Al di là della partita Analisi tattica La giocata La mossa tattica

Befana tattica

La giornata dell’Epifania ha portato con sé la ripresa del campionato (pur in mezzo alle note difficoltà) con l’inizio del girone di ritorno. Le (poche) partite giocate hanno subito proposto degli spunti interessanti. In questo contributo ci proponiamo di analizzare tre situazioni fra quelle venutesi a sviluppare in questo primo turno del 2022.

Il possesso del Milan

Nelle ultime settimane del 2021, complici anche alcuni risultati non all’altezza (un solo punto conquistato fra Sassuolo, Napoli e Udinese), si erano levate da più parti voci critiche nei confronti di Stefano Pioli, ‘accusato’ di essere troppo rigido nell’utilizzo del 4-2-3-1. Detto che quest’ultimo rappresenta soltanto il modulo base di una squadra estremamente fluida e dinamica in entrambe le fasi di gioco, se qualche critica poteva essere mossa al tecnico rossonero era semmai quella di essere arrivato ad un punto in cui costruzione e sviluppo del Milan sono diventate di più facile lettura da parte degli avversari.

Questo soprattutto in costruzione, con i rossoneri che hanno mostrato soprattutto una disposizione 3-1 con uno dei mediani in salida lavolpiana in mezzo (o a lato) dei centrali di difesa e con l’altro più avanti in verticale.

Fra le altre soluzioni mostrate dal Milan nella prima metà di stagione c’è stata anche quella che prevede la salita di uno dei terzini, che va ad occupare una posizione non in ampiezza ma più centrale, facente funzione da centrocampista.

Contro la Roma questo atteggiamento è stato accentuato, con Florenzi e Theo Hernández ad agire da falsi terzini alternandosi fra garantire ampiezza ed entrare dentro il campo ma che in alcune circostanze si sono ritrovati entrambi nei corridoi di mezzo al fianco di Tonali, compensando i movimenti di Krunić e Brahim Díaz ai quali Pioli aveva affidato compiti molto offensivi in possesso.

L’importanza dell’ex romanista e del francese nello sviluppo milanista è testimoniata da alcuni dati. Entrambi hanno prodotto 3 passaggi chiave a testa con Florenzi che ha distribuito 44 palloni (con una precisione dell’86%) e prodotto 0.07 in termini di expected threat mentre Theo ha effettuato 52 passaggi (81% accurati) con un dato xT di 0.03.

Come si vede, al di là della velocità nel muovere palla e dell’efficacia della produzione offensiva, il successivo passo nello sviluppo del gioco rossonero sembra poter passare dalla capacità nell’andare a occupare con determinati elementi delle zone di campo sempre diverse, in funzione della proposta difensiva avversaria.  

Il gol dell’Empoli (il terzo)

La terza rete della squadra toscana contro la Lazio ha avuto uno sviluppo che ha rimarcato le difficoltà difensive della compagine biancoceleste. Difficoltà in linea con quanto mostrato in questi mesi dato che i laziali hanno finora subito (comprendendo le tre contro gli uomini di Andreazzoli) ben 37 reti (1.85 a partita) fuori da 28.50 expected goals (xG) concessi.

I dati su pressing e dominio territoriale della Lazio prima della partita con l’Empoli nella review di metà stagione di soccerment.

Nell’azione del gol del momentaneo 2-3 a venir meno è stata prima di tutto l’azione di pressing degli uomini di Sarri. La prima linea è stata infatti saltata agevolmente dalla costruzione empolese mentre la seconda era troppo distante per dar vita alla seconda ondata di aggressione in avanti.

Nel prosieguo dell’azione la compagine azzurra ha poi mosso palla sulla sinistra, la destra difensiva biancoceleste. In questa circostanza, Bandinelli ha servito in avanti Marchizza, che si è mosso con una sovrapposizione interna rispetto al compagno.

Il movimento del no.3 empolese non viene assorbito bene da Milinković-Savić e, forse a causa del non perfetto ripiegamento del serbo, convince Luiz Felipe a rompere la linea per andare a portare il raddoppio.

Lo stesso allenatore biancoceleste, nel dopo gara, è tornato sulla questione tattica relativa al movimento del centrale brasiliano.

In questo modo però rimangono a protezione del centro dell’area solo due difensori laziali i quali non riescono a gestire la diagonale negativa, col risultato di favorire la superiorità posizionale di cui gode Di Francesco, autore del gol.

Nel montaggio VideoMatch di Sics il gol in questione.

Le difficoltà difensive della Juve

Contro un Napoli rimaneggiato e dalla panchina estremamente corta, Allegri ha impostato un piano gara che in non possesso prevedeva l’alternarsi di una pressione alta sulla prima costruzione avversaria ad una fase più orientata alla copertura degli spazi nella propria metà campo.

Questo duplice atteggiamento spiega perché alla fine dell’incontro la compagine bianconera abbia registrato un dato piuttosto alto in termini di PPDA (12.50 secondo il modello understat) a fronte di un baricentro medio sul possesso avversario non bassissimo (48.02m).

La mancanza di pressione nei propri 50m di campo ha permesso al Napoli tenere alto il proprio baricentro (56.17m nelle fasi d’attacco). In questo contesto la scelta difensiva della (privilegiare la difesa degli spazi e delle linee di passaggio) non è stata però accompagnata da una adeguata copertura della palla.

Così, anche se alla fine il Napoli non ha creato molto (appena 0.82 xG e un IPO di 23), questo è stato sufficiente a garantire agli ospiti un pareggio, frutto di un’azione nella quale proprio la mancata pressione sul portatore di palla ha esposto Alex Sandro ad una situazione di 1c1 contro Politano nell’azione del gol del vantaggio di Mertens.  

Un atteggiamento difensivo ibrido quello della Juventus che alla fine non ha pagato e sul quale Allegri dovrà continuare a lavorare se vorrà una squadra in grado di dettare il contesto senza palla.

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