Continua la striscia negativa dell’Inter nei derby: con quello perso sabato sera sale a otto il numero di stracittadine che sono state giocate senza un successo dei nerazzurri. Ma cosa ci ha detto il successo (3-1) del Milan nel derby della Madonnina numero duecentoquarantasette della storia?
Prima di tutto, che la gherminella tattica di Cristian Chivu non ha funzionato. Privo di Lautaro Martínez infortunato e con Bonny e Pio Esposito a mezzo servizio causa influenza (e infatti i due si sono accomodati in panchina, salvo poi entrare quando ormai i buoi erano scappati dalla stalla), il tecnico rumeno ha proposto un 3-4-2-1 inedito a queste latitudini, con Sučić e Diouf a ridosso di Thuram.
Una soluzione tattica nuova per una squadra da sempre abituata a giocare 3-5-2 e che, oltre a fare di necessità virtù (sulla carta), finiva per incastrarsi perfettamente con la disposizione di un Milan tornato proprio al 3-4-2-1, modulo ideale di Ruben Amorim.
Il problema per l’Inter è stato che, nel gioco delle coppie e degli incastri, i rossoneri avevano costruito a destra il proprio lato forte. Un lato che ha messo fin da subito in difficoltà Carlos Augusto e Bastoni, i due interisti deputati a presidiare quella zona.
A farla da padroni lì invece sono stati Diego Moreira e un Adrien Rabiot intelligentemente posizionato da Amorim come trequartista destro.
Con Modrić e Mensah a bloccare i corridoi centrali e con i già citati Diouf e Sučić in difficoltà nel muoversi da numeri dieci, l’Inter si è vista negare l’accesso alla zona di trequarti. Se a quando detto fino a ora si aggiunge la ormai solita partenza al rallentatore degli uomini di Chivu si capisce come mai, dopo appena dieci minuti dal fischio d’inizio della contesa, il Milan fosse già avanti di due reti.
C’è da dire anche che entrambe le marcature rossonere (su bel colpo di testa del pienamente rilanciato Pulisic e su una giocata da biliardo di Rabiot dopo schema da calcio d’angolo) hanno ulteriormente evidenziato un altro dei problemi dell’Inter in questa prima parte della stagione, vale a dire quello della difesa della propria area di rigore.
Il passaggio da difensori come Acerbi e de Vrij ai vari Akanji, Stones e Pavard, con anche la presenza di un marcatore non eccezionale come Bisseck, ha reso problematico all’Inter riuscire a contenere gli avversari negli ultimi sedici metri. Anche con questo si spiegano le tredici reti già incassate in campionato.
Non che il Milan sia messo meglio in De Winter e Pavlović. Ma l’Inter, alle mancanze nella propria area, ha aggiunto quelle nell’area avversaria, quasi mai riempita bene, nonostante i tanti cross provati.
L’Inter migliore della serata la si è vista dopo il doppio svantaggio iniziale, quando la squadra di Chivu è riuscita a manovrare un po’, mettendo a nudo i problemi che anche il Milan ha nel difendere gli ultimi metri di campo (come si è visto in occasione del gol di Bastoni su angolo o nella incredibile parata di Maignan su conclusione ravvicinata di Spence), ma senza riuscire ad andare oltre la rete che ha momentaneamente accorciato le distanze.
L’errore in uscita di Barella, che ha permesso a Moreira di realizzare la terza rete rossonera su punizione, ha di fatto chiuso la partita.
La domanda a questo punto è: cosa ha detto la partita sullo stato di salute delle due squadre? L’Inter non sta benissimo. Chivu poteva forse gestire meglio le assenze e, soprattutto, i cambi, anticipando gli ingressi di due che trequartista ci sanno giocare come Mkhitaryan e Zieliński. Sicuramente c’è anche da lavorare sull’aspetto mentale.
I nerazzurri non possono sperare sempre di riuscire a completare rimonte partendo da situazioni di svantaggio. Contro il Milan e in Champions, non ci sono riusciti. È vero che l’Inter ha prodotto un totale di 1.68 expected goals, ma fuori da 19 tiri, per appena 0.08 xG a conclusione. A questo punto Chivu deve non solo recuperare al più presto i suoi attaccanti, ma anche trovare un piano B per situazioni come quelle che si sono presentate nel derby.
Per quanto riguarda Amorim, su di lui è stata gettata troppo velocemente la croce per l’andamento altalenante della squadra. Questo è stato spesso frutto del turnover obbligato al quale la stagione costringe le squadre con così tanti impegni ravvicinati. E le seconde linee non hanno ancora dimostrato di essere all’altezza delle prime. Il portoghese poi ha bisogno di altro tempo per trasmettere le sue idee a una squadra che, la scorsa stagione, era stata abituata a difendere in blocco basso per poi ripartire.
I rossoneri hanno anche difeso bene le corsie esterne, sporcando diverse delle palle laterali che l’Inter ha cercato di mettere dentro, cosa che non sempre era riuscita l’ora quest’anno. Da questa vittoria il Milan deve ora provare a trarre forza per provare a trovare continuità di risultati.

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