Al di là della partita Analisi tattica Intervista

Allenare come Lionel Scaloni

Torniamo sulla finale del Mondiale del Qatar intervistando Marco Lai, match analyst e autore della newsletter Ball Don’t Lai. Con Marco abbiamo analizzato il lavoro di Lionel Scaloni durante tutta questa coppa del Mondo, guardando oltre la partita contro la Francia. Con questo articolo si completa la serie sui due tecnici arrivati fino all’ultimo atto del torneo (di Didier Deschamps avevamo già parlato qui).

Argentina – Francia è stata davvero Une finale sans égale (una finale senza eguali) come ha titolato L’Équipe?

Di getto appena finita la partita avrei risposto con un netto “assolutamente sì”. A mente fredda credo che la risposta dipenda anche da che cosa cerchiamo in una finale. Penso si possa dire che per circa 75 minuti si è trattata di una partita piuttosto noiosa con una sola squadra in campo; dal primo rigore di Mbappé in poi è iniziata un’altra partita, che per emozioni e iconicità non ha eguali tra tutte le finali, non solo dei Mondiali, che ho visto nella mia vita.

Nonostante la sorprendente sconfitta iniziale con l’Arabia Saudita, Lionel Scaloni è stato in grado di ricostruire la squadra, sia mentalmente che tatticamente. Al di là della vittoria finale, come giudichi il lavoro del tecnico argentino in questa competizione?

Personalmente ci sono stati diversi momenti in cui non mi sono trovato d’accordo con le scelte di Scaloni: non avrei rinunciato così in fretta a Lautaro, non avrei giocato a specchio con l’Olanda, non avrei schierato Di Maria titolare in finale e non avrei abbassato così tanto il baricentro dopo essere passato in vantaggio come si è visto in più o meno tutte le gare. Insomma: ci sarà un motivo se io sono qui e Scaloni è campione del mondo! In generale penso che la forza di Scaloni sia stata la flessibilità: ha provato soluzioni diverse in base all’avversario che nella maggior parte dei casi hanno avuto un effetto più che positivo. In particolare, la scelta di far partire Di Maria titolare e a sinistra in finale contro la Francia ha evidentemente mandato in crisi la squadra di Deschamps, che non si aspettava minimamente questa soluzione.

In generale, Scaloni è stato in grado di dare un senso logico ad una squadra che troppo spesso, in passato, non lo ha avuto (penso soprattutto all’Argentina di Jorge Sampaoli). Le precedenti versioni dell’albiceleste infatti sembravano spesso un insieme di giocatori poco organizzati in un contesto che, in fase offensiva, si rifugiava in Lionel Messi sperando che il no.10 togliesse le castagne dal fuoco da solo. Stavolta invece la compagine sudamericana aveva il giocatore del Psg perfettamente incastonato in un sistema funzionale…

Sono molto d’accordo. Si è parlato parecchio del livello di questa Argentina rispetto alle edizioni passate del Mondiale, da tanti ritenuto non particolarmente alto. Personalmente credo che sia poco fruttuoso fare discorsi approssimativi sul livello degli interpreti, è più utile valutare la funzionalità e l’adattabilità dei singoli giocatori al giocatore simbolo e fulcro di questa squadra degli ultimi 10-12 anni: Messi. Ciò che voglio dire è che se valutiamo singolarmente i convocati a ogni edizione dei Mondiali in cui ha partecipato Messi capisco che le versioni dell’Argentina 2010 e 2014 che potevano vantare giocatori del calibro di Aguero, Higuaín, Tévez, Milito e Lavezzi possano sembrare migliori rispetto alla versione del 2022, ma considerato che generalmente, e specialmente in questa fase della carriera, Messi aveva bisogno di circondarsi di compagni che corressero al posto suo in non possesso (penso soprattutto a De Paul) e che si buttassero negli spazi creati dai suoi movimenti (penso ad Álvarez, ma anche a Molina), credo che questa possa essere considerata, paradossalmente, la miglior Argentina dell’era Messi.

Una delle difficoltà maggiori incontrate dall’Argentina alla vigilia del torneo è stata relativa alla sostituzione di Gio Lo Celso. Inizialmente la soluzione pensata da Scaloni vedeva Rodrigo De Paul e Leandro Paredes come interni di centrocampo. Contro l’Arabia Saudita non ha funzionato, con una Argentina che sviluppava 4-2-4 senza un buono scaglionamento, rinunciando anche a quella costruzione dal basso che aveva caratterizzato la gestione Scaloni. Il tecnico ha sistemato le cose promuovendo Enzo Fernández (contro la Polonia) e Alexis Mac Allister (con il Messico). Cosa pensi di questa mossa e, in generale, del Mondiale dei due giovani centrocampisti?

