Al di là della partita Analisi tattica

Gli errori di Moriyasu

Quel che Hajime Moriyasu dà, Hajime Moriyasu toglie. Giustamente esaltato per la conduzione tecnica dell’esordio contro la Germania, partita nella quale aveva letto benissimo la situazione iniziale di inferiorità numerica della linea difensiva contro i cinque attaccanti posizionali tedeschi e che poi aveva girato a favore dei suoi inserendo elementi offensivi, il tecnico giapponese ha invece sbagliato tutto il possibile in quella che poteva essere una partita storica per la nazionale del Sol Levante.

Una eventuale vittoria contro la Costarica avrebbe infatti proiettato i Samurai Blue alle soglie di una qualificazione agli ottavi di finale, finora raggiunti solo in due occasioni dai nipponici.

Invece, il cinquantaquattrenne commissario tecnico, originario della prefettura di Shizuoka, ha presentato in campo un Gippone insipido, raccolto intorno ad uno sterile possesso palla (57%) che ha prodotto troppo poco (13 tiri ma solo 3 in porta) e che, alla fine, è stato punito dall’unico tiro in porta effettuato dai centroamericani fin qui in questa competizione. Tiro fra l’altro non irresistibile e sul quale pesano le responsabilità del portiere Shuichi Gonda, l’MVP della sfida ai Tedeschi.

A lasciare perplessi sono state innanzitutto le scelte iniziali di Moriyasu, che ha deciso di cambiare cinque giocatori rispetto al sorprendente e vittorioso esordio contro la Germania. Tre di questi cambiamenti sono avvenuti in attacco, con l’ingresso di Ritsu Doan, Ayase Ueda e Yuki Soma al posto di Takefusa Kubo, Daizen Maeda e Junya Ito.

Se questi cambi potevano starci, resta inspiegabile l’ostracismo verso Kaoru Mitoma e Takumi Minamino, i due elementi più forti presenti in rosa, lasciato ancora una volta fuori dall’undici inziale.

Con Wataru Endo e Hidemasa Morita che gestivano bene la mediana, favoriti anche da un atteggiamento estremamente passivo in non possesso dei costaricani, il Giappone ha provato a sviluppare il proprio calcio fatto di passaggi sul corto e rotazioni offensive che lo vedeva sviluppare un gioco propositivo anche se, come detto, inconcludente.

In fase offensiva infatti Miki Yamane si alzava a destra mentre Yuto Nagatomo teneva una posizione più vicina ai centrali Ko Itakura e Maya Yoshida. In fase di non possesso invece si vedeva il 4-4-2 già osservato nella partita contro la Germania, con Daichi Kamada che si legava a Ueda per formare la prima linea difensiva.

Con la squadra che faticava ad andare in profondità e con i riferimenti più avanzati in difficoltà nel saltare l’uomo, invece di ricorrere ai suoi elementi più rappresentativi Moriyasu ricorreva allo stesso cambio posto in essere all’esordio contro i tedeschi, senza tuttavia che in questo caso ve ne fosse particolare motivo. L’allenatore del Giappone inseriva infatti un terzo difensore centrale (Hiroki Ito) di fatto senza trarne alcun vantaggio.

Dopo circa un’ora di gioco, Moriyasu tornava nuovamente sui suoi passi togliendo proprio un difensore (Miki Yamane) e chiamando in causa Mitoma. Col giocatore del Brighton che si posizionava largo a sinistra il Giappone si ridisegnava con una sorta di 4-3-3, senza tuttavia cambiare l’inerzia della gara.

Alla fine è vero che il Giappone ha pagato un singolo errore sull’unica conclusione concessa agli avversari, oltre all’atavica mancanza di un centravanti. Tuttavia, sul risultato pesano anche le scelte di Moriyasu. Quelle stesse scelte che avevano pagato contro i tedeschi non hanno invece portato frutti nella sfida più importante nella storia recente del Giappone.

La squadra nipponica dà il suo meglio quando può aspettare e ripartire in campo aperto. Il problema è che la Costarica non ha proposto una strategia che avrebbe favorito questo approccio da parte giapponese, limitandosi invece a chiudere gli spazi per effettuare lei stessa una partita di rimessa.

In questo contesto tattico, il Giappone non ha avuto un piano B da mettere in pratica. Contro la Spagna la squadra potrà tornare nella propria comfort zone, ma contro un avversario nettamente più forte. Ora per passare il turno ai giapponesi servirà un’altra impresa come quella compiuta nella partita inziale di questo mondiale. Non sarà facile, non con Mitoma e Minamino in panchina.

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