Minuto cinquantacinque

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Forse se l’Inghilterra avesse battuto l’Argentina nella semifinale dello scorso campionato mondiale, il sogno di alzare un trofeo internazionale dopo sessant’anni si sarebbe lo stesso infranto in finale contro la Spagna, così come è accaduto agli ultimi Europei. Va bene, non si può paragonare il risultato di una eventuale finale di Coppa del Mondo a quello di una partita di Nations League, ma la sfida fra britannici e iberici ha confermato che la Invencible armada è ancora qui.

D’altra parte non si vince un Mondiale a caso. Certo è che i media d’oltremanica hanno puntato tutta la loro attenzione sul cinquantacinquesimo minuto e su quella semifinale, dura da digerire. Come ad Atlanta contro l’Argentina, così a Londra con la Spagna. Fino a quel momento infatti l’Inghilterra era avanti nel punteggio (1-0 questa estate, 2-1 ieri), salvo poi farsi rimontare a soccombere (2-1 negli Stati Uniti, 3-2 a Wembley).

In realtà, fra le due partite esiste una differenza. Con l’Albiceleste infatti la squadra di Thomas Tuchel era in totale controllo della gara. Con la Selección invece la sfida era molto più aperta e, anzi, erano stati bravi gli inglesi a tenerla viva dopo un primo tempo dominato dagli ospiti e nel quale soltanto l’imprecisione di Ferran Torres e la prestazione di James Trafford (scelto a sorpresa da Tuchel al posto di Jordan Pickford) hanno tenuto a galla i bianchi.

Nella prima frazione l’Inghilterra ha fatto poco. Però ha mostrato una via che, forse, altre squadre potranno seguire quando si troveranno davanti una Spagna che, con questa vittoria, porta la sua imbattibilità a trentanove gare consecutive.

Già perché Tuchel ha cercato di attaccare il blocco difensivo avversario in ampiezza, ricorrendo a cambi di gioco che hanno rischiato di prendere alle spalle i ragazzi di Luis de la Fuente. A creare problemi agli spagnoli erano soprattutto Anthony Gordon a sinistra e, in mezzo, Jude Bellingham, numero 10 di maglia e di fatto.

A destra si dava un gran daffare Bukayo Saka. Davanti poi c’era sempre Harry Kane. Ma la partita era in mano alla Spagna. Certo, favorita dal regalo fatto dopo pochi minuti da Marc Guéhi, erratico quanto basta per consegnare a un Lamine Yamal nuovamente in forma (dopo i problemi fisici avuti al Mondiale) una per lui comoda occasione per portare avanti i suoi.

Il fatto è che gli spagnoli non la chiudevano, favorendo così il ritorno dei padroni di casa. Ma la partita girava ancora quando Kane sbagliava il rigore del possibile 3-1. Quello era il turning point definitivo. Dopo infatti sono arrivate le reti di Álex Baena (su un altro cortese regalo inglese, stavolta a opera di Nick O’Reilly) e di Mikel Oyarzabal, due dei sostituti mandati in campo da de la Fuente.

Cosa resta di questo confronto? L’Inghilterra, volente o nolente, non potendo sfidare la Spagna sul piano del controllo del contesto l’ha buttata sul caos, anche se Tuchel, parlando a BBC Radio 5 Live nel post partita, non si è detto d’accordo con questa interpretazione: ‹‹non sono sicuro che ci sia stata molta confusione. Abbiamo recuperato un numero incredibile di palloni alti nella metà campo avversaria, credo 15 in più rispetto alla Spagna. In totale, credo 15 nel solo primo tempo. Una cosa del genere si scontra con una squadra come la Spagna solo se giochiamo a uomo, quindi siamo stati molto coraggiosi››.

‹‹In fase offensiva, credo che abbiamo giocato con una struttura ben definita. Abbiamo cercato spesso di cambiare lato. Abbiamo provato ad avanzare i terzini per fare la differenza e lo hanno fatto. Tante cose positive, ma purtroppo non il risultato››.

Sarà. Di certo, di controllo gli inglesi ne hanno avuto poco. Sul risultato, a un certo punto, ma non sulla partita. Forse non era nemmeno possibile immaginare uno scenario diverso quando davanti hai palleggiatori come Pedri, Rodri, Dani Olmo e Fabián Ruiz, vale a dire il centrocampo del Barcellona più un interno due volte vincitore della Champions.

Almeno la squadra di Tuchel non si è chiusa dietro, come invece aveva incautamente fatto contro l’Argentina. Ha sfidato gli spagnoli a viso aperto. Ha giocato una partita fisica, con continui ribaltamenti, andando in contropiede quando possibile. È stata coraggiosa, pressando forte in avanti e accettando sull’ultima linea un tre contro tre con Yamal, Torres e Nico Williams. Esattamente quello che non aveva fatto (o non era riuscita a fare, dipende dai punti di vista) ad Atlanta.

Non è bastato. I giornali inglesi plaudono all’atteggiamento inglese, ammettendo la superiorità degli avversari e sottolineando come l’Inghilterra, a un certo punto, potesse anche vincere. Non so però se giocando così e perdendo contro l’Argentina o in finale con la Spagna agli ultimi Mondiali i commenti sarebbero stati altrettanto positivi verso Tuchel come lo sono stati dopo questa sconfitta.

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