Così gioca il Genoa di Ballardini

Ben 24 punti conquistati in 13 partite alla media di 1.85 a partita, per una tranquilla tredicesima posizione in classifica. Dall’arrivo di Davide Ballardini (che sostituendo Ivan Juric ha cominciato la sua terza avventura sulla sponda rossoblù di Marassi) il Genoa ha cambiato il corso del suo campionato che, prima dell’arrivo del tecnico romagnolo, lo vedeva pericolosamente invischiato nella lotta per non retrocedere. Come per Udinese e Sassuolo, anche per il Genoa il cambio di panchina ha sortito benefici effetti. Ma, mentre la squadra di Oddo e quella di Iachini stanno ultimamente vivendo un periodo di fisiologico appannamento, dopo le impennate inziali seguenti il cambio di allenatore, il Genoa continua a stupire.

Cosa ha fatto Ballardini per modificare i risultati dei rossoblù? Sicuramente il nuovo allenatore ha lavorato da un punto di vista psicologico, ma anche da quello tattico si sono visti dei cambiamenti evidenti rispetto alla precedente gestione di Juric.

La capacità di Ballardini è stata proprio quella di modificare tanto la disposizione tattica quanto i principi di gioco del Genoa in entrambe le fasi, distaccandosi dal lavoro precedentemente svolto da Juric.

Per quanto riguarda la fase offensiva, Juric aveva riprodotto a Genova quanto di buono mostrato a Crotone, vale a dire una squadra costruita essenzialmente sulla verticalità e la ricerca della profondità. Nel sistema di gioco dell’allenatore croato gli esterni di centrocampo sono i giocatori deputati a garantire ampiezza mentre le ali hanno il compito di portarsi più all’interno del campo. Tuttavia, sempre all’interno del 3-4-3 di base, mentre l’esterno alto a sinistra (prima Ninković poi Taarabt) si allargava anche in fascia, Rigoni (il trequartista schierato nell’half-space destro) giocava più all’interno, col compito di supportare il centravanti mediante inserimenti centrali.

Anche se la ricerca della profondità è rimasta il principio centrale della fase offensiva genoana (secondo i dati InStat i Rossoblù sono soltanto sedicesimi in termini di numero di passaggi in un minuto di possesso palla con 14) Ballardini ha mutato il sistema di gioco passando ad un meno offensivo 3-5-2 e ha cambiato i compiti degli attaccanti. Infatti, sia a Galabinov (dopo l’infortunio di Taarabt) che a Pandev (rispolverato da Ballardini dopo essere quasi scomparso sotto la gestione precedente) non sono chiesti movimenti volti ad allargarsi in fascia quanto piuttosto di stazionare nella zona centrale per farsi trovare pronti in area a ricevere il cross, una delle armi di rifinitura privilegiate dal Grifone (il Genoa effettua una media di 15 traversoni a partita).

Determinante poi è risultato il rinnovato apporto di Pandev, non soltanto in termini realizzativi (tre i gol finora realizzati dal macedone). Infatti, l’ex interista è l’uomo di raccordo fra centrocampo e attacco, il giocatore incaricato di abbassarsi per garantire un appoggio all’uscita della palla da dietro mentre il suo compagno di reparto si preoccupa di offrire alla squadra la profondità.

Dietro Pandev e Galabinov (o Lapadula) operano le mezzali. Rigoni (pur partendo più indietro rispetto a quanto faceva sotto la precedente gestione tecnica), il neo-arrivato Bessa e Bertolacci sono in grado di gestire il pallone come di attaccare la profondità. L’ex-milanista poi, dopo l’infortunio di Miguel Veloso, è stato utilizzato da Ballardini anche come playmaker davanti alla difesa, pur avendo caratteristiche diverse da quelle del centrocampista portoghese. L’altra alternativa fra gli interni di centrocampo è rappresentata da un altro neoacquisto come lo svedese Hiljemark, elemento che garantisce anche un aiuto in fase di copertura.

Una delle giocate in transizione offensiva tipiche del Genoa di Ballardini è quella che prevede la palla verso uno dei due attaccanti e lo scarico immediato sui centrocampisti centrali cui fa seguito l’apertura sull’esterno di parte pronto al traversone.

Nel video InStat Pandev scarica dietro su Hiljemark che a sua volta allarga in fascia per laxalt pronto al cross.

La fase di costruzione non è particolarmente elaborata con i difensori centrali che non hanno problemi a calciare lungo o ad appoggiarsi a Perin per un rilancio del portiere. In generale, l’intera fase offensiva non è così sbilanciata com’era invece con Juric e questo atteggiamento lo si nota quando si considera che il Genoa ha realizzato soltanto 21 gol, diciassettesimo attacco della massima serie, con un dato di expected goals (xG) di 25.74 secondo il modello understat.com.

Questo maggior equilibrio ha però avuto effetti positivi sulla fase difensiva della squadra rossoblù. Una fase offensiva più verticale, spesso condotta con pochi uomini e volta a cercare lquanto prima la profondità ha reso il Genoa più impermeabile alle transizioni negative rispetto a quanto accadeva con il gioco palleggiato e offensivo di Juric.

Senza palla, il Genoa di Ballardini si posiziona in un 5-3-2 di contenimento, cercando compattezza verticale e densità in zona centrale. La linea difensiva è bassa: i Rossoblù conquistano palla ad una distanza media di 76.7 metri dalla porta avversaria contro una media del campionato di 75.6.  I giocatori di movimento si abbassano dietro la linea della palla con gli esterni di centrocampo che arretrano a formare una linea difensiva a cinque. Le uscite laterali sono demandate alle mezzali e l’intero possesso avversario è orientato alle zone esterne proprio per privilegiare la copertura degli spazzi centrali.

La difesa posizionale del Genoa forza l’Inter ad una improbabile giocata verticale. Fonte: InStat.

Veicolata esternamente la manovra avversaria trova lo sbocco più classico nel cross dove i difensori centrali genoani (Zukanovic, Spolli, Rossettini) hanno chili e centimetri per eccellere nel gioco aereo.

Il Genoa chiude il centro costringendo gli avversari ad attaccare dalla fasce ma i cross sono facile preda dei centrali rossoblù, Spolli in questo caso. Fonte: InStat.

Ballardini ha anche modificato l’approccio difensivo della squadra mitigando l’esasperata difesa a uomo che Juric aveva mutuato dal suo mentore Gasperini a favore di una versione più orientata alla copertura della zona.

In generale, i due braccetti della difesa a tre mantengono la loro aggressività nel seguire verticalmente l’uomo nella propria zona. Maggiori difficoltà invece vengono incontrate dai tre centrali quando si tratta di scivolare lateralmente per coprire lo spazio alle spalle degli esterni. L’intera fase difensiva del Genoa ha beneficiato dell’arrivo di Ballardini sotto la cui guida i Rossoblù sono diventati la quinta difesa del campionato per quanto riguarda i gol subiti (25) e la sesta per quello che concerne il dato relativo agli expected goals against (xGA) con 26.19.

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