Come giocava il Cittadella di Glerean?

No, non è un errore. Il 3-3-4 è il sistema caro a Ezio Glerean, che lo ha utilizzato a San Donà, a Bassano del Grappa, a Padova e, soprattutto, durante l’epopea col Cittadella, oggi consolidato club della serie cadetta ma condotto in B per la prima volta nel 2000 dal tecnico di San Michele al Tagliamento.

Un modulo particolare, spettacolare (chi non ricorda il 4-4 del 2001 fra il Cittadella e la Salernitana di Zdenek Zeman?),  frutto dello studio del calcio olandese di Rinus Michles e di Cruyff fatto negli anni da Glerean. Loro (gli olandesi) infatti, partivano dall’idea che più qualità metti in avanti e più aumentano le possibilità di vittoria. Partendo da questo presupposto, il 64enne allenatore veneto decise di utilizzare quattro attaccanti cercando di metterli in condizione di poter sfruttare le proprie qualità nell’uno contro uno.

In realtà, rispetto al 3-3-1-3 dell’Ajax di van Gaal (spesso utilizzato anche da Marcelo Bielsa in tempi più recenti) il 3-3-4 di Glerean presenta alcune diversità: in primis, agli attaccanti esterni non viene richiesto di fare tutta la fascia (come invece accadeva a Finidi e Overmars nei Lancieri) e, poi, i quattro riferimenti più avanzati sono attaccanti e non trequartisti.

In pratica, da un punto di vista tattico, le squadre di Glerean giocavano con un 6-4 formato da 6 specialisti della fase difensiva e del recupero palla e quattro dediti alla fase di possesso. Per questo un difensore come Giacomini venne trasformato in centrocampista.

Punto di partenza nella fase di possesso era una costruzione semplice, fondata sulla palla lunga in avanti. Il portiere, in situazione di gioco aperto, guadagna campo in avanti (fin quando può) prima di giocare verso i quattro attaccanti. Uno di loro, solitamente la torre centrale (Scarpa o Ghiradello in quel Cittadella) andava a saltare, con gli altri tre che attaccavano lo spazio per catturare la seconda palla. Tutti vicini fra loro e a ridosso del difensore avversario.

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La palla lunga come inizio azione così come è stata presentataa da Glerean nella sua tesi del corso Uefa Pro di Coverciano.

In caso di respinta da parte della difesa avversaria, cominciava il lavoro dei tre centrocampisti, dediti alla fase di recupero palla. La palla in area genera una situazione a metà strada fra il possesso e il non possesso: in aria infatti la sfera di chi è? Questo però non significa che il 3-3-4, contro altri sistemi che presentano un numero maggiore di centrocampisti (come il 4-4-2 o il 3-5-2) debba soccombere e che il due contro uno determini per forza la conquista della palla da parte di chi si trova in superiorità numerica.

Una volta conquistato il rimbalzo, contava la gestione della palla da parte della squadra. Gestione che non doveva essere affrettata, per non correre il rischio di subire una transizione con soli 6 giocatori sotto palla.

A seconda poi di dove è avvenuta la riconquista, la squadra si predisponeva alla giocata, con i giocatori che assumevano posizioni predefinite volte poi a determinare per gli attaccanti l’attacco alla profondità o la ricezione sul posto per giocare l’uno contro uno o l’uno-due, che erano la priorità del 3-3-4 di Glerean.

A difensori e centrocampisti l’allenatore veneto chiedeva, ove possibile, di giocare d’anticipo. In caso contrario, di temporeggiare, con le due linee pronte a intersecarsi. La priorità in questa situazione era quella di difendere fronte alla palla.

In fase difensiva, i quattro attaccanti erano chiamati a lavorare sulle traiettorie di passaggio, chiudendo le imbucate e rientrando centralmente. Se palla viene giocata su un difensore esterno, le quattro punte adottano una sorta di diagonale, sempre per evitare i filtranti.

Purtroppo Glerean non ha avuto l’opportunità di sperimentare a lungo il suo credo tattico ai livelli più alti. Troppo breve l’esperienza di Palermo (2002-03), dove diventerà il primo allenatore allontanato nella gestione Zamparini. L’ultima volta in cui ha avuto l’opportunità di farlo fu schierando Mutarelli, Marasco e Di Donato a centrocampo con Mascara, La Grotteria, Maniero e Santana davanti.

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Glerean ai tempi del Palermo.

Di certo, avrebbe meritato altre opportunità. In un calcio fluido come quello moderno, avere quattro attaccanti in possesso non è più un’utopia come poteva sembrare vent’anni fa.

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