Don’t panic, okay panic

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Troppo presto per seguire l’annuncio de L’aereo più pazzo del mondo? Forse sì, dato che siamo appena all’inizio della stagione. Tuttavia l’esordio in campionato del Manchester United ha destato subito preoccupazione.

Tutto ciò che poteva andare storto, lo ha fatto. E così, dopo aver passato la prima metà di quest’anno solare a elogiare quanto di buono ha saputo fare Michael Carrick da quando si è insediato alla guida del suo vecchio club, il primo sabato di Premier ha costretto tutti a un brusco risveglio.

Lo United ha giocato una gara dai due volti. Ha creato nel primo tempo, ma senza concretizzare e, contestualmente, ha anche concesso troppo, subendo due reti da calcio piazzato. Nella ripresa invece si è visto il classico Manchester delle ultime annate: lento a manovrare, con un eccesso di posizionalismo che ha finito per annacquarne ogni velleità offensiva, rendendo facile all’Hull il compito di difendersi.

Le tigri (questo il soprannome dei padroni di casa) hanno avuto buon gioco nella loro difesa a cinque, mostrando una netta predominanza sul piano fisico. E infatti hanno vinto cinquanta duelli complessivi, rispetto ai trentacinque dello United.

Il 5-4-1 con cui difendeva l’Hull si è rivelato funzionale anche quando la squadra entrava in possesso del pallone. In quei momenti infatti, sfruttando lanci lunghi, calci piazzati conquistati e traversoni messi in mezzo dagli esterni Ryan Giles e Lewie Coyle, la neopromossa ha finito per creare più di un guaio ai più titolati avversari.

Davanti il centravanti Oli McBurnie ha causato non pochi problemi alla coppia di centrali difensivi di Carrick, formata da Ayden Heaven e Harry Maguire. Il piano gara è risultato tanto semplice quanto efficace: chiudere gli spazi fra le linee e fra i corpi e, una volta conquistata palla, ripartire con fulminei contropiedi.  

Il Manchester non è stato nemmeno aggressivo quando si è trattato di difendere. Come riconosciuto da Bruno Fernandes, miglior giocatore nella Premier dello scorso anno ma anonimo contro l’Hull, ‹‹abbiamo regalato troppo la palla a loro, nei primi 20 minuti il portiere ha toccato più palloni, troppo tempo. Dobbiamo pressare un po’ di più, essere più aggressivi, e sui calci piazzati dobbiamo lavorarci, per essere più aggressivi e cercare di non subire gol di questo tipo››.

Per dare più verve al suo 4-2-3-1, nel secondo tempo Carrick ha inserito Marcus Rashford, alla sua prima apparizione in maglia United dopo seicentodiciotto giorni. Il numero 9 ha fatto vedere qualcosa, dando brillantezza sulla sinistra dell’attacco, ma il suo ingresso non è bastato per rovesciare le sorti della partita. A questo punto però bisognerà capire come Carrick vorrà utilizzare il nazionale inglese. Se, cioè, sceglierà di impiegarlo come una specie di dodicesimo uomo, da usare a partita in corso oppure se lo schiererà da titolare. Quando lo United vuole giocare partite d’attacco contro blocchi bassi, Rashford potrebbe tornare più utile del Patrick Dorgu visto all’MKM Stadium.  

Anche la coppia di centrocampo ha lasciato a desiderare. Alla loro prima uscita insieme, né Youri Tielemans né Andrey Santos sono risultati all’altezza dei (tanti) soldi spesi per il loro acquisto. L’idea era proprio di inserire il belga e il brasiliano per agevolare lo sviluppo della manovra contro avversari chiusi a riccio. In pratica invece non si è visto nulla di tutto ciò. Vedremo se le cose miglioreranno con l’arrivo di Carlos Baleda. Il centrocampista del Brighton dovrebbe portare a Old Trafford equilibrio, protezione difensiva e capacità di guadagnare campo in verticale.

Infine, la questione centravanti. Questo United ha bisogno di un Benjamin Šeško sano e performante là davanti. Lo sloveno non ha giocato nemmeno un minuto durante la preparazione, causa problemi fisici e il suo ingresso in campo ieri non poteva non risentire di questo. Con così tanti cross prodotti, l’ex Lipsia, integro, avrebbe fatto comodo.

Insomma, apparentemente siamo alle solite: il Manchester ha difficoltà quando deve fare la partita. O Carrick riuscirà a risolvere presto questo problema oppure tale problematica potrebbe finire per schiacciarlo, come già successo ai suoi predecessori.

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