Analisi tattica

Qualche problema

Il pareggio con lo Shakhtar (0-0) ha reso vana la contemporanea vittoria del Real Madrid contro il Borussia Mönchengladbach, sancendo la fine della campagna europea dell’Inter (che non si è qualificata nemmeno per l’Europa League).

Per Antonio Conte si tratta di un nuovo flop a livello europeo. Tutto il girone di Champions dei nerazzurri (e, in particolare, proprio le due sfide con la compagine ucraina) ripropongono la questione dell’approccio tattico utilizzato da Conte per affrontare le stagioni europee 2019/20 e 2020/21.

I dati Sics certificano una supremazia che però l’Inter non è stata in grado di concretizzare.

Nonostante le piccate risposte del tecnico pugliese ai microfoni di Sky nell’immediato dopo partita, l’Inter è sembrata realmente avere problemi di gioco. Problemi che si erano visti già ad inizio campionato, quando la formazione milanese aveva palesato una mancanza di equilibrio (cfr. newsletter de la gabbia del 19 ottobre 2020) difficile da immaginare per una squadra di Conte.

Negli ultimi tempi, a partire dalla partita col Real Madrid, Conte è tornato ad un approccio per lui più classico, coinciso non a caso con l’esclusione della figura del trequartista.

Una mossa che non ha però risolto i problemi di una squadra che ha più volte mostrato di avere difficoltà in fase di attacco posizionale. L’Inter di Conte è infatti un undici che si trova al meglio quando riesce ad attirare la pressione avversaria nella propria trequarti per poi superarla e aggredire la profondità.

Per far questo, Conte si affida a delle situazioni codificate: costruzione 3+1 con l’aiuto anche di Handanovic; svuotamento del centrocampo con l’aprirsi delle mezzali; ricerca rapida delle due punte.

Questo approccio ha però mostrato delle crepe quando l’Inter si è trovata a dover affrontare squadre che l’hanno approcciata con un baricentro basso, che ha negato ai nerazzurri la profondità e con uno o più giocatori a schermare le linee di passaggio verso Lukaku e Lautaro.

La pass map di @CalcioDatato evidenzia come lo Shakhtar sia riuscito a chiudere Lukaku e Lautaro, che non sono praticamente mai stati raggiunti dai compagni

In queste situazioni non era più l’Inter a dettare il contesto tattico ma i rivali, col risultato per i nerazzurri di doversi affidare a soluzioni alternative. A inizio stagione una di queste era rappresentata da Hakimi. Arrivato in estate per alzare il livello qualitativo degli esterni a disposizione, l’ex Borussia Dortmund si è velocemente imposto come un quinto offensivo in grado proprio di garantire alla squadra di Conte una alternativa in grado di occupare in modo più efficace la zona di ampiezza che, a quel punto, poteva aggiungersi al centro (dove stazionano i due attaccanti stretti) come zona di potenziale pericolo per gli avversari.

Tuttavia il recente stato di forma del marocchino e la volontà di Conte di affidarsi ad esterni più difensivi (come Darmian e Young) hanno di fatto reso nulla questa variante al canovaccio precedentemente esposto.

Per affrontare difese posizionali basse l’Inter si è allora affidata per lo più ad una soluzione quale l’avanzata di uno dei braccetti (difensori laterali esterni), anche tramite sovrapposizioni interne.

Nel filmato VideoMatch di Sics vediamo Skriniar che si alza con l’abbassarsi di un centrocampista (soluzione vista spesso anche in campionato con Vidal). Con Lukaku che si allarga e crossa, l’area avversaria è riempita da appena due giocatori.

L’alternativa (e anche di questo Conte ha parlato nel post partita della sfida casalinga con lo Shakhtar) è stato l’inserimento di uno o più elementi offensivi che andavano a mutare il 3-5-2 di partenza in un 3-4-1-2 sbilanciato in avanti. Ad oggi questo parrebbe essere il piano B oggetto dello scontro verbale fra l’allenatore interista e Capello.

L’all-in finale dell’Inter con due difensori in costruzione, D’Ambrosio che si alza, Barella e Eriksen interni di centrocampo (Brozovic largo a cercare spazio per poter giocare palla) e 4 invasori in avanti, uno in meno della linea a cinque degli ospiti.

Quello che è rimasto invariato è stato il costante utilizzo della difesa a tre. Sull’utilità di questo atteggiamento a livello internazionale si può discutere. Quel che appare evidente è però come, di fronte ad avversari che giocano con una o addirittura zero punte (tutti dietro la linea della palla) questa soluzione (che pur aiuta nelle transizioni negative) finisca per diminuire il numero di invasori da poter utilizzare nella trequarti offensiva.

Se a tutto ciò si aggiungono le difficoltà della squadra nel muovere velocemente palla nell’ultimo terzo di campo ed un non sempre efficace scaglionamento offensivo dei giocatori più avanzati, allora ben si comprendono le difficoltà di una squadra che ha segnato appena due reti in più dello Shakhtar (e nessuna decisiva ai fini della qualificazione) nel girone di Champions.

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