Ritorno al passato

L’ultimo Diez

Il campionato 1989/90 si apre con le solite favorite allo scudetto: il Milan di Arrigo Sacchi, l’Inter dei record di Trapattoni e dei tre tedeschi (squadra campione in carica), la Samp di Vialli e Mancini (attesa al definitivo salto di qualità), la Juventus di Zoff e nel neoacquisto Salvatore Schillaci, capocannoniere dell’ultima serie B.

Fra le squadre favorite ci sarebbe anche il Napoli di Maradona…se non fosse che el Diez, nell’estate 1989, fa le bizze. Maradona infatti vorrebbe volare via dalla prigione d’orata partenopea per prendere la strada di Marsiglia, dove lo attende Bernard Tapie. Il milionario francese ha già investito per Tigana e Francescoli e vorrebbe aggiungere Maradona ad una squadra che ha in testa di vincere la coppa Campioni.

Solo qualche tempo prima, Diego aveva guidato il Napoli alla conquista della coppa Uefa 1988/89 battendo in finale lo Stoccarda.

Si è parlato di promesse fatte dal presidente Ferlaino a Maradona. ‹‹I dirigenti mi contattarono offrendomi il doppio dello stipendio che prendevo al Napoli›› ha ricordato anni dopo el pibe de oro. ‹‹All’epoca giocavo lì e il presidente Ferlaino mi disse che se avessimo vinto la coppa Uefa mi avrebbe lasciato andare. Tapie e Hidalgo, presidente e direttore sportivo del Marsiglia, sono venuti addirittura a trovarmi in Italia per farmi la proposta e discuterne insieme››. 

La figurina che non abbiamo visto mai, prodotta da @OldSchoolPanini

Ideatore della trattativa è lo jugoslavo Michel Basilevic, intermediario che in passato aveva portato Cruyff al Barcellona, Rep e Tarantini in Francia. È Basilevic che racconta a Tapie che Maradona è stanco di Napoli, ha problemi personali e non gli dispiacerebbe lasciare. È stanco anche di Ottavio Bianchi, l’allenatore che ha guidato il Napoli al primo storico scudetto e alla vittoria della Uefa ma con il quale una parte dello spogliatoio (compreso Diego) non ha mai legato.

Il fuoriclasse argentino incontra in gran segreto i dirigenti marsigliesi fra il 30 maggio ed il 1° giugno 1989. Ma Maradona ha un contratto col Napoli, appena rinnovato fino al 1993. Tapie non si spaventa e offre 9 miliardi di lire per il club partenopeo ed uno stipendio doppio di quello che l’argentino percepiva a Napoli.

Il 3 giugno 1989 L’Équipe si sbilancia titolando in prima pagina: Maradona a Marsiglia. Il pibe prima sementisce poi, partito per le ferie in Brasile, sbotta in un comunicato a mezzo stampa, chiedendo il via libera a Ferlaino. Per la prima volta l’asso argentino parla apertamente dell’offerta del Marsiglia.

La prima pagina de @lequipe del 3 giugno 1989.

Ma il Napoli non ne vuole sapere e lo aspetta per il 16 agosto in ritiro, un mese dopo la conclusione della coppa America, il mese preteso da Diego per riposarsi. Ma quel 16 agosto di Maradona sul volo 130 Aerolineas Argentinas diretto a Roma non c’è traccia. El diez non ne vuole sapere di tornare e preferisce restare a pesca di dorados lungo il Rio Paranà.

Il 31 agosto 1989, alla chiusura del mercato, Tapie afferma che Maradona ‹‹porterà la maglia dell’OM o smetterà di giocare in Europa››. Non andrà così…

La stagione inizia e Maradona dunque non c’è. Il Napoli targato Bigon (il tecnico scelto per il dopo Bianchi, dopo aver vagliato una rosa che comprendeva anche Galeone) parte comunque bene, vincendo contro Ascoli e Udinese e pareggiando col Cesena. 

https://twitter.com/figurinepaniniIl Napoli 1989/90 nell’album delle @figurinepanini.

Le critiche per il comportamento di Dieguito si sprecano. C’è chi lo accusa di comportamenti piò o meno irresponsabili che avrebbero inserito il calcio sotto ‹‹un’ottica di puro divismo e spettacolo››. Tapie insiste e mette sul piatto 15 miliardi ma Ferlaino non cambia idea. Sui giornali è una continua caccia a trovare Maradona: Diego tornerà? Quando? Arriva oggi?

Alla fine Maradona si materializza: è il 5 settembre 1989. Non è un ritorno indolore. C’è uno strappo da ricucire con tutto l’ambiente. Diego va in ritiro col Napoli prima della trasferta di Verona e fa il suo ritorno in maglia azzurra il 17 settembre contro la Fiorentina.

