Cosa ci ha detto la vittoria del Belgio

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Da una quasi certa eliminazione alla possibilità di accedere ai quarti di finale in caso di vittoria contro gli Stati Uniti che, ok, sono favoriti e giocano in casa, ma che si presenteranno alla sfida di lunedì al Lumen Field di Seattle senza il loro attaccante di riferimento, quel Folarin Balogun autore di tre reti in altrettante partite del Mondiale e improvvidamente espulso nella sfida fra lo USMNT e la Bosnia.

Così è il calcio e così è la vita per questo derelitto Belgio, uscito malconcio dalla fase a gironi e ora pronto (forse) a stupire, dopo la miracolosa rimonta dei sedicesimi ai danni del Senegal. Come noto, gli africani si sono ritrovati avanti di due reti fino a quattro minuti dalla fine dei tempi regolamentari. Fino, cioè, al gol di Romelu Lukaku, croce e delizia dei tifosi fiamminghi e valloni (e non solo) e autore della rete che ha dato il via alla remuntada belga, completata poi dalla doppietta di Youri Tielemans (con la seconda marcatura realizzato ai supplementari su rigore dubbio).

Cosa ci ha detto dunque una delle partite più spettacolari di questo torneo iridato? Prima di tutto che il Belgio è stato vicinissimo all’ennesima delusione della sua storia. La storia recente dei belgi è costellata di premesse non mantenute: Euro 2016, Russia 2018 (forse il momento del picco per la generazione d’oro), Qatar 2022, Euro 2024.

Anche questo Mondiale era iniziato con forti probabilità di registrare un ennesimo fallimento. Nelle uscite del girone infatti la nazionale di Rudi Garcia è stata vittima di un modello di gioco e di equivoci tattici che ne avevano condizionato le prestazioni.

Sotto il primo punto di vista, l’ex allenatore di Roma e Napoli ha impostato la squadra per giocare con quattro giocatori in costruzione, due aperti in ampiezza e il resto dei calciatori offensivi a ruotare nei corridoi centrali.

All’interno di questo contesto emergevano i problemi, legati sia allo stato di forma di alcuni elementi sui quali Garcia puntava molto (Lukaku, Jérémy Doku, Kevin De Bruyne e Leandro Trossard) sia all’impossibilità di stabilire con precisione cosa dovessero fare altri (Charles De Ketelaere e il già citato Doku, sballottato fra più ruoli).

A ciò si aggiungano le crepe difensive della coppia centrale Arthur Theate e Brandon Mechele e la poca sicurezza offerta dai due mediani Tielemans e Hans Vanaken.

L’intera manovra offensiva poggiava essenzialmente sul servire i giocatori di maggior talento, nella speranza che, pur in condizioni di forma precarie, riuscissero a inventare qualcosa da soli o almeno ad associarsi con qualche compagno.

Alcune soluzioni, anche interessanti, finivano per essere presto bocciate, come nel caso di quella che prevedeva l’impiego di De Ketelaere da finto centravanti. Tutta la squadra si scontrava con una certa leziosità della fase di possesso e con la difficoltà nel riuscire a superare i blocchi bassi.

Gli stessi ingressi dalla panchina di Lukaku, oltre che a riempire meglio l’area, venivano utilizzati nella speranza che servire il centravanti in funzione di boa favorisse qualche connessione con i compagni attorno.

Tutti problemi ulteriormente evidenziatisi per ottanta minuti della partita col Senegal. Tanto è vero che un Garcia quasi eliminato è dovuto ricorrere a cambi che, in condizioni normali, probabilmente non avrebbe mai fatto ma che, data la situazione contingente (0-2 per i senegalesi), davano l’idea della mossa della disperazione.

E infatti il tecnico francese, dopo appena un’ora di gioco, richiamava in panchina Doku (per inserire Dodi Lukébakio) e l’inconsistente De Bruyne (rilevato da Nicolas Raskin). Cambi che non davano la svolta sperata. Anzi, era una parata di
Thibaut Courtois a impedire a Sadio Mané di chiudere la gara in contropiede.

Per fortuna di Garcia però la rete di Lukaku e l’errore in uscita del portiere senegalese Mory Diaw rimettevano la gara in parità, consentendo poi ai belgi, nei supplementari, di completare una rimonta come quella effettuata nel 2018 contro il Giappone.

Per affrontare gli USA, però, sarà necessario fare qualcosa di più. La squadra belga è vulnerabile alle transizioni (arma letale degli States) e la manovra risente dei problemi sopra menzionati, col rischio di esporre la squadra a continui ricicli di possesso fini a se stessi. La domanda è se Garcia, in così poco tempo, riuscirà a sistemare ciò che non è riuscito a correggere fino a ora.

Per gli Stati Uniti inoltre la sfida di Seattle sarà anche l’occasione per prendersi una rivinta sul Belgio dopo l’umiliante sconfitta interna (2-5) subita ad Atlanta lo scorso marzo, in una delle amichevoli di preparazione al Mondiale disputate dalla formazione di Mauricio Pochettino. Stavolta la posta in palio sarà però ben più importante.

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