Che campionato ci aspetta?

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Foto: IMAGO / NurPhoto

Terminati i Mondiali con la vittoria della Spagna, tornano i campionati nazionali. Fra questi, anche la tanto criticata ma, alla fine, pur sempre nostra Serie A. per ovvi motivi non presenteremo tutte le squadre una per una (a riguardo, vi consiglio le guide di Ultimo Uomo) quanto, invece, una presentazione di carattere generale, a partire da alcune delle domande che ci accompagnano in questo inizio di stagione.

E se fosse il Como l’anti Inter?

I nerazzurri sono la squadra da battere e non soltanto perché stiamo parlando dei campioni in carica. L’estate ha portato rinforzi notevoli alla squadra di Cristian Chivu, che ora può contare su una difesa ancor più solida e sul centrocampo migliore del torneo. L’unica antagonista plausibile, per valore dell’undici titolare e profondità della rosa, sembrerebbe il Napoli. I partenopei però avranno bisogno di far restare sani i giocatori più importanti e anche dell’intervento di Massimiliano Allegri.

La scelta del tecnico livornese da parte del presidente Aurelio De Laurentiis è stata conservativa. Allegri è reduce da annate deludenti, non ultima quella dello scorso anno, nella quale non è riuscito a centrare nemmeno la qualificazione alla Champions col Milan. Rispetto ai rossoneri, a Napoli il tecnico trova una rosa di livello superiore.

Saprà sfruttarne appieno il potenziale? In attacco si riparte da Scott McTominay e Rasmus Højlund, ma in che posizione verrà impiegato lo scozzese e quali altri giocatori faranno parte dell’undici iniziale? Chi rimarrà in panchina fra Kevin De Bruyne, Alisson Santos e Vergara? Qualsiasi siano le scelte di Allegri, quello che il Napoli dovrà evitare sarà accontentarsi di difendere l’1-0 una volta andato in vantaggio, cioè quello che tendeva a fare lo scorso anno il Milan. Da capire poi come Allegri farà difendere la sua squadra. Se, cioè, le chiederà di aggredire forte in avanti con continuità oppure se, a lungo andare, tornerà al suo abituale blocco basso.

Fatte salve queste considerazioni e detto di una Juventus che pare ancora distante dall’Inter, di una Roma rinforzatasi con gli arrivi di Santiago Castro e Molina ma più in corsa per una conferma in Champions che per il titolo, di un Milan per il quale la stagione potrebbe diventare una traversata nel deserto, l’unica squadra che rimane da analizzare fra quelle di primo piano diventa il Como.

Al di là dell’entusiasmo della piazza, che si troverà per la prima volta nella storia a giocare nella massima competizione europea per club, la rosa è attrezzata per ripetersi e, forse, anche per provare a osare qualcosa di più. Questo non significa per forza di cose essere in lotta per il titolo. Tuttavia i lariani, se tutto girerà per il verso giusto, possono aspirare a migliorare il quarto posto dello scorso anno.

La squadra ha assimilato le conoscenze trasmesse da Cesc Fàbregas, Nico Paz è rimasto e ci sono alcuni giocatori pronti per un ulteriore salto di qualità (Martin Baturina). Dietro sono arrivati anche Trevoh Chalobah e Yan Couto per offrire esperienza e sostanza a un reparto che già conta sul confermato Jacobo Ramón. Insomma, le premesse per ripetersi ci sono tutte. Se poi dovesse arrivare anche un centravanti, ecco che le ambizioni potrebbero crescere ulteriormente.

Che campionato si prospetta da un punto di vista tattico?

La sensazione è che, data anche la disparità delle forze in campo fra le prime della classe e le altre (soprattutto le cosiddette pericolanti), si possa assistere a una ripetizione di quanto osservato ai recenti Mondiali, con squadre che tenderanno a fare la partita in contesti nei quali si troveranno a dover scardinare blocchi bassi. In questo senso avrà un vantaggio chi saprà sfruttare bene i piazzati come i calci d’angolo, dove ormai quasi tutte hanno copiato il modello Arsenal (che vede un grappolo di giocatori spostarsi velocemente dalla zona del secondo palo a quella del primo per cogliere di sorpresa gli avversari).

La Serie A inoltre è notoriamente avversa al rischio. Anche chi è arrivato da fuori (come Carlos Cuesta) si è presto italianizzato. Parte integrante di questa avversione è il fatto che le nostre squadre, se aggredite, tendono a giocare sul lungo e mai attraverso il pressing.

Il Parma cambierà modello di gioco?

