Come il Belgio ha eliminato gli Stati Uniti

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“Ribalta questo” è stato il messaggio inviato dalla Federazione belga, attraverso il suo account X, in direzione della Casa Bianca, dopo che il Belgio ha polverizzato gli Stati Uniti (4-1) negli ottavi di finale dei Mondiali.

Il tutto era ovviamente riferito all’affare che ha coinvolto, suo malgrado, l’attaccante statunitense Florian Balogun, regolarmente presente in campo nonostante avesse dovuto scontare un turno di squalifica a causa dell’espulsione rimediata nella gara precedente contro la Bosnia. Tutti sappiamo perché il giocatore del Monaco sia sceso sul terreno di gioco invece di osservare la giornata di sospensione.

Al netto di questo aspetto, i belgi hanno consumato una sorta di vendetta sportiva contro l’ingiusta decisione partorita dalla FIFA. Una vendetta che ha assunto i contorni di una masterclass tattica impartita da Rudi Garcia al collega Mauricio Pochettino.

Prima di tutto, l’allenatore francese ha avuto coraggio nel panchinare Kevin De Bruyne e Jérémy Doku, fino a quel momento non solo titolari indiscussi della nazionale, ma anche due degli equivoci tattici che Garcia si era trascinato dietro nelle prime quattro uscite del torneo iridato.

Lo stesso allenatore, a precisa domanda sulla loro esclusione, in conferenza stampa ha poi risposto «anch’io non ci avrei creduto se me lo avessero detto prima dell’inizio del Mondiale». Ma la sveglia Garcia non l’ha suonata ai suoi soltanto attraverso questi avvicendamenti eccellenti.

Tutto il piano partita infatti è stato saggiamente orchestrato dall’ex allenatore di Roma e Napoli. Sapendo che lo USMNT difende 4-4-2 e attacca in modo posizionale, Garcia ha infatti istruito i suoi sia su come contenere le avanzate americane sia relativamente a come manipolare il loro blocco difensivo.

Per quanto riguarda il primo aspetto, il Belgio aveva correttamente individuato in Christian Pulisic il pericolo numero uno. Per questo Garcia aveva ordinato ad Amadou Onana, il mediano destro, di scivolare lateralmente per contenere il numero 10 della formazione a stelle e strisce ogniqualvolta quest’ultimo decideva di entrare dentro al campo.

Quando poi, dopo il grave infortunio occorso al centrocampista dell’Aston Villa, Garcia ha ridisegnato la mediana, abbassando Youri Tielemans accanto a Nicolas Raskin, il tecnico belga ha chiesto al suo numero 8 di svolgere le funzioni precedentemente assegnate a Onana.

Sulla trequarti, arretrato Tielemans, veniva inserito Hans Vanaken, una mossa che consentiva al Belgio di mantenere nella posizione un giocatore in grado di dare mano in fase difensiva, garantendo alla squadra la possibilità di avere tre centrocampisti centrali. Se a questo aggiungiamo i ripiegamenti di Dodi Lukébakio, ci rendiamo conto di come gli europei fossero ben strutturati per contenere le sfuriate statunitensi.

In fase offensiva, per superare la pressione avversaria (l’arma di difesa principale degli uomini di Pochettino in questo Mondiale), il Belgio ricorreva spesso al lancio lungo di Thibaut Courtois. Quando poi la palla giungeva nel terzo offensivo, ecco che entrava in scena Leandro Trossard. Il numero 10 belga è stata una vera e propria spina nel fianco della retroguardia nordamericana.

A nulla dunque è servito il cambio effettuato all’intervallo da un Pochettino che, incredibilmente trovatosi sul risultato di parità grazie a una rete di Malik Tillman, decideva di aumentare il tasso tecnico della sua squadra inserendo Gio Reyna.

L’erroraccio di Matt Freese in occasione della terza rete belga e l’uscita dal campo di un claudicante Pulisic poco dopo, mettevano fine a qualsiasi speranza di rimonta degli americani.

In generale, questa uscita di scena agli ottavi non cancella il buon percorso effettuato dagli Stati Uniti nella competizione, ma conferma come, per giocarsela ai livelli più alti, lo USMNT non sia ancora pronto, se non in alcuni elementi.

Da parte loro invece fiamminghi e valloni si ritrovano a un passo dalle semifinali. Un risultato insperato alla vigilia e reso ancor più imprevedibile dopo le difficoltà manifestate dalla squadra a inizio Mondiale.

Certo, l’avversario ora si chiama Spagna. Un ostacolo non certo agevole, ma che gli uomini di Garcia potranno affrontare sapendo che una eventuale eliminazione non cancellerebbe il fatto di essere arrivati così avanti.

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