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Salir jugando desde atrás

In questo ultimo anno di calcio, uno dei temi più discussi è stato quello relativo alla costruzione dal basso. Questo tipo di approccio è stato favorito ulteriormente dal cambio regolamentare introdotto dalla FIFA nella scorsa estate.

Un cambio importante, tanto è vero che, se si escludono le modifiche alla regola del fuorigioco, questa è l’unica vera modifica regolamentale che abbia inciso tatticamente sullo sviluppo del gioco da quando, nel 1992, l’Ifab (l’International Football Association Board, l’organismo che decide le eventuali novità da introdurre nelle regole del calcio), scelse di regolare il retropassaggio al portiere vietando a quest’ultimo di prendere la palla con le mani (come ebbe a dire Max Allegri «prima a un quarto d’ora dalla fine le partite morivano, Boniperti lasciava lo stadio, oggi negli ultimi dieci minuti le gare si rovesciano»).

Il principio del salir jugando desde atrás si è imposto insieme al juego de posición, vale a dire quella filosofia di gioco che prevede la ricerca costante della superiorità (individuale, numerica o posizionale) da parte della squadra in possesso.

In sintesi, per questo approccio (portato avanti dal Barcellona di Guardiola e dalla Nazionale spagnola) diventa essenziale la ricerca del terzo uomo e il controllo della partita attraverso il controllo del pallone.

Al di là dell’adesione totale o meno a questa filosofia, aspetti del gioco di posizione si sono imposti anche presso squadre i cui allenatori utilizzano un approccio più ibrido, mischiando appunto alcuni aspetti del gioco “alla spagnola” con altri, spesso più vicini alla tradizione calcistica italiana.

Nel nostro Paese, uno dei discepoli di questo tipo di approccio è Roberto De Zerbi. Legato a questi principi e non ad un sistema di gioco predefinito (anche se ultimamente ha virato verso un 4-2-3-1 che consente alla sua squadra una costruzione 2+4 e un uomo in più nelle transizioni difensive) il tecnico del Sassuolo aveva mostrato la sua adesione a queste idee già nelle precedenti esperienze di Foggia, Palermo e Benevento.

Tornando alla costruzione dal basso, la sua applicazione non avviene (là dove viene fatta coerentemente con una certa idea di gioco) per moda o per mostrare la bravura dell’allenatore ma perché il tecnico in questione la ritiene funzionale. La finalità di questo inizio della fase offensiva è essenzialmente quella di attirare e superare la prima linea di pressione avversaria e utilizzare poi il campo aperto per andare in verticale.

Contro la Juve, che effettua una pressione forte con un 4-3-1-2, l’idea del Sassuolo è stata quella di abbassare i due mediani per farli prendere a trequartista e mezzala avversari, liberando il terzino per poi usare la punta esterna (il terzo uomo) per liberare il mediano di parte. Alla fine i giocatori vanno sul centravanti ma riescono lo stesso a uscire dalla pressione bianconera.

In alternativa, qualora la squadra rivale non effettui una pressione ultra-offensiva, settare il possesso dall’inizio permette di abbassare gli avversari, guadagnando campo per preparare un consolidamento del possesso nella zona di sviluppo.

A ‘dettare la linea’ è la pressione avversaria: più è forte, più c’è la ricerca della verticalità. E le squadre che costruiscono dal basso cercano di utilizzare questa pressione per dettare con il possesso il contesto tattico contro avversari che, all’opposto, cercano di farlo senza palla.

È chiaro che, in base alla pressione avversaria, la costruzione potrà essere bassa (su rinvio o con palla aperta) o alta (direttamente in zona di sviluppo).

Una situazione tattica contro il Milan: il Sassuolo risale il campo fino a quando è impossibilitato, dalla superiorità numerica avversaria, ad andare in verticale. La compagine di De Zerbi cerca quindi il consolidamento del possesso.

Per fare ciò, è necessario (oltre agli aspetti tecnici, che si possono migliorare) la corretta occupazione degli spazi da parte dei giocatori e la loro capacità nella lettura della situazione. In questo senso diventa necessaria l’abilità nel cogliere la situazione numerica che si viene a creare nella zona di costruzione (parità o superiorità) che rende la squadra capace di scegliere fra maggiore o minore verticalità.

Tutto quanto è stato detto finora non deve però farci dimenticare (nell’ambito di quei corsi e ricorsi tattici che spesso accadono nel calcio) che l’idea di costruire dal basso era già presente nelle squadre allenate da Antonio Conte a inizio carriera e nel Bari di Gian Piero Ventura.

La compagine pugliese, che stupì la serie A nel campionato 2009-10, utilizzava infatti una costruzione a 4 più il portiere Gillet. Perno di questa fase iniziale di possesso erano i due difensori centrali Ranocchia e, soprattutto, Bonucci.

Anche qui, l’idea era quella di servire il giocatore liberato dalla pressione avversaria con opportuni smarcamenti. In prativa, il Bari di Ventura cercava di costruire tanti 2 contro 1.

Ventura Bari 424 movimenti centrocampisti

Nel Bari di Ventura un interno di centrocampo si alza, liberando la linea di passaggio del compagno di reparto che fa il movimento opposto.

Ad esempio, contro 2 attaccanti, se uno dei due usciva in pressione su Gillet il portiere belga poteva appoggiarsi sull’esterno basso, andando subito a creare una condizione di uomo in più.

La differenza fra la concezione della ricerca dell’uomo libero di Ventura e quella di De Zerbi risiede però nel fatto che il tecnico bresciano enfatizza la ricerca del terzo uomo per liberare il giocatore dal quale poi iniziare la risalita del campo.

Costruzione da palla libera. Il Sassuolo utilizza il portiere per invogliare la pressione alta avversaria, al fine di andare poi di guadagnare meglio campo in avanti. Il no.1, pressato, non è più il giocatore libero: gioca sul terzo uomo per servire il centrale libero, tornando dal lato da dove arriva la pressione.

In conclusione, è da sottolineare come un approccio di questo genere necessiti della completa partecipazione e adesione da parte di tutto il gruppo squadra, che deve essere consapevole della possibilità che vengano commessi degli errori ma che, alla lunga, sia convinto che i vantaggi nell’adottare tale atteggiamento risulteranno maggiori degli svantaggi.

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