Foto: IMAGO /ABACAPRESS
Come d’autunno le foglie cadono dagli alberi, così durante le soste per le nazionali rischiano di cadere anche gli allenatori. Soprattutto durante questa prima, maxi interruzione (ben tre settimane). Un momento ideale per le squadre in crisi per avviare le prime riflessioni su quanto è stato fatto di buono (e di meno buono) in sede di mercato e per ragionare sull’operato dei propri staff tecnici.
Proprio un discorso di questo tipo è stato portato avanti in casa Venezia. Gli arancioneroverdi, tornati in Serie A dopo una sola stagione nel purgatorio cadetto, si ritrovano desolatamente ultimi dopo aver collezionato cinque sconfitte in altrettante partite.
Per questo motivo, la posizione del tecnico Giovanni Stroppa, l’artefice del ritorno immediato nella massima serie, è stata messa in discussione sia da stampa e tifosi che all’interno della società. Quest’ultima però, per bocca del direttore sportivo Filippo Antonelli, ha alla fine deciso di andare avanti con l’ex centrocampista del Milan.
Decisione giusta o sbagliata? Limitarsi a dire che solo il campo darà la risposta esatta a questa domanda appare riduttivo. Nella conferenza stampa in cui Antonelli ha annunciato la conferma del tecnico sono stati toccati diversi temi, a partire dalle scelte durante il calciomercato.
Il Venezia infatti, memore della retrocessione di due stagioni or sono, ha deciso di stravolgere completamente l’organico a disposizione di Stroppa. Fra prestiti e acquisti definitivi sono dunque arrivati in laguna venti calciatori nuovi, fra i quali Lorenzo Montipò, Armel Bella-Kotchap, Redouane Halhal, Simon Sohm, Toma Bašić, Akor Adams, Albion Rrahmani, Pasquale Mazzocchi e Juan Jesus.
Una vera e propria rivoluzione, che avrebbe richiesto ovviamente tempo prima di dare eventualmente i suoi frutti. Le difficoltà inziali erano dunque state messe in preventivo. Di certo però la proprietà non si attendeva che queste fossero di tali proporzioni.
Alla crisi del Venezia fa da contraltare lo splendido avvio di stagione del Frosinone, altra neopromossa che, in estate, ha cambiato tanto. A uno sguardo più attento però si nota la differenza fra i due progetti. La squadra di Massimiliano Alvin infatti va in campo con una struttura consolidata rispetto a quella che ha centrato la promozione lo scorso anno. Oltre a ciò, i gialloblù hanno potuto contare sulle ottime prestazioni del portiere Lorenzo Palmisani, che ha più volte contribuito con le sue parate a far conquistare punti alla squadra laziale.
Il Venezia invece è stato rivoltato come un calzino anche a livello di undici iniziale. Nonostante questi stravolgimenti l’Unione, per il gioco espresso, avrebbe meritato di mettere in cascina qualche punto. Il problema principale che ha impedito agli arancioneroverdi di schiodarsi dallo zero in classifica è stata l’inconsistenza sottoporta.
In base ai dati Opta il Venezia risulta infatti la peggior squadra del campionato nel differenziale fra gol segnati e reti che invece avrebbe dovuto realizzare sulla base degli expected goals (xG) prodotti con un – 3.42. Stroppa ha costruito una squadra che gioca un buon calcio e che tende a essere aggressiva in avanti, come dimostra il terzo PPDA più basso del campionato (10.5).
I lagunari si difendono in avanti, cercando di alzare la propria linea arretrata. Lo si è visto bene, ad esempio, nella partita persa a San Siro con il Milan di Ruben Amorim.
Questo atteggiamento non è stato premiato e ha contribuito all’altro problema riscontrato dal Venezia in questo avvio di stagione, cioè quello della tenuta difensiva. La squadra di Stroppa infatti concede troppo. Anzi, per la precisione, concede più di tutti: con 11.53 xGA e con 13 reti subite la difesa veneta è la peggiore del campionato sia per expected goals contro che per gol incassati.
Probabilmente, alla ripresa del campionato, Stroppa potrebbe prendere in considerazione un atteggiamento più prudente, anche se difendere più in basso non è detto che renderebbe impermeabile la fase difensiva, così come non è certo che assicurerebbe agli avanti arancioneroverdi più occasioni, né tantomeno garantirebbe loro di diventare più cinici in fase di finalizzazione.
Stroppa potrebbe intervenire cambiando qualche gerarchia all’interno della formazione titolare. La prolungata assenza di Busio (lo statunitense si è infortunato nella gara contro la Fiorentina e ne avrà per 6 settimane) costringerà il tecnico a modificare qualcosa a centrocampo.
Al di là di chi sarà chiamato a sostituirlo, Stroppa spera di recuperare presto Bašić, giocatore di esperienza e qualità alle prese con una fascite plantare. Davanti però i giocatori sono quelli. La speranza è che John Yeboah si dimostri più incisivo e che si possa ricavare qualcosa da Albion Rrahmani, fino a ora impiegato col contagocce.
Per tornare dunque alla domanda di cui sopra, Stroppa avrà pure delle colpe per questo avvio di campionato, ma buttare a mare un progetto tecnico nuovo dopo appena cinque giornate sarebbe stato eccessivo, pur nella situazione in cui si trova il Venezia.
Il mercato è stato fatto quasi tutto all’insegna di scommesse, alle quali sono state poi aggiunti alcuni elementi rodati nella massima serie. L’amalgama richiederà tempo. Resta da capire quanto ne avrà ancora a disposizione Stroppa.


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