Space Invaders

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Fra gli ultimi approcci alla match analysis in Italia c’è quello che, analizzando la squadra avversaria, pone una distinzione fra costruttori e invasori, termini coniati da Maurizio Viscidi, coordinatore della nazionali giovanili azzurre. I primi sono coloro che, appunto, partecipano alla fase di costruzione mentre i secondi sono preposti alla gestione palla e ad un livello più ampio di campo e, soprattutto, all’attacco.

Infatti, dopo la fase iniziale di costruzione (comunque essa venga condotta), una squadra si alza e va ad ‘invadere’ il secondo campo.

Il concetto di invasione degli ultimi sedici metri avversari rappresenta una evoluzione rispetto al tempo del ‘pressing e ripartenza’. Quando si facevano le prime analisi delle situazioni pericolose prodotte dalle squadre, l’idea era che si arrivasse al gol con pochi passaggi. Il dato era certamente reale ma partiva dal tipo di calcio che andava per la maggiore allora, fatto di immediate e continue verticalizzazioni, per lo più con pochissimi giocatori.

Il primo a portare qualcosa di nuovo all’interno di questa visione, almeno ad alto livello, fu Zdenek Zeman, che presentò l’idea di attaccare rapidamente la profondità ma con più giocatori e con movimenti codificati, allenati prevalentemente tramite partite 11 > 0.

La fase successiva vide l’emergere, da parte di alcune compagini, della volontà di mettere in sicurezza il pallone prima di azionare la ripartenza. Molti passaggi per il consolidamento del possesso. Un esempio, prima del juego de posición, è ad esempio quello del Porto di Mourinho campione d’Europa nel 2004. La squadra lusitana infatti cercava, al momento della riconquista, di utilizzare almeno un passaggio di scarico o appoggio prima di costruire l’attacco alla porta avversaria.

Ora c’è varietà: tante squadre e tanti approcci diversi. L’impostazione di Coverciano è quella non di proporre un’idea precisa da seguire quanto invece di suggerire un approccio eclettico che prenda il meglio dalle varie scuole di pensiero.

Di conseguenza, va bene il riattacco immediato, ove possibile, così come un attacco diretto. Alternativamente c’è l’ipotesi di una messa in sicurezza della palla e di un attacco manovrato.

Infine, il riattacco collettivo tramite un’invasione dell’area avversaria. Molte squadre hanno ormai inserito questo approccio nel proprio modello di gioco. Il concetto prevede di attaccare l’area con almeno 4 (se non 5 o addirittura 6) giocatori.

Non si parla di invadere l’area avversaria nel recupero, per cercare il gol vittoria o quello del pareggio, ma di un approccio costante nell’arco della partita e seguente l’inizio della fase di possesso.

Solitamente l’invasione comincia con uno sviluppo esterno affidato ad uno o due giocatori, con i compagni che invadono l’area. Questo indipendentemente dal sistema di gioco utilizzato.

Obiettivo? Portare almeno la parità numerica dentro l’area avversaria. Si tratta di una novità rispetto al contropiede italiano classico, quando appunto si attaccava immediatamente la profondità, dopo la riconquista, con pochi giocatori.

Con un’organizzazione di copertura o marcature preventive non c’è più la preoccupazione di aver portato troppo uomini sopra la linea della palla, vedendo questo come un pericolo per un eventuale contropiede avversario.

Diventa ovviamente fondamentale attaccare l’area nei modi e nei tempi giusti. Per quanto concerne i modi, è essenziale cercare un corretto scaglionamento verticale nell’area, andando a cercare gli spazi che il difensore difficilmente potrà marcare.

Riguardo invece ai tempi, gli invasori potranno entrare in area a tempo, in anticipo (prima della palla) o, ancora, nei tempi giusti ma con la palla che non arriva: in quest’ultimo caso si tratta di rimettersi in movimento aspettando il passaggio, con tempi di gioco più lunghi.

Il cross infatti sarà immediato o ritardato. Nel caso in cui al cross non segue una immediata conclusione a rete, la squadra dovrà essere allenata a produrre sviluppi ulteriori dentro l’area, alla massima velocità, possibilmente di prima.

In pratica, l’idea è quella di allenare i giocatori ad utilizzare le varie opzioni di attacco dopo la riconquista: ricerca immediata della profondità, contropiede manovrato, messa in sicurezza e manovra esterna per l’invasione.

4 risposte a “Space Invaders”

  1. Avatar Uomo contro Uomo – La Gabbia di Orrico

    […] Minnesota, l’invasore avversario supera il marcatore di San Jose. A quel punto avviene il passaggio di marcatura da parte […]

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  2. Avatar Come eravamo: come attaccava il primo Milan di Sacchi – La Gabbia di Orrico

    […] Il 4-4-2 era quindi solo il sistema base e quello che si vedeva in fase difensiva. In possesso sovente quel Milan aveva tre costruttori (2+1) e sette invasori. […]

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  3. Avatar francescodicastri

    Sarebbe questa la strada che vuole percorrere Pirlo? Che differenze ci sono con il Liverpool, che mi pare attui qualcosa di simile quando è in possesso palla?

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  4. Avatar Qualche problema – La Gabbia di Orrico

    […] questa soluzione (che pur aiuta nelle transizioni negative) finisca per diminuire il numero di invasori da poter utilizzare nella trequarti […]

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