Probabilmente è troppo facile col senno di poi, ma Scaloni ha fatto centro. La partita contro l’Arabia Saudita è stata sorprendente da ogni punto di vista, sembrava di vedere una squadra totalmente diversa rispetto a quella vista in Copa América un anno e mezzo prima. Come dicevo anche prima, il principale pregio di Scaloni è stata la flessibilità. Con Mac Allister ha dato alla squadra quantità (accompagnata alla qualità), versatilità e l’equilibrio che il Papu non poteva dare in quella posizione. Con Fernández ha pescato il jolly che è riuscito a risolvere quasi da solo i principali problemi visti nella gara inaugurale, trovando un riferimento centrale e qualitativo in costruzione, un giocatore sempre ben posizionato e attento nelle fasi di riconquista alta, oltre che un pericolo per la difesa avversaria con le conclusioni da lontano. A parer mio in un’eventuale Top XI del Mondiale non si può prescindere da Fernández. Mac Allister ha avuto dei picchi meno alti, ma è stato estremamente continuo e di grande importanza nello scacchiere tattico, e credo che la sua corsa senza palla con successivo assist per Di Maria in finale sia lo specchio del suo Mondiale.

A proposito di centrocampisti: qual è il tuo parere sul torneo di De Paul? Il giocatore dell’Atlético è stato uno dei protagonisti della cavalcata verso il titolo dell’Argentina.

Sarò sincero: ho detestato il De Paul delle prime partite. Si tratta di un giocatore che ho sempre adorato, quindi vederlo così in difficoltà dal punto di vista tecnico all’inizio del Mondiale mi ha irritato non poco. Ricordo che in tanti speravano che Scaloni lo togliesse dall’XI titolare, ma chi ha visto la Copa América sa quanto è stimato dal suo allenatore e quanto è importante nei meccanismi della squadra, specialmente per la quantità che riesce a dare sulla destra bilanciando le mancanze in non possesso di Messi. Se l’inizio di Mondiale di De Paul è stato pressoché disastroso, lo sviluppo e la conclusione del suo percorso si sono rivelate di altissimo livello. L’abnegazione e il sacrificio alla causa che ha mostrato sono stati commoventi. Si scherza molto su come in ogni foto o video che ritragga Messi fuori dal campo ci sia sempre De Paul al suo fianco, ormai soprannominato “il bodyguard”. A mio parere questo soprannome lo descrive bene tanto fuori dal campo come dentro al campo. Se Messi è riuscito nell’impresa di giocare un Mondiale leggendario a 35 anni parte dei meriti vanno dati a De Paul.

Un’altra mossa vincente di Scaloni è stato l’inserimento nell’undici titolare di Julián Álvarez al posto di Lautaro Martínez. Come giudichi il campionato mondiale disputato dall’interista e cosa ha portato di nuovo e di meglio l’attaccante del City alla manovra argentina?

Lo ammetto: sono uno di quelli che pensava che Scaloni stesse facendo un errore a sostituire Lautaro con Álvarez. Non tanto per una questione di valore, credo infatti che a oggi siano due giocatori di livello simile, bensì perché credo che Lautaro a inizio Mondiale abbia pagato colpe non sue; è stato una vittima dei problemi dell’Argentina più che un carnefice. Sappiamo bene come il Toro sia un giocatore umorale: se inizia bene le partite sa avere un impatto notevole; se inizia male le partite diventa estremamente impreciso e a tratti irritante. Con l’Arabia Saudita per me era partito bene visto che di fatto aveva segnato due gol (irregolari, anche su uno ci sono dei dubbi), ma poi l’Argentina ha mostrato dei limiti che si sono protratti fino al 60’ circa della partita contro il Messico, minuto in cui ha lasciato il campo per Álvarez e Messi ha trovato il gol a mio parere decisivo dell’intero percorso argentino. Da quel momento in poi è finito dal punto di vista mentale il Mondiale di Lautaro ed è iniziato quello di Álvarez che ha dimostrato di essere un giocatore fortissimo, in palla e perfetto per giocare con Messi. Rispetto a Lautaro è sembrato più libero di testa, ancora più attivo in fase di non possesso e sempre pronto a buttarsi in profondità per dare una soluzione a Messi. Complessivamente non si può non ammettere che Lautaro è stato una delle più grosse delusioni del Mondiale (anche se a suo modo è riuscito a risultare decisivo), mentre Álvarez si è rivelato forse il miglior numero 9 del torneo.

Scaloni ha più volte modificato il sistema di base, anche all’interno della stessa partita…abbiamo visto l’Argentina con il  4-4-2, il 4-3-3 e il 5-3-2…con la Croazia, con il ritorno di Paredes, anche un 4-1-3-2. Una flessibilità che ha pagato: quella contro l’Arabia è stata la prima sconfitta subita dall’albiceleste di Scaloni da quella contro il Brasile nella Copa América del 2019.

