La mossa tattica Nouvelle vague

Caos organizzato

Fra le partite disputatesi per i round preliminari delle coppe europee (da questa stagione nuovamente tre, con l’aggiunta della neonata Conference League) di un certo interesse è stata la sfida fra i bulgari del Ludogorets e gli svedesi del Malmö.

In particolare, al di là del livello delle due squadre, l’atteggiamento in fase di non possesso dei campioni di Svezia è risultato efficace e meritevole di essere analizzato.

A guidare Di blåe, dal 2020, è arrivato Jon Dahl Tomasson, in sostituzione del tedesco Uwe Rösler. L’ex giocatore del Milan ha cercato fin da subito di installare un modello di gioco che fosse in grado di riportare la squadra al vertice dell’Allsvenskan (il massimo campionato svedese) e, al contempo, permettesse agli scandinavi di ben figurare nelle coppe europee, dove il livello della competizione si alza.

I risultati non sono mancati: alla sua prima annata con il club Tomasson ha riportato a casa il titolo, arrivando a superare il girone di Europa League (prima di essere eliminato nel doppio confronto dei sedicesimi dal Wolfsburg) mentre quest’anno la campagna continentale ha visto il Malmö arrivare alla sfida col Ludogorets dopo aver precedentemente eliminato i Rangers di Glasgow.

Contro i bulgari la squadra di Tomasson ha mostrato una grande intensità nel pressing all’interno di un sistema di base 3-4-1-2.

Elemento cardine della fase difensiva della compagine svedese è stata la creazione di 1c1 a tutto campo. Questo seguendo i principi della marcatura a zona così come originariamente concepita, vale a dire rispettando la condizione di marcatura individuale dell’avversario che gravita nella zona di riferimento del difendente.

In linea di massima quindi il sistema difensivo del Malmö era fluido, dilatato orizzontalmente e verticalmente, senza paura di dar vita a spazi interlineari o all’interno di una stessa linea difensiva. Come si vede, un atteggiamento totalmente diverso da quello utilizzato dalla nazionale svedese, abituata da decenni a praticare un 4-4-2 rigorosamente a zona.

Nel montaggio VideoMatch di Sics una sequenza difensiva del Malmö. Da notare la forte aggressione 1c1, il quinto sul lato forte che si alza con l’opposto che si abbassa (dando vita ad una momentanea linea a quattro), la difesa che accompagna bene la pressione in avanti (senza dar vita a sotto-blocchi) e non ha problemi a rompersi.

Nel secondo tempo (in situazione di vantaggio 1-0) l’atteggiamento difensivo del Malmö è stato meno aggressivo, con più fasi di difesa posizionale in blocco medio.

Attuando un comportamento comune a molte squadre in questo periodo storico, gli svedesi si posizionavano con tutti gli uomini dietro la linea della palla e con la linea difensiva avanzata, per togliere profondità agli attaccanti del Ludogorets.

Lo scopo era quello di chiudere le linee di passaggio centrali, comprimendo la zona di rifinitura, per invitare gli avversari a muovere palla esternamente dove, con l’ausilio della linea laterale, gli uomini di Tomasson facevano ripartire l’aggressione.

 

Una situazione di blocco medio del Malmö. I giocatori del Ludogorets riescono a superare la prima linea difensiva svedese ma poi giocano palla esternamente dove i ragazzi di Tomasson riescono a basculare bene, comprimendo gli spazi e conquistando palla per poi far partire una immediata azione di contropiede.

In generale poi, i passaggi arretrati erano il segnale che faceva scattare la pressione in avanti dell’undici scandinavo. Questo atteggiamento, unito a quello situazionale sui rinvii del portiere bulgaro, forzava il Ludogorets a giocare diversi palloni lunghi da zona 1, facilitando il lavoro della linea arretrata svedese.

Alcune situazioni del pressing svedese nella ripresa in situazione di scarico nel filmato  VideoMatch di Sics.

Un sistema difensivo, quello evidenziato dal Malmö nel preliminare di Champions, coerente con le idee di gioco di Tomasson. D’altra parte era stato lo stesso tecnico danese nel giugno scorso, in una intervista, a parlare del «pressing altissimo» della sua squadra e della necessità di creare caos nella testa degli avversari in un calcio senza moduli fissi.

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