Editoriale

Le domande agli allenatori

Qualche mese fa, su queste stesse pagine, ci eravamo già occupati della possibilità di assistere a più pacati e tecnici confronti fra stampa e allenatori. Molto spesso infatti la mancanza pressoché totale di contenuti di campo nelle interviste pre e post-gara è da addebitare sì alla mancanza di domande di tal genere da parte dei cronisti, ma anche dalle risposte a volte evasive degli stessi allenatori.

Troppe volte le prime domande che vengono fatte sono essenzialmente rivolte alla ricerca di polemiche sulle decisioni arbitrali o su comportamenti di questo o quel giocatore al momento della sostituzione invece che su argomenti maggiormente inerenti il rettangolo di gioco.

Ancora oggi, nonostante tutte le trasmissioni tv si siano dotate di pletore di ex giocatori come commentatori, nella convinzione che questi ne sappiano di più (?) e possano quindi veicolare maggiore conoscenza al pubblico, questo tipo di approccio che esula da questioni tecniche resta prevalente.

Tuttavia, qualche cambiamento comincia a notarsi. Ad essere protagonisti di questa (ancora parziale) inversione di tendenza sono Luca Gotti e Massimiliano Alvini, con l’ausilio della stampa veronese e cremonese.

L’arrivo di Gabriele Cioffi al posto di Igor Tudor ha cambiato l’assetto tattico di partenza del Verona. Il sistema base dei gialloblù era infatti il 3-4-2-1 mentre ora la compagine veneta si schiera prevalentemente col 3-4-1-2 o col 3-5-2. Di tutto questo il tecnico veronese non ha esitato a parlare ai media locali.

Rispetto al suo predecessore, Cioffi ha trovato una rosa via via privata dei suoi elementi migliori, con le cessioni dei vari Casale, Barák, Cancellieri, Simeone e Caprari. Di conseguenza, l’idea inziale di riproporre il modulo utilizzato con successo dall’attuale tecnico del Marsiglia è stata accantonata.

Allo stesso modo è stata messa da parte l’idea di modello di gioco che l’allenatore toscano aveva in mente e che originariamente prevedeva una squadra che non portasse più quel pressing alto che l’aveva caratterizzata con Jurić prima e Tudor poi, favorendo invece una lettura delle traiettorie di passaggio nell’altra metà campo per passare poi ad una fase di aggressività uomo contro uomo nella propria.

Dopo un inizio di stagione stentato, con un punto in tre partite (più un clamoroso rovescio interno contro il Bari in coppa Italia), il 47enne fiorentino ha deciso di fare parziale marcia indietro.

Venendo infatti incontro alle caratteristiche di un gruppo a disposizione che, pur nei molti cambiamenti di rosa, ha mantenuto l’aggressività nel difendere come prima arma offensiva, Cioffi è infatti sceso a compromessi con la sua idea originale di calcio, ripristinando una prima linea di pressione alta.

Non a caso, dopo 6 giornate il Verona ha il secondo indice PPDA della massima serie (9.46) e il primo dato in termini di Build-up Disruption (+7.47%). La squadra ha confermato anche il suo attaccare diretto (field tilt di 46.48%), ma ha sostituito il cross (21 di media a partita) al fraseggio in zone centrali come erma di rifinitura, per venire incontro alle caratteristiche di due attaccanti come Lasagna e Henry.

Tutti questi cambiamenti sono stati fatti rispondendo a domande in merito da parte della stampa veronese. Cioffi ha cioè parlato di calcio ogniqualvolta gli è stato chiesto di dar conto di scelte o modifiche tattiche.

L’altro allenatore che non esita ad entrare nel merito delle sue scelte è, come detto, Alvini. Sollecitato più volte a spiegare il perché di alcuni accorgimenti, il tecnico di Fucecchio non si è nemmeno lui tirato indietro, andando in profondità nell’illustrare la sua visione di calcio.

Nell’ultima sfida di campionato contro l’Atalanta, Alvini ha leggermente modificato l’impostazione dei grigiorosso, sia in fase offensiva che in quella difensiva. Per quanto riguarda il possesso, la sua squadra ha spesso costruito a quattro, col portiere che lavorava con due centrali mentre il terzo, Chiriches, si alzava con funzioni da play.

La posizione avanzata di Chiriches fissa il trequarti bergamasco, costringendo la formazione di Gasperini a scegliere se seguire il centrale della Cremonese (aprendo linee di passaggio per i quinti) o alzarsi su centrali e portiere grigiorossi, liberando Chiriches e spazio da attaccare oltre la prima pressione atalantina.

Il perché lo ha appunto spiegato il tecnico nella conferenza del dopo gara, la stessa nella quale ha parlato della volontà di non andare a prendere forte i bergamaschi (come invece usuale fare dalla Cremonese), abbassando la prima linea di pressione.

Parlare di campo con la stampa non una novità per Alvini, come si può vedere già impegnato a tratteggiare le caratteristiche del suo calcio quando ancora allenava in Serie C.

Questi due esempi indicano come, quando si incontrano allenatori disponibili al dialogo e cronisti interessati agli aspetti di campo, possano nascere dei connubi che, oltre ad elevare il livello di momenti troppo spesso standardizzati (come sono le numerose conferenze alle quali sono sottoposti i tecnici) permettano di veicolare contenuti più approfonditi per quella fetta di pubblico interessata.

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