Analisi tattica Nouvelle vague

La sfida di Kompany

Essere stati dei giocatori professionisti, si sa (o si dovrebbe sapere) non significa automaticamente diventare dei buoni tecnici. Giocare ed allenare sono due attività diverse, a maggior ragione in un mondo calcistico che, come la società, cambia ogni anno alla velocità della luce.

In questo senso, staremo a vedere cosa produrrà l’ingaggio di Vincent Kompany da parte del Burnley. Appena retrocessi dalla Premier, i clarets si sono affidati all’ex difensore del Manchester Ciy, reduce da una non esaltante avventura alla guida dell’Anderlecht.

Tornato al suo vecchio club da allenatore, l’ex nazionale belga infatti non è riuscito a portare i biancomalva ai livelli auspicati dalla dirigenza al momento del suo ingaggio. Così le strade fra il club di Bruxelles e Kompany si sono separate e questo ha permesso al Burnley di ingaggiare il 36enne ex difensore.

Rispetto al Belgio, la sfida che lo attende al Turf Moor è paradossalmente più difficile. Con l’Anderlecht infatti Kompany giocava in casa, avendo alle spalle un passato da giocatore nel club ed era stato messo alla guida di un progetto di ricostruzione che richiedeva del tempo. Col Burnley le cose sono diverse. In Inghilterra si tratta infatti di dover riportare i clarets in Premier, cioè di vincere subito. Non sarà facile, in campionato agguerrito come il Championship.

Kompany avrà inoltre a disposizione un budget superiore rispetto a quello avuto a Bruxelles e, insieme con il board del club, dovrà dimostrare di saperlo utilizzare. Anche perché la squadra perderà elementi preziosi come i vari Ben Mee, James Tarkowski e Aaron Lennon, che andranno sostituiti. Anche Nick Pope e Maxwel Cornet potrebbero partire.

A queste difficoltà vanno aggiunte quelle relative al tipo di calcio da proporre. Kompany nasce come allenatore proattivo, anche se il suo Anderlecht non sempre è stato in grado di seguire questa linea. Se l’idea dovesse rimanere la medesima, per il Burnley si tratterà di cambiare la proposta di gioco, passando da un gioco diretto (fra le prime squadre della Premier per palle lunghe giocate) ad uno più controllato e basato sul possesso palla (l’Anderlecht ha chiuso con il 56%).

Nella sua seconda e ultima stagione al Lotto Park, Kompany ha insistito su un 4-4-2 come sistema base ma in una versione estremamente fluida in possesso (dove diventava spesso un 4-2-2-2).

Il posizionamento medio dei giocatori dell’Anderlecht nella sfida contro il Club Bruges.

Dal punto di vista offensivo la squadra belga poteva iniziare la fase costruttiva sia a 4 che a 3 con quest’ultima soluzione che vedeva chiamato spesso in causa Josh Cullen. Il 26enne centrocampista irlandese poteva abbassarsi sulla linea dei difensori agendo sia centralmente che ai lati di uno dei due centrali.

Nel video montato con VideoMatch di Sics osserviamo la fase offensiva dell’Anderlecht di Kompany. Nella prima clip vediamo come Cullen vada ad occupare due diverse posizioni (fra i centrali ed al lato di uno di questi) all’interno della stessa azione offensiva. Negli altri due contributi una costruzione diversa. In tutto il video si notano le costanti descritte nell’articolo.

Che la costruzione fosse in un modo o nell’altro quello che restava come elemento preponderante era l’utilizzo dei laterali bassi che andavano ad alzarsi per guadagnare posizioni di ampiezza in zone più alte di campo (a volte anche in modo asimmetrico) mentre gli esterni alti si accentravano per agire nei mezzi spazi.

Ai due attaccanti centrali (una variabile rispetto al suo mentore Guardiola) veniva invece chiesto di giocare sull’ultima linea, pronti ad attaccare la profondità.

Questi erano i pattern più comuni dell’Anderlecht di Kompany, anche se non mancavano delle varianti (come ad esempio l’utilizzo di un terzino come terzo centrale).

Il movimento era costante fra gli invasori al fine di disorganizzare il sistema difensivo avversario. In fase difensiva la squadra tendeva a difendere con un blocco compatto, provando a mantenere una linea arretrata alta.

Con questi principi di gioco Kompany ha costruito una squadra che, nelle 34 partite della regular season, ha segnato 72 reti (una in meno dell’Union Saint-Gilloise) subendone 36 (terza miglior difesa).

Da parte sua invece, sotto Sam Dyche (esonerato sul finire della stagione appena trascorsa) il Burnley giocava un 4-4-2 più classico con una coppia di attaccanti centrali supportata da due ali di qualità ma con un gioco, come detto, molto più diretto e verticale. La squadra comunque faticava a produrre occasioni da gol (1.05 xG a partita con Dyche).

Sarà quindi essenziale individuare i profili adatti per il modello che Kompany avrà in mente di utilizzare in Inghilterra. Tutto questo tenendo anche conto del debito che il club deve ripianare.

Tornando al campo, fondamentale potrebbe rivelarsi l’apporto che lo staff tecnico potrà dare al nuovo allenatore. Ancora non si conoscono i nomi di coloro che affiancheranno Kompany in Inghilterra, anche se sulla stampa britannica sono circolati quelli di Willem Weijs, Floribert Ngalula e Jelle Ten Rouwelaar, assistenti del belga all’Anderlecht. C’è un’alta probabilità che dello staff faccia parte anche Craig Bellamy (già con Kompany all’Anderlecht) e questo potrebbe facilitare il processo di adattamento del belga al calcio inglese.

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