Editoriale

Fine corsa?

E così, con il pareggio contro la Croazia e le occasioni sprecate sottoporta da Romelu Lukaku, si chiude l’avventura del Belgio ai mondiali del Qatar.

La squadra di Roberto Martínez viene eliminata dai croati e dal sorprendente Marocco, capace di conquistare il primo posto in un girone che, alla vigilia, sembrava appannaggio delle due compagini europee.

I belgi pagano le difficoltà in fase di realizzazione dell’ultima partita, ma anche una gestione non particolarmente felice di questo torneo da parte del loro tecnico, il quale a fine gara ha annunciato che non proseguirà l’avventura alla guida della nazionale (aveva il contratto in scadenza).

Al di là dei rapporti interni, che sembra fossero burrascosi, fin dall’inizio la squadra ha dato l’idea di non essere riuscita a voltare pagina dopo il fallimentare europeo 2021, al quale il Belgio era arrivato come una delle favorite per poi venir estromesso dall’Italia nei quarti di finale.

Giocatori ritenuti basilari dal tecnico, come i difensori Jan Vertonghen e Toby Alderweireld o come Axel Witsel in mediana, si sono dimostrati lontani da una forma accettabile e non più adatti a questi livelli.

In avanti Eden Hazard, nonostante i soli trentuno anni d’età, è apparso l’ombra del giocatore ammirato da tutta Europa prima del suo passaggio al Real Madrid. Come spesso accade in queste situazioni, l’allenatore ha preferito restare fedele ai suoi giocatori piuttosto che avviare una necessaria rivoluzione.

A tutto questo va aggiunta la gestione della decisiva sfida contro la Croazia, partita alla quale Martinez si è presentato scegliendo di schierare Leandro Trossard come falso nueve. Una decisione che non ha pagato, così come non ha pagato l’utilizzo di un 4-3-2-1 che in possesso si sviluppava secondo i canoni del tradizionale 3-4-2-1 visto sotto la gestione del tecnico spagnolo.

In una squadra con queste difficoltà ha fatto fatica anche Kevin De Bruyne, al quale veniva chiesto di risolvere tutto da solo ma fuori da un contesto organizzato come quello che invece trova nel City di Guardiola.

Il Belgio ha pagato a livello di produzione offensiva, con il dato finale in termini di xG (4.7) gonfiato dalle occasioni avute nell’ultima partita e clamorosamente mancate, soprattutto come detto da Lukaku. Proprio gli errori dell’attaccante dell’Inter, ma anche la sua assenza nelle prime due uscite, hanno finito per pesare negativamente sul cammino del Belgio. In pratica, in questo torneo il Belgio non ha mai avuto a disposizione la miglior versione del suo attaccante più forte.  

Alla fine la generazione d’oro del calcio belga finisce la sua era senza aver conquistato nessun trofeo. Per molti dei protagonisti di quest’epoca si chiuderà l’esperienza con la nazionale nelle grandi competizioni.

Vedremo come il Belgio si rialzerà. Resta in chiusura da chiedersi se la scelta della Federazione (la stessa che, dopo i disastri dei primi anni duemila, ha ricostruito il football del Paese col sistema delle Accademie) abbia o meno fato la scelta giusta ad affidare la più talentuosa generazione di giocatori belgi da quella del 1986 a Wilmots prima e Martínez poi.

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