Analisi tattica La mossa tattica

Costruire sì, ma come?

La costruzione dal basso è diventata fase imprescindibile del primo possesso di molte squadre. Questo tipo di manovra, volto a settare la fase offensiva di chi la applica, dovrebbe anche consentire alla compagine in attacco di garantirsi una migliore (e più ordinata) risalita del campo.

La costruzione da dietro avviene usualmente sfruttando le corsie esterne del campo. Solitamente infatti si tende a privilegiare una costruzione che, fin dal movimento della palla da parte del portiere o di un difensore centrale, muova palla verso il terzino.

Una impostazione del genere è ad esempio quella che ha utilizzato il Lecce di Baroni in questa stagione, che ha visto la compagine salentina imporsi nel torneo cadetto e centrare la promozione nella massima serie dopo due anni di assenza.

Secondo Zdeněk Zeman, muovere palla in fascia laterale in questa fase ha il vantaggio che, in caso di perdita del possesso, questa avvenga in una situazione di maggior sicurezza per la squadra che deve subire la transizione.

Muovere palla lateralmente garantisce quindi un grado maggiore di sicurezza, anche in considerazione del fatto che una perdita in queste zone dovrebbe (sulla carta) essere più facilmente difendibile.

In caso di pressione avversaria, rimane la soluzione della palla lunga verso i riferimenti più avanzati.

Alcune compagini hanno presentato una filosofia di risalita dal basso che coinvolge anche il mezzo spazio adiacente. È il caso dell’Anderlecht di Vincent Kompany. Nella stagione appena conclusa, infatti, il nuovo tecnico del Burnley faceva iniziare dal basso la propria squadra alternando una costruzione a tre (tramite l’inserimento di un centrocampista nella linea dei centrali difensivi) ad una a quattro che sfruttava il quadrilatero composto da difensore centrale, terzino, interno di centrocampo ed esterno alto.

Una impostazione diversa è quella invece proposta da Roberto De Zerbi. Durante la sua esperienza alla guida del Sassuolo prima e dello Shakhtar Donetsk poi, il tecnico bresciano ha infatti privilegiato un tipo di costruzione che tendesse a dare alle proprie squadre il controllo dei corridoi mediani del campo, quello centrale e i mezzi spazi.

Nelle prime fasi di uscita palla le compagini di De Zerbi mostrano spesso una conformazione 4-2 (o 2-4 secondo come la si voglia leggere) che poi velocemente può andare ad assumere i connotati di una 2-3 più avanti.

L’idea alla base è quella di mantenere il pallone nei corridoi centrali del campo per assicurare alla sua squadra il controllo di questo settore.

Gli avversari cercano di rispondere a questo tentativo di occupazione dei corridoi di mezzo attraverso la costruzione di un blocco medio o basso che dà priorità alla difesa delle linee di passaggio nelle medesime porzioni di campo.

Un dispositivo difensivo del genere lascia più libertà nelle zone laterali. Spesso questa libertà è parte di un pressing trigger vuole proprio invitare la squadra in possesso a muovere palla in fascia per agevolare (contando anche sull’aiuto della linea laterale) la riconquista.

Tuttavia, in queste costruzioni l’idea di spostare il possesso nelle zone esterne non è funzionale ad una progressione della palla lungo fascia quanto invece ad allargare le maglie difensive rivali per consentire alla squadra in possesso di poter poi imbucare palla nel corridoio centrale o nei mezzi spazi, zone dalle quali può arrivare un pericolo maggiore per l’undici che difende.

Israele U19 muove palla contro l’Inghilterra nel montaggio VideoMatch di Sics. Il posizionamento del terzino induce un giocatore inglese ad allargarsi, aprendo una linea di passaggio centrale. 

L’occupazione del centro del campo consente inoltre alla squadra in attacco di essere pronta per una eventuale transizione difensiva.

A tal proposito, anche in questo senso può tornare utile il tenere l’esterno opposto ad una ampiezza ‘minima’, vale a dire collocare il giocatore facente funzioni di laterale non nel canale esterno opposto ma nel mezzo spazio adiacente.

Questa ‘ampiezza minima’ non consente solo di avere un accesso più facile al lato debole tramite una maggior connessione dell’estremo sul lato più lontano dalla palla col resto della squadra ma anche di non perderlo e di poterlo così utilizzare attivamente proprio nella transizione negativa.

Sui vantaggi offensivi e difensivi di un controllo delle zone centrali del campo si rimanda all’intervista di Ralf Rangnick e Julen Nagelsmann a Dazn qui sotto.

Anche dietro la costruzione 4-2 (o 2-4) di cui parlavamo prima ci può essere la volontà di dominare i corridoi centrali. I terzini possono collocarsi più larghi oppure sempre nei rispettivi mezzi spazi. Rispetto ad una costruzione 2-3 (o anche una 3-2) questo approccio vuole allargare ulteriormente la compagine difendente, obbligandola a coprire più metri di campo in larghezza ma sempre tenendo i terzini di costruzione connessi al resto della squadra per facilitare la circolazione della palla.

La connessione con i mezzi spazi nel possesso del Sassuolo di De Zerbi nella elaborazione VideoMatch di Sics

Aggredire uno dei terzini in possesso rischia per la squadra avversaria di aprire linee di passaggio centrali, cioè proprio la zona che la squadra in possesso vuole controllare. Gli esterni bassi in una 2-4 quindi finiscono per poter consentire a chi attacca di creare spazi verticali alle spalle della prima pressione rivale.

Come si vede duqneu il fine della costruzione è sempre quello di guadagnare campo in avanti. A seconda delle caratteristiche dei giocatori e delle idee del tecnico questa costruzione può essere orientata più esternamente o più centralmente.

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