Analisi tattica

Cosa ci ha detto il campionato belga

Uno dei campionati (colpevolmente) più sottovalutati d’Europa, la Jupiter Pro League (la serie A belga) ha in realtà sfornato recentemente dei buonissimi giocatori, alcuni dei quali hanno saputo imporsi anche alle nostre latitudini (Kalidou Koulibaly, Alexis Saelemaekers, Timothy Castagne, Omar Colley…).

Giova ricordare che il campionato belga ha negli ultimi anni ha prodotto anche tecnici validi. Un nome come Blessin lo conosciamo per il tentativo disperato di salvare il Genoa. Altri come Ricardo Sá Pinto o Fred Rutten (per citarne un paio che hanno allenato lì) sono forse meno conosciuti.

Anche quest’anno il torneo in questione ha proposto qualcosa di interessante, sia a livello di calciatori che di allenatori.

In un torneo deciso su filo di lana con la vittoria del Club Bruges sulla Royale Union Saint-Gilloise, non possiamo non partire da queste due squadre per un riepilogo del meglio di quanto offerto dalla stagione 2021/22.

Partiamo dai campioni. Alla guida del Club Brugge a partire da gennaio (in sostituzione di Philippe Clement, partito per guidare il Monaco) Alfred Schreuder ha confermato di essere uno dei tecnici più preparati del continente. Ex vice di Julian Nagelsmann e Erik ten Hag, il 50enne nativo di Barneveld si è subito calato nella parte, riuscendo appunto a guidare i Blauw-Zwart al titolo. Non a caso, al termine del campionato il tecnico olandese è stato ingaggiato dall’Ajax per sostituire proprio ten Hag.

Dal punto di vista tattico Schreuder ha utilizzato sia la difesa a quattro che quella a tre, ponendo enfasi su un’azione veloce che, partendo da una costruzione dal basso, cercasse di mantenere sempre alto il ritmo di gioco in entrambe le fasi. All’interno di questa proposta proattiva, il tecnico del Bruges ha cercato di proporre una fase di possesso che mantenesse superiorità numerica soprattutto nella zona centrale del campo con l’obiettivo di dettare il contesto tramite il controllo del pallone (field tilt di 58.53).

In questo contesto, un ruolo da prim’attore lo ha certamente svolto Charles De Ketelaere. Tuttocampista o chance creator, il talento belga si è dimostrato in grado di agire tanto da in zona di rifinitura quanto da riferimento più avanzato.

L’altro elemento cardine della fase offensiva della squadra di Schreuder è stato Noa Lang. Il 22enne one to one explorer olandese, in grado di giocare in rifinitura sia esternamente che nel mezzo, ha registrato ben 12 assist (oltre a 7 marcature personali). L’ex prodotto del settore giovanile dell’Ajax è capace, palla al piede, di attrarre su di sé i difensori in modo da disordinare il sistema difensivo avversario ma anche di attaccare l’ultima linea. Non a caso può essere ulteriormente impiegato come riferimento più avanzato.

Dal punto di vista difensivo il Club Bruges si è contraddistinto per l’intenso gegenpressing e, in generale, come detto, per una fase di non possesso proattiva, come indicato dal dato della Build-up Disruption (3.74%) il quinto del torneo (al primo posto il 10.64 dei cugini del Cercle Bruges).

La perdita in volata del titolo non può comunque nascondere il grande lavoro fatto da Felice Mazzú con l’Union Saint-Gilloise. Reduce dalla non felice esperienza col Genk (esonerato dopo 20 partite nel 2019) il tecnico di origine italiane ha dimostrato il suo valore nel club di Bruxelles prima portandolo nella massima divisione per la prima volta dal 1972/73 e, successivamente, guidandolo ad un passo dal trionfo.

Guidando una squadra che è riuscita a salire nell’élite del calcio belga molto velocemente, grazie ad un approccio guidato dall’utilizzo dei big data, Mazzú ha costruito una squadra più reattiva rispetto ai rivali stagionali del Bruges, come evidenziato dai dati della BDP (0.55%) e del field tilt (50.61).

Attaccando soprattutto attraverso le corsie laterali (la chiave della fase offensiva del 3-5-2 di Mazzú) l’Union è riuscita ad azionare spesso in contropiede la coppia di attaccanti composta dal belga Dante Vanzeir (14 gol e 10 assist) e dal tedesco Deniz Undav (26 reti e 14 assist).

L’ottimo lavoro del tecnico non è passato inosservato, dato che la prossima stagione è stato chiamato a guidare l’Anderlecht.

Vedremo come il suo calcio di transizioni si adatterà in una squadra che probabilmente sarà invece spesso chiamata a dover dettare il contesto con un gioco proattivo.

Fra gli altri tecnici che si sono segnalati, oltre al danese Brian Priske dell’Anversa (trovate l’intervista qui) c’è Edward Still dello Charleroi, secondo dietro Mazzú nella graduatoria finale per l’assegnazione del titolo di allenatore dell’anno. Arrivato giovanissimo sulla panchina della squadra della provincia dell’Hainaut, il 31enne tecnico belga (ex match analyst e vice di Ivan Leko) appartiene a quella nuova generazione di allenatori che in Europa si stanno facendo largo pur senza essere stati precedentemente dei calciatori professionisti.

Date le premesse, Still nell’assumere l’incarico allo Charleroi ha dovuto precisare di essere ‹‹un allenatore di calcio, non uno statistico o un geek›› aggiungendo che le capacità nell’analisi video e nell’utilizzo dei dati sono dei mezzi a disposizione del tecnico.

In un calcio verticale come quello belga, Still ha introdotto alcuni concetti tipici del gioco di posizione, come ad esempio il sovraccarico della zona palla in fase offensiva.

Nella clip montata con VideoMatch di Sics un breve esempio della fase difensiva dello Charleroi.

Alla fine les Zèbres hanno raggiunto una buona posizione di classifica, finendo sesta nella stagione regolare. Dopo il complicato sistema di playoff non è arrivata la qualificazione europea ma questo non cancella quanto di buono fatto. Certo, resta il rammarico di come sarebbe potuta andare la stagione se in inverno non fosse stato venduto l’attaccante Shamar Nicholson allo Spartak Mosca (13 gol realizzati alla sosta).

In un campionato dove alcune delle tradizionali forze hanno deluso (Anderlecht e Standard Liegi) le squadre sopra menzionate ed i loro tecnici sono quelle che maggiormente si sono messe in mostra all’interno di un torneo che, come detto in anteprima, anche in questo 2021/22, ha mostrato talenti interessanti che potrebbero far bene a livello superiore, in campo come in panchina.

(dati: soccerment)

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