Come dicevo prima, la flessibilità è stata la chiave di tutto. Scaloni, come i grandi allenatori, è riuscito a individuare le debolezze degli avversari e a cambiare sistema di gioco e approccio di partita in partita. Le scelte in finale credo siano l’esempio migliore: contro una Francia tutto fuorché irresistibile nella prima pressione ha insistito sulla costruzione per vie centrali (mentre più o meno tutti gli avversari precedenti hanno tentato di costruire in ampiezza), sul sovraccarico a centrocampo e sulla vicinanza degli interpreti per favorire le combinazioni strette. La scelta più intelligente è stata però quella di schierare Di Maria a sinistra.

Le mosse che hanno contribuito a decidere la finale sono state l’inserimento di Ángel Di María e la forte pressione esercitata (per la prima volta da inizio torneo) sul portatore di palla avversario. All’inizio si pensava che Di María sarebbe stato schierato sul lato destro per sovraccaricarlo insieme a Messi contro Theo Hernandez. Invece Scaloni lo ha fatto partire a sinistra. Come valuti queste soluzioni tattiche?

Mi hanno sorpreso parecchio. Considerando che la forza della Francia è stata la capacità di ribaltare il campo con i tanti velocisti, non mi sarei stupito nel vedere un’Argentina più conservativa e attendista, magari anche nel tentativo di obbligare la Francia a fare la partita, cosa che non ha praticamente mai fatto durante il Mondiale avendo sempre preferito un approccio passivo per crearsi campo da attaccare. Quando ho letto che avrebbe giocato Di Maria ero certo che l’avrebbe schierato a destra per attaccare la fascia sinistra della Francia che ha dimostrato di essere piuttosto fragile considerando che Mbappé non dava una grossa mano dietro, e anche per avere un uomo in più in quella zona per tamponare meglio eventuali ripartenze francesi con Theo e Mbappé. Mettendolo a sinistra però è riuscito a togliere totalmente dalla partita di Dembélé e a fargli giocare tanti 1vs1 puliti dopo aver sovraccaricato il lato destro. La partita passerà alla storia per le tante emozioni, la doppietta di Messi, la tripletta di Mbappé, la parata irreale del Dibu Martínez e i calci di rigore, ma fino all’80’ sarebbe potuta passare alla storia come la partita in cui Scaloni ha dominato la sfida tattica con Deschamps.

La mossa di sostituire lo juventino con Javier Acuna (schierato davanti a Nicolás Tagliafico), insieme alla scelta di gestire il 2-0 potevano costare care…

Senza dubbio. Non criticherei la scelta di rinunciare a Di Maria perché ho la sensazione che non avesse più di un’ora nelle gambe. In generale vedo l’inserimento di Acuña in linea con ciò che ha fatto vedere Scaloni nelle partite precedenti quando optava per Lisandro Martínez e il passaggio a un più difensivo 5-3-2. Devo ammettere però che dopo aver rivisto la partita secondo me la sostituzione Acuña – Di Maria non ha avuto poi un impatto così negativo come credevo in diretta, anche perché la Francia ha iniziato ad attaccare molto di più sull’altro lato. Inoltre, considerato il passato da esterno alto di Acuña credevo che avrebbe potuto dare una mano anche in fase offensiva. Per farla breve: se Scaloni avesse inserito Lisandro Martínez per Di Maria e fosse passato al 5-3-2 con Tagliafico da quinto allora avrei avuto parecchio da ridire su una mossa eccessivamente difensivista, ma per come sono andate effettivamente le cose credo che ci siamo fatti ingannare dal fatto che dopo appena 15 minuti dal cambio la Francia è riuscita a recuperare la partita, ma si tratta più di un’innocua correlazione che di un’effettiva causazione.

Fernández 21 anni, Mac Allister 23, Álvarez 22…c’è una base giovane sulla quale continuare a lavorare. Sostituire Messi sarà impossibile, ma forse l’Argentina riuscirà in qualche modo ad attutire il colpo. Che pensi in proposito del futuro della squadra di Scaloni? 

È tutto da vedere. Collegandomi a quanto dicevo prima su come sia stata più importante l’adattabilità di questo gruppo a Messi piuttosto che il loro effettivo valore individuale e decontestualizzato, credo che il post-Messi darà vita a una squadra radicalmente diversa e francamente imprevedibile nei suoi sviluppi. Non dimentichiamoci, inoltre, che l’Argentina saluterà a breve non solo Messi, ma anche giocatori importanti e di spessore mentale come Di Maria, Papu Gómez e Otamendi. In linea di massima mi aspetto che l’Argentina rimarrà una nazionale di primo piano perché dotata di giocatori di talento e con tanto margine di miglioramento, ma al momento la vedo parecchio sotto a squadre come Francia e Brasile.

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