Parte dalla panchina quel giorno ed entra n campo con i viola avanti 0-2 grazie ad una doppietta di Roberto Baggio. Il secondo gol, nel quale il 10 gigliato scarta i difensori napoletani come fossero birilli, segnando forse il più gol della storia del calcio. Maradona sbaglia un rigore (parato da Landucci) ma poi guida i suoi ad una improbabile rimonta.

Maradona in panchina (con la no.16) per l’inizio di Napoli – Fiorentina. Con lui anche Zola, Francini e Di Fusco.

I problemi però non sono risolti. A novembre Diego non si presenza in ritiro in vista del ritorno della sfida agli svizzeri del Wettingen, valida per la coppa Uefa, recandosi invece direttamente al San Paolo. Ferlaino ordina a Bigon di non schierare in campo l’argentino. Il capitano azzurro non ci sta e minaccia di andarsene. Il giorno dopo si presenta a Soccavo dicendo ‹‹Ferlaino è il mio padrone, quando vuole giocherò››. Alla fine pagherà una salatissima multa.

È una stagione, quella, che sarà tormentata dalla questione Maradona: ritardi, ribellioni, assenze, ulteriori esclusioni.

Diego comunque resta a Napoli e lo conduce al secondo scudetto con un contributo importante di 16 gol personali, suo record in serie A. Ma quella estate del 1989 certifica ufficialmente la rottura con l’ambiente.

L’ultima puntata del film del campionato 1989/90 sul @GuerinSportivo.

Bigon ha costruito un undici che funziona e dove si rivela un grande Zola nei panni del vice-Diego. Il sistema dell’ex attaccante del Milan di Liedholm era basato sui fondamenti del gioco all’italiana: difesa coriacea con marcature ferree, costruita intorno ai vari Ferrara, Fusi, Baroni, Francini, Corradini e al libero Renica.

A quest’ultimo, in fase di possesso palla, spettava il compito di cominciare l’azione, con il primo obiettivo di servire Maradona o di lanciare lungo per Careca. A centrocampo Crippa e De Napoli facevano il lavoro sporco, aiutati dai ripiegamenti di Carnevale (che comunque riesce a segnare 8 gol).

Il Napoli va in testa e ci rimane per ventiquattro giornate. Dietro, le varie pretendenti si sciolgono pian piano. Tutte, tranne il Milan di Sacchi. Così quel campionato che condurrà a Italia 90 ripresenta di nuovo la rivalità che ha infiammato il calcio italiano alla fine di quel decennio mitico: Napoli contro Milan.

L’11 febbraio 1990 c’è lo scontro diretto. I rossoneri vincono 3-0 a agguantano il Napoli in vetta alla classifica. Saranno decisive le successive dieci partite. Il 25 febbraio la squadra di Bigon viene travolta dall’Inter. Il Milan va in testa da solo, salvo poi capitolare a Torino sotto i colpi della Juventus di Zoff (3-0). Ma il Napoli non ne approfitta, limitandosi ad un pareggio a Lecce (1-1). A marzo la squadra di Sacchi sembra sulle gambe, come dimostra il derby perso malamente con l’Inter (1-3). Anche il Napoli viene però battuto (dalla Samp) così la sfida resta viva. La domenica successiva non succede niente: i rossoneri passano a Lecce mentre il Napoli regola la Juve.

Eccoci al fatidico 8 aprile quello della monetina di Alemão. Ma è soprattutto il Milan a buttare via lo scudetto, crollando a Verona alla penultima. Il Napoli invece vince a Bologna con un gol di Diego e sorpassa i rossoneri. La vittoria all’ultima giornata sulla Lazio consegna il titolo al Napoli. Il Maradona festante, che negli spogliatoi si sostituisce a Galeazzi, è stato forse l’ultimo Diego felice in versione napoletana.

La copertina del @GuerinSportivo dell’aprile 1990: oltre alla monetina di Alemão c’è il giallo del gol annullato a Marronaro del Bologna.

Poi arriveranno il mondiale italiano, la semifinale con l’Italia, la finale persa contro la Germania per un arbitraggio discutibile, la nuova stagione, la Supercoppa contro la Juve di Maifredi (l’ultimo trofeo vinto in carriera da Diego), la fuga dall’Italia…

L’arbitro Codesal ammonisce Maradona nella finale di Italia la 90, durante la quale il messicano espulse Monzon e Dezotti.

Da parte sua Tapie, svanito Maradona, ripiegherà su Chris Waddle. coronerà lo stesso il suo sogno, vincendo la coppa Campioni proprio contro il Milan, nel 1993.

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