reti segnate confermano la capacità della compagine nerazzurra nel ribaltare l’azione a palla riconquistata, producendo buone transizioni.

Resta però la questione dell’eccesso dipassività difensiva. Come la sua Lazio infatti, questa Inter di Inzaghi sembra accontentarsi di occupare lo spazio, aspettando per poi lavorare sugli errori avversari. Una passività che ha già creato qualche problema in questo inizio di stagione e sulla quale l’allenatore dovrà lavorare.

Per quanto riguarda invece la Fiorentina, la squadra di Italiano continua a palesare diversi problemi. La linea alta alla Zeman permette alla squadra di difendere molto in alto, anche se a volte espone al contropiede avversario. Insomma, come ogni atteggiamento tattico, da una parte toglie, dall’altra dà.

Le maggiori difficoltà sono invece in avanti, con l’undici viola che continua come detto ad avere difficoltà in fase di rifinitura e, di conseguenza, di finalizzazione. Contro l’Inter, nel primo tempo i gigliati hanno prodotto soltanto un tiro nello specchio della porta di Onana.

L’Indice di Pericolosità Offensiva di Sics relativo all’anticipo del Franchi.

Se a questo aggiungiamo il livello non eccezionale della panchina, capiamo come mai le ambizioni inziali della piazza debbano essere messe da parte, almeno in questo momento del campionato.

(dati soccermentSics)

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