A proposito del già citato Cuesta. Il lavoro svolto lo scorso campionato è stato proficuo dal punto di vista dei risultati (è arrivata una comoda salvezza, obiettivo stagionale), ma non da quello della valorizzazione della rosa. Un peccato mortale in un club che fa del player trading la sua ragion d’essere. E infatti a fine campionato la conferma dello spagnolo non era affatto così scontata (e nemmeno l’ex allievo di Mikel Arteta pareva così convinto di voler rimanere). Alla fine il matrimonio va avanti. In questa annata però la piazza e il club pretendono dei miglioramenti. In fondo i dati dello scorso anno ci dicono che il Parma avrebbe dovuto trovarsi coinvolto nella bagarre per non retrocedere. Insomma, i gialloblù hanno overperformato.

Stavolta non ci saranno nemmeno i lanci da dietro di Zion Suzuki e le giocate aeree di Mateo Pellegrino su cui contare. Anche il difensore australiano Alessandro Circati ha detto addio. Che farà Cuesta?

Per sua fortuna lo spagnolo ha ancora a disposizione Mandela Keita e Adrián Bernabé in mezzo al campo e questo, se il tecnico lo vorrà, consentirà ai gialloblù di poter giocare di più la palla una volta in possesso. Davanti si punta sull’esplosione di Nesta Elphege. Già confermare il Parma con un 4-3-3 posizionale visto in alcune uscite estive sarebbe un grande cambiamento rispetto all’ultimo campionato.

Che campionato aspetta Milan e Atalanta?

Due delle squadre più attese hanno cambiato allenatore e filosofia di gioco tutto in una volta. Al Milan, su input di Jorge Mendes, è arrivato Ruben Amorim, reduce dal fallimento col Manchester United e, con lui, Gonçalo Ramos, Mario Gila e Diego Moreira.

Il nuovo allenatore (il terzo portoghese ingaggiato dalla proprietà dopo Paulo Fonseca e Sérgio Conceição) è legato al suo 3-4-2-1 e non derogherà da questa struttura di partenza. Il suo calcio è codificato, al di là degli interpreti. Resta da vedere risulterà digeribile per i giocatori a disposizione. L’idea è quella di salire palleggiando dal basso, ma occorreranno mobilità e qualità per farlo. La porteranno Luka Modrić (la prima) e Ardon Jashari (la seconda)? Oppure il Milan di Amorim incontrerà le stesse difficoltà, in particolare a livello di rigidità, avute dallo United?

C’è poi la questione del mercato. Rafa Leão è in uscita e non è detto che resti nemmeno Adrien Rabiot. In caso contrario, il francese potrebbe ritrovarsi a giocare da trequartista, posizione già occupata nel Marsiglia con Roberto De Zerbi.

Per quanto riguarda l’Atalanta, i bergamaschi danno vita a uno degli esperimenti tattici più interessanti di questo torneo, passando a una difesa a quattro orientata sulla palla dopo un decennio nel quale hanno giocato con la linea arretrata a tre e con la squadra che andava uomo contro uomo a tutto campo. La prima uscita ufficiale non ha dato risposte convincenti.

Ci vorrà tempo per vedere applicati i princìpi del gioco di Maurizio Sarri. E vedremo poi se effettivamente verranno assorbiti dalla squadra. Particolarmente intrigante è l’idea di mediana che l’ex allenatore della Lazio ha in mente, con Gianluca Gaetano play, affiancato da Éderson (a sinistra) e Lazar Samardžić (a destra) come mezzali.

La Lazio rischia la retrocessione?

La compagine capitolina si presenta ai nastri di partenza più carica di dubbi che di certezze. La contestazione dei tifosi, che diserteranno lo stadio, non agevolerà certo il lavoro di Gennaro Gattuso, esattamente come non lo sta agevolando il mercato effettuato, gravato dalle sanzioni per il mancato rispetto dell’indicatore di liquidità.

Sì, sono arrivati Davide Frattesi e Josip Šutalo a rinforzare centrocampo e difesa, ma i biancocelesti hanno comunque visto partire Gila, Toma Bašić e Pedro, tre elementi importanti nell’ultimo, tormentato torneo.

Oltre alle questioni ambientali e a quelle legate al rafforzamento della rosa c’è poi il tema della guida tecnica. Gattuso è reduce da una serie di risultati negativi. Per rilanciarsi però è finito in una situazione caotica. Il suo calcio è un po’ retrò, figlio di un modello posizionale non all’avanguardia. La difesa ha già sofferto delle imbucate fra precampionato e Coppa Italia (dove è uscita al primo turno venendo eliminata dal Mantova) e anche in fase di costruzione dal basso ci sono dei dubbi sul fatto che il tecnico abbia a disposizione gli uomini adatti per farla.

Se le cose dovessero mettersi subito per il verso sbagliato, non è detto poi che la Lazio riesca a tirarsi fuori dal gruppetto di fondo, pur avendo giocatori di caratura superiore a quelli delle candidate alla retrocessione. Il tal senso, lo scorso campionato della Fiorentina è lì a far da monito.

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