Al di là della partita Analisi tattica

Come ti fermo l’Inghilterra

Il pareggio a reti inviolate fra Stati Uniti e Inghilterra proietta gli inglesi ad un passo dalla qualificazione agli ottavi di finale del Mondiale del Qatar e gli americani ad un vero e proprio spareggio contro l’Iran per il medesimo obiettivo. Una partita decisiva per gli statunitensi, che avranno a disposizione solo la vittoria per superare il primo turno.

Nella partita contro l’Inghilterra, lo USMNT era ovviamente svantaggiato, a causa del divario tecnico esistente fra le due compagini. Invece alla fine sono stati gli uomini di Gregg Berhalter a offrire una prestazione migliore.

La nazionale a stelle e strisce è stata ben lieta di lasciare agli inglesi il controllo del pallone (55%), organizzando una solida fase difensiva che, di fatto, ha annullato il possesso britannico. Tanto è vero che alla fine il dato degli expected goals prodotti dagli uomini di Southgate è stato piuttosto basso (0.5).

Per riuscire a contenere la superiore qualità degli avversari, Berhalter ha organizzato la sua formazione attorno ad un sistema 4-4-2 in non possesso che vedeva Haji Wright (schierato titolare al posto di Josh Sargent) affiancato da Timothy Weah nella prima linea difensiva, con Christian Pulisic che si dislocava come quarto di centrocampo col compito di andare a mettere pressione al terzino inglese Kieran Trippier.

Con un atteggiamento tattico che puntava a chiudere le linee di passaggio avversarie, soprattutto verso i canali centrali del campo, sia Pulisic che l’altro esterno (Weston McKennie) restavano stretti e vicini ai due mediani Yunus Musah (il giocatore ad aver percorso più metri in campo con un dato di12033.3) e Tyler Adams, entrambi autori di una partita entusiasmante sul piano difensivo.

Quando poi gli Usa entravano in possesso, cercavano di imbastire rapide transizioni sfruttando il talento del già citato Pulisic e l’apporto garantito dagli esterni bassi Antonee Robinson (a sinistra) e Sergino Dest (a destra).

Tuttavia, se si eccettua la traversa colpita da Pulisic, gli americani hanno alla fine prodotto ben poco in attacco (0.6 xG), facendo fatica a impensierire Jordan Pickford.

Di contro, come detto, la loro applicazione difensiva ha inaridito la fase offensiva inglese. Il piano di Southgate era quello di muovere il blocco difensivo avversario attraverso passaggi sul corto e interscambi di posizione. Ma la manovra inglese è spesso risultata troppo lenta, nonostante il contributo dei centrali Harry Maguire (4 passaggi chiave) e John Stones (9) in prima costruzione. 

Con Mason Mount che ha cercato di garantire vitalità alla squadra in fase offensiva e con Harry Kane a svolgere le funzioni di play avanzato, a mancare è stato soprattutto l’apporto degli esterni d’attacco Raheem Sterling e Bukayo Saka, sulle cui qualità in situazione di 1c1 Southgate fa affidamento (a volte esclusivamente) per aprire le difese chiuse.

Non a caso uno dei cambi apportati in corso di partita dal tecnico della nazionale dei Tre Leoni ha visto l’ingresso di Jack Grealish in sostituzione proprio di Sterling.

Il cambio non ha dato gli esiti sperati, mentre non ha convinto quello fra Jude Bellingham e Jordan Henderson, così come è sembrata inspiegabile la rinuncia a Phil Foden, rimasto in panchina per tutta la partita.

Alla fine, per quanto riguarda l’Inghilterra l’impressione è sempre la stessa, cioè quella di una nazionale con molto talento a disposizione che però Southgate non riesce ad utilizzare al meglio.

Gli Stati Uniti invece possono essere soddisfatti per il risultato ottenuto, insperato alla vigilia. Adesso, come detto in apertura, ci sarà da battere l’Iran (in una sfida densa di significati extra-campo) per superare il turno. Non sarà facile, data la qualità della formazione di Queiroz e viste le difficoltà offensive dello USMNT. Berhalter può comunque ripartire da una ottima fase difensiva di squadra, da un centrocampo solido e da una difesa (guidata da Walker Zimmerman) che non ha sofferto Kane e compagni.

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