Tale e quale?

Published by

on

Foto: IMAGO / NurPhoto

In un recente articolo comparso sul Times il giornalista inglese Ian Hawkey ha richiamato l’accostamento fra Cesc Fàbregas e Johann Cruyff. Un parallelo sostenuto da molti, in primis dal presidente del club lariano Suwarso che, parlando a Movistar+, ha proprio affermato che «forse Cesc è per noi ciò che Johan Cruyff è stato per il Barcellona e speriamo anche qualcosa di più».

Il tecnico spagnolo quindi come una sorta di Cruyff comasco. In effetti ci sono delle similitudini fra i due allenatori, così come però esistono anche delle differenze.

Fra le cose che accomunano i due c’è ovviamente l’idea di un modello di gioco posizionale. In questo senso Cruyff è, di fatto, il padre dell’attuale gioco di posizione, che ha in Pep Guardiola il suo discepolo di maggior successo.

Anche Fàbregas è figlio di quello stesso modo di interpretare il calcio, avendolo appreso prima come giovane prodotto de La Masia e, successivamente, di ritorno dall’Arsenal, giocando in blaugrana proprio agli ordini di Guardiola.

La versione attuale messa in campo da Fàbregas a Como è una versione 2.0 del modello appreso da calciatore. I lariani infatti oggi sanno fare tutto. Sanno, cioè, attaccare in modo posizionale ortodosso, così come sono in grado di effettuare quelle rotazioni e cambi di posizione necessari per superare le attuali difese uomo su uomo.

Anzi, per facilitare l’apprendistato da parte della squadra, Cesc l’ha infarcita di giocatori iberici, formando un nutrito gruppo a cui quest’anno si è unito anche Luis Milla, figlio di quel Luis Milla che ha giocato per Cruyff al Barcellona.

L’altro grande binario su cui la figura di Fàbregas e quella di Cruyff corrono unite riguarda l’accoglienza riservata ai due all’interno di contesti calcistici conservatori come è da sempre l’Italia e come era la Spagna del 1988, anno in cui Cruyff tornò a Barcellona nelle vesti di allenatore (dopo esservi già stato come calciatore dal 1973 al 1978).

In entrambi i casi i due tecnici sono stati accolti da un misto di diffidenza e scetticismo, se non da vero e proprio sarcasmo, accentuato in occasione delle battute d’arresto registrate dalle rispettive squadre.  

A tal proposito basti ricordare la facile ironia che spesso attraversa i social ogniqualvolta il Como viene sconfitto, soprattutto quando ciò avviene contro formazioni che ne rappresentano l’antitesi, esprimendo un gioco altamente speculativo là dove quello lariano è invece propositivo.

Le similitudini fra lo spagnolo e l’olandese tuttavia terminano qui. Sì perché, mentre Cruyff è riuscito a cambiare il modo di pensare calcio degli spagnoli, fino a lasciare un’impronta ancora oggi ben visibile nel contesto iberico, qui in Italia le idee di Fàbregas restano minoritarie anche se, di recente, qualcuno (Roberto Mancini, Luciano Spalletti, Alberto Aquilani…) ha provato a intraprendere quella stessa strada.

In generale però la proposta di Fàbregas in Italia viene ancora percepita da molti come qualcosa di alieno, lontano dal tipo di calcio più tradizionalista che tanti prediligono e vedono più vicino alle nostre abitudini.

Un punto di svolta mancato per avviare un cambiamento sul modello di quanto fatto da Cruyff in Spagna è rappresentato da quanto fatto da Arrigo Sacchi sul finire degli Ottanta. La rivoluzione culturale del vate di Fusignano può essere considerata un successo se si guarda alla diffusione della zona negli anni successivi.

Al tempo stesso, però, può essere giudicata un fallimento per quanto riguarda lo sviluppo di una mentalità realmente contemporanea, una cioè nella quale la priorità è attaccare e non difendere.

Chissà, forse una buona campagna in Champions League del Como potrebbe contribuire a diffondere le idee di Fàbregas o, perlomeno, a evitare che vengano considerate un’eccezione, applicabile soltanto in determinati contesti.

O, probabilmente, potrebbe bastare un Como in lotta per lo scudetto. Impossibile? Forse. Ma vedere i lariani impegnati nella massima competizione continentale sembrava un’utopia anche soltanto un anno fa.

Lascia un commento

Previous Post