Analisi tattica Team report

Fenomenologia di una salvezza

‹‹In Italia si parla con frequenza di moduli… io parto da un concetto differente: mi piacciono i principi e le soluzioni di gioco che mettono in primo piano la qualità dei giocatori››.

Davide Nicola

Nonostante la sconfitta patita nell’ultima partita (0-4 in casa con l’Udinese) la Salernitana di Davide Nicola è riuscita nell’impresa di centrare una salvezza che, a gennaio scorso, sembrava assurdo anche solo ipotizzare.

La trasformazione della compagine campana nel girone di ritorno è stata tale che la squadra campana, sotto la gestione Nicola, ha ottenuto 18 punti in 15 partite. Prima di lui, Fabrizio Castori e Stefano Colantuono ne avevano conquistati insieme appena 13 in 23.

Il lavoro svolto dalla nuova proprietà del presidente Danilo Iervolino e del ds Walter Sabatini è stato esemplare. Il nuovo direttore sportivo ha costruito un classico instant team (termine spesso travisato ma che non ha accezione negativa, intendendo invece una squadra costruita velocemente per centrare per un risultato immediato) da ‘o la va o la spacca’ mettendo a disposizione del tecnico un nucleo di giocatori di esperienza al fianco di altri che in partenza erano delle vere e proprie scommesse e che poi, in corso d’opera, si stanno rivelando elementi fondamentali nella rincorsa salvezza. 

La sola campagna di rafforzamento di gennaio, per quanto indovinata, non sarebbe però stata da sola sufficiente per il cambio di marcia se non fosse stata accompagnata dal lavoro di Nicola e del suo staff.

Nicola ha parlato di campo fin dall’esordio contro il Milan.

Il tecnico piemontese è uno specialista in questo genere di imprese (si vedano le salvezze con Crotone, Genoa e Torino). Tuttavia, considerare Nicola soltanto come un tecnico da situazioni disperate sarebbe riduttivo e farebbe correre il rischio di dipingerlo come una versione 2.0 di Nedo Sonetti, ottimo allenatore negli anni ’80 e ’90 ad un certo punto considerato buono solo per raggiungere questo tipo di traguardi.

Non a caso lo stesso Nicola ha giustamente rifiutato l’etichetta di tecnico da chiamare solo in corsa.

Proprio l’osservazione di quanto fatto con una rosa assemblata in corso d’opera dovrebbe invece invogliare ad un’analisi più approfondita delle capacità di lavoro di un tecnico che ha ampiamente dimostrato di meritare un’occasione partendo da luglio, a Salerno o altrove.

Delle capacità comunicative di Nicola molto è stato detto e scritto recentemente. Meno ci si è invece soffermati sulle sue conoscenze tecniche e sulla capacità da parte dell’allenatore della Salernitana di trasmetterle velocemente alla squadra.

Già a Crotone (2016/17) Nicola si era segnalato come uno degli allenatori più attenti alle innovazioni provenienti da fuori. Quella squadra infatti fu una delle prime in Italia ad utilizzare il concetto di mezzo spazio in fase di possesso.

I rossoblù infatti giocavano con un 4-4-2 /4-4-2-0 che dava priorità ad un blocco medio/basso con tre linee difensive (gli attaccanti lavoravano molto sotto palla) con l’avversario come riferimento.

In fase offensiva i due esterni (Marcus Rohden e Adrian Stoian) andavano a giocare nei mezzi spazi, lasciando liberi i corridoi esterni per le avanzate dei terzini (Martella e Rosi) e creando delle difficoltà ai laterali bassi avversari, che non sapevano se stringere o mantenere un posizionamento più aperto.

Una situazione offensiva del Crotone di Nicola: il terzino avversario è costretto a scegliere se rimanere stretto sull’esterno alto (Stoian) o allargarsi per seguire il terzino calabrese (Martella).

Arrivato a Salerno, Nicola si è trovato a dover gestire una situazione difficile non soltanto dal punto di vista della classifica e dell’ambiente (rattristato dall’andamento del campionato) ma anche ad avere a che fare con un gruppo nuovo da trasformare in squadra e al quale trasferire determinate conoscenze in un lasso di tempo molto breve.

Il tecnico piemontese ed il suo staff si sono messi subito all’opera. Alternando difesa a tre e difesa a quattro, Nicola è riuscito a costruire una squadra che ha provato a giocare un calcio ad alta intensità in entrambe le fasi di gioco.

Una situazione difensiva di riaggressione dei granata nel filmato VideoMatch di Sics 

Dal punto di vista difensivo l’ordine era quello di mettere pressione sulla palla (cosa che permetteva alla squadra di mantenere una linea alta), andando a dare vita ad un sistema difensivo di 1c1 a tutto campo, fino a quando la condizione fisica lo permetteva.

Quando le energie calavano, la Salernitana tornava a difendersi bassa come durante le gestioni precedenti ma con Nicola che stava attento a tenere sempre alto il livello di concentrazione dei suoi.

Dopo la vittoria sulla Fiorentina. Ancora una volta il tecnico dei campani sposta l’attenzione su questioni di campo.

L’indice PPDA della formazione granata (15.50, il più alto della serie A) è figlio di un’aggressione che non sempre partiva (o riusciva ad essere efficace) fin dalla costruzione avversaria ma che privilegiava la costruzione di un blocco medio che chiudesse i corridoi centrali del campo.

In fase offensiva la soluzione primaria era quella di cercare Milan Đurić con palloni alti per andare poi a giocare sulle seconde palle. È stata questa una strategia che ha pagato, grazie proprio al lavoro del centravanti bosniaco. Đurić infatti non è solo eccezionale nel vincere i duelli aerei (primo calciatore del campionato con 243 vinti) ma anche nell’utilizzare testa, corpo e piedi per indirizzare correttamente i palloni verso i propri compagni.

Nella clip montata con VideoMatch di Sics osserviamo un esempio di come la Salernitana di Nicola abbia cercato spesso Đurić per risalire il campo.

In mezzo al campo poi Nicola ha trovato la quadra grazie ad Emil Bohinen ed Ederson. Il figlio di Lars (ex nazionale della Norvegia) si è rivelato come uno dei migliori play bassi del torneo, registrando una media di 2.1 passaggi chiave a partita.

Dati soccerment.

Il brasiliano, un carneade al momento del suo sbarco in Italia dal Corinthians, si è rapidamente imposto come mezzala di qualità e quantità nel centrocampo campano.

Il lancio di questi elementi (e il rilancio di altri come Mazzocchi o Verdi) ha permesso a Nicola non solo di centrare il risultato ma anche di creare valore. Incidendo ancora una volta sul piano tattico, tecnico, fisico e psicologico, Nicola si è quindi confermato allenatore a 360°.

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