Al di là della partita Editoriale

Fracaso Italia

La sconfitta subita dall’Italia ad opera dell’Argentina nella cosiddetta finalissima ha reso bene l’idea della distanza che separa la nazionale azzurra dalle squadre top del pianeta.

Quanto certificato a Wembley deve far valutare ulteriormente l’impresa titanica compiuta dalla stessa compagine italiana la scorsa estate sullo stesso campo inglese. La vittoria dell’Europeo 2020 (disputato nell’estate 2021) deve però essere riconsiderata in un’ottica più generale.

Fermo restando il successo di cui sopra, giova ribadire che gli ultimi due atti (contro Spagna e Inghilterra) sono stati vinti ai calci di rigore. Se è vero che chi vince, anche se ai rigori, ha comunque ragione (si porta a casa il trofeo) l’analisi delle due sfide in questione non può non prescindere dalla considerazione che, contro le furie rosse, gli avversari hanno sprecato almeno una chiara occasione da gol per mutare le sorti dell’incontro mentre, in finale, gli Inglesi dopo il vantaggio hanno ripiegato su una suicida tattica attendista.

Senza voler sminuire una vittoria che ha consentito all’Italia calcistica di rialzare la testa a livello internazionale dopo i fallimenti dei mondiali 2010, 2014 e 2018, si deve altresì riconoscere la natura particolare del campionato europeo. Nonostante l’allargamento a 24 squadre, il massimo trofeo continentale per nazionali è lontano dall’essere un mondiale in piccolo, mantenendo invece le caratteristiche di un (pur importante) torneo di fine stagione. Il che significa che a vincerlo è speso non la compagine più forte ma quella che per una serie di fattori risulta essere la migliore nell’arco di tempo nel quale il torneo si svolge.

Non a caso nell’albo d’oro del campionato troviamo squadre come Repubblica Ceca, Danimarca, Grecia o Portogallo che poi a livello mondiale non si sono più ripetute.

Per quanto riguarda gli Azzurri, Mancini ed il suo staff sono stati abili a sopperire con l’organizzazione tattica ad una serie di carenze (a cominciare da quella di un attaccante di livello internazionale).

La debacle con l’Argentina fa dunque il paio con la mancata qualificazione al campionato del mondo del prossimo dicembre che si svolgerà come noto in Qatar. La situazione attuale del calcio italiano è quindi preoccupante, non solo a livello di club ma, soprattutto, a livello di nazionale maggiore.

Contro i sudamericani non c’è stata partita. I tro gol messi a segno dalla nazionale di Scaloni evidenziano la superiorità registrata dai biancocelesti. La prima rete è nata da una forte pressione portata su Jorginho, contrastato da Lo Celso.

La seconda realizzazione è stata il frutto di un attacco diretto che la Selección ha posto in essere allorquando l’Italia, nel tentativo di recuperare, ha aumentato la pressione in campo contrario.

Nello screenshot prodotto VideoMatch di Sics la pressione alta dell’Italia, dalla quale Damián Martínez uscirà con una palla lunga per Lautaro Martínez.

Infine, la rete di Dybala è venuta al termine di un’azione di contropiede nata dopo una riconquista palla nella metà campo difensiva. Transizione, costruzione, contropiede…tre situazioni di gioco attraverso le quali l’Argentina ha mostrato il dislivello fra le due contendenti.

Come è stato giustamente sottolineato, non abbiamo i Messi e i Dybala. Il problema in questo momento è che non abbiamo neppure i Romero, i Lo Celso, i De Paul o i Lautaro.

Al termine dell’incontro è tornata fuori la questione relativa allo scarso impiego degli italiani in serie A. Forse l’attenzione dovrebbe essere spostata sul perché la situazione attuale sia questa. Si producono talenti sufficienti da meritarsi spazio? Su quanti dell’attuale rosa o su quali fra i giocatori di prospettiva (Fagioli, Miretti) è possibile puntare per qualificarci ed essere protagonisti ai mondiali 2026? Alla Federazione a Mancini il compito di trovare risposte a queste domande.

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