Chi può fermare la Francia?

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Foto: IMAGO / DeFodi Images

Un 4-2-4. Così si può leggere la formazione della Francia che, come un rullo compressore, sta avanzando in questa Coppa del Mondo a stelle e strisce. Dal punto di vista tattico Didier Deschamps è uno dei (pochi) allenatori che non ha presentato una nazionale in versione squadra di club, né per caratteristiche né per soluzioni viste in campo.

Questa Francia è invece, a tutti gli effetti, ciò che ci si attende debba essere una selezione nazionale: un minimo di organizzazione difensiva, una ricerca quasi sistematica della profondità, una fase d’attacco affidata al talento individuale e alle giocate che detto talento riesce a produrre.

Certo, tutto è più semplice quando davanti hai quattro giocatori come Kylian Mbappé, Michael Olise, Ousmane Dembélé e Bradley Barcola. Si tratta di elementi che, oltre allo straordinario talento, offrono anche una interscambiabilità che li rende imprevedibili, tanto nelle giocate quanto appunto nei movimenti.

Alcuni pattern sono comunque riconoscibili: Mbappé è quello che gode di maggior liberta, potendo spostarsi lateralmente così come abbassarsi a giocare palla, prima di buttarsi all’attacco della profondità, una delle sue specialità. Barcola, dei quattro, è quello che svolge funzioni più da ala classica, pronta a correre lungo il binario di riferimento o a tagliare centralmente. Da parte loro Olise e Dembélé spesso si alternano fra la posizione di laterale destro e quella di trequartista dