Ha più vite lui di un qualsiasi personaggio dei videogiochi. Questo è José Mourinho. Dato ripetutamente per finito (calcisticamente), l’uomo di Setúbal è sempre riuscito a risorgere dalle proprie ceneri, come una moderna Fenice.
Questa volta lo ha fatto vincendo nientemeno che al Camp Nou, un tempo lontano casa sua (come assistente di Bobby Robson) e poi via via, negli anni, uno dei luoghi dove è stato sportivamente fra gli avversari più odiati dai tifosi culé.
Niente male per il sessantatreenne portoghese, che si è dovuto presentare al clásico senza il prodigioso portiere Thibaut Courtois (bloccato dall’influenza) e senza Vinícius Júnior (squalificato).
Quest’ultima defezione, per paradossale che sia, è risultata parte fondamentale della strategia vincente elaborata dall’ex tecnico di Inter e Roma, che ha potuto schierare la squadra con un 4-2-3-1 che prevedeva Jude Bellingham a ridosso dell’unica punta Kylian Mbappé.
Al di là di come si è sviluppata tatticamente la partita (col Real che ha parcheggiato bene il bus, impedendo ai blaugrana di costruire la consueta dose di pericoli offensivi), per la quale vi rimando ad altre analisi, la cosa da sottolineare in questo contributo è come Mourinho abbia saputo correggere ciò che non era andato nella prima parte di stagione.
A cominciare dal centrocampo, dove Mou ha schierato inizialmente Bernardo Silva al fianco di Aurélien Tchouaméni, per poi finire la gara con Eduardo Camavinga al posto del portoghese. Silva si è così ritrovato titolare per la prima volta dopo sei settimane.
Anche la mossa di utilizzare Arda Güler ha dato i suoi frutti. Il turco, oltre che un fine dicitore, è il vero equilibratore del Real. In conseguenza di queste scelte, Federico Valverde è stato, obtorto collo, ricollocato nella mai amata posizione di terzino destro.
Tutte mosse vincenti perché i due mediani più Jude Bellingham hanno soffocato Rodri, Pedri e Fermín López, consentendo al Madrid di vincere la battaglia del centrocampo. Con l’uruguaiano in difesa, con Güler e col diciannovenne Yan Diomandé in campo e senza Vini, il Real ha trovato la quadra.
E non è che la squadra di Mourinho si sia soltanto difesa. Con la palla infatti ha giocato anche bene, sfruttando il legame tecnico fra Güler e Bellingham e la regìa di Bernardo Silva. Il clásico pare dunque aver indicato la strada maestra per una squadra che, forse, ha girato a proprio favore la stagione già dopo l’incredibile rimonta effettuata contro la Roma in Champions.
Sì perché, a inizio stagione, specialmente dopo la sconfitta nel derby con l’Atlético dello scorso 20 settembre, da più parti si erano levate critiche verso le prestazioni fornite dal Real. Da quel momento in poi però Mourinho ha come avuto una sorta di via libera per cambiare volto ai blancos, con decisioni anche coraggiose.
Decisioni che soltanto un allenatore con la reputazione del portoghese poteva permettersi di fare. E così eccoci di nuovo alla partita di Barcellona, dove il Madrid ha dimostrato di poter difendere da squadra e di restare, allo stesso tempo, pericoloso davanti.
Il successo finale mette ora Mourinho in una posizione di forza anche davanti al gruppo squadra. Chi è rimasto fuori sa che, se i risultati continueranno ad arrivare, dovrà fare qualcosa più che lamentarsi per rientrare fra i titolari.

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