Pensavo fosse amore…invece era Andrea Pirlo

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Foto: IMAGO / Independent Photo Agency Int.

Nella newsletter domenicale abbiamo affrontato il rifiuto di Pep Guardiola alla proposta formulatagli da Maldini e Leonardo (allenare l’Italia e farsi carico della rivoluzione che il direttore tecnico e il suo advisor vogliono portare nel calcio italiano) dal punto di vista di cosa sarebbe potuto accadere e a cosa sarebbe andato incontro il tecnico catalano nel caso in cui avesse accettato la sfida.

In questa sede quindi ci concentreremo su cosa, presumibilmente, succederà ora e sulla direzione che sta prendendo il nuovo progetto azzurro affidato ai due ex milanisti.

Il successore di Gennaro Gattuso (dopo l’interim di Silvio Baldini) è dunque stato individuato in Andrea Pirlo.

Da un ipotetico Guardiola a Pirlo il salto non è breve. Sicuramente lo è dal punto di vista del nome e anche del curriculum che i due possono vantare, pur tenendo presente che l’ex campione del mondo del 2006 ha iniziato ad allenare soltanto nel 2020.

Sul piano del gioco invece la proposta di Pirlo parte proprio da quel modello posizionale teorizzato da Johan Cruyff e reso poi celebre da Guardiola, il più famoso discepolo dell’olandese e, a sua volta, iniziatore di un coaching tree di seguaci e aspiranti imitatori comprendente lo stesso Pirlo.

Al netto di queste considerazioni resta comunque evidente come il nome di Pirlo rappresenti un downgrade rispetto a Guardiola. Cosa che, a dire la verità, sarebbe valida per qualsiasi altri nome, anche quelli di allenatori con palmares ben più importanti dell’ex centrocampista azzurro.

Il problema però è un altro. Guardiola avrebbe goduto, almeno inizialmente, di un credito pressoché illimitato da parte di quasi tutte le componenti del mondo pallonaro italiano.  La stessa cosa non sarà per Pirlo.  Quest’ultimo dovrà produrre risultati ben prima di quello che sarebbe stato richiesto a Pep.

Non solo. La rivoluzione in tempi lunghi di Maldini e Leonardo (i due hanno parlato anche di otto, dieci anni) verrà invece valutata da molti (leggasi club, tifosi e parte della stampa) sulla base dei risultati immediati. In sostanza, se fra due anni l’Italia dovesse mancare la qualificazione agli Europei o non dovesse farvi bella figura, le critiche che pioveranno sulla testa della nuova direzione tecnica saranno più forti di una grandinata estiva. A quel punto, il progetto dei novatori potrebbe già cominciare a traballare.

Detto questo, non si può dire che Maldini e Leonardo non ci abbiano provato. Hanno parlato con Guardiola, sono volati fino a Barcellona per strappare un sì al catalano. È arrivato un no. Una risposta che sembra legata a considerazioni personali (più tempo da passare in famiglia) che economiche.

Un no che, però, potrebbe avere anche motivazioni tecniche e ambientali. Guardiola conosce bene il calcio italiano, per avervi giocato e sa benissimo che, da noi, contano solo i risultati. Risultati che Guardiola, con l’attuale gruppo di giocatori, avrebbe fatto fatica a ottenere.

Un tecnico come lui riesce a far rendere la squadra più del valore dei singoli. Questo è ciò che fanno i tecnici di primissima fascia. Tuttavia, mi sia consentito il paragone, nemmeno Guardiola vincerebbe lo scudetto con l’Empoli.

Tutto ciò per dire che, con gli attuali giocatori selezionabili per una maglia azzurra, sarebbe difficile anche per il catalano costruire una nazionale immediatamente competitiva. Provare a implementare un calcio propositivo e posizionale in quella che è diventata la patria dei 5-3-2 reattivi, con difese uomo contro uomo a tutto campo, sarebbe un lavoro improbo anche per l’ex tecnico del Manchester City, così come lo sarà per Maldini, Leonardo e per il cittì che verrà nominato.

Ci sta quindi che Guardiola non se la sia sentita anche per questo motivo. Più facile per lui provare con l’Inghilterra nel 2028, se sarà ancora libero e se la federazione inglese opterà per non rinnovare il contratto con Thomas Tuchel, in scadenza in quella data.

Con Guardiola che si è chiamato gentilmente fuori Maldini e Leonardo, come detto, si sono orientati su Pirlo, già loro compagno di squadra e tecnico in linea col modo di intendere calcio dei due ex milanisti. Per questo Pirlo è stato preferito a Roberto Mancini e Antonio Conte, due allenatori più esperti che però non possono garantire un progetto a lunga durata (per Conte poi c’è anche la questione di un gioco completamente diverso da quello che vuole la direzione tecnica).

Che Pirlo poi arrivi come una seconda scelta, non deve essere un problema: chiunque sarebbe una seconda scelta davanti a confronto di Guardiola.

Ovviamente, fatto il cittì, Maldini e Leonardo dovranno operare molti altri cambiamenti. Già dai primi nomi che usciranno per ricoprire posizioni apicali all’interno della struttura che hanno in mente si potrà capire se sarà una vera rivoluzione o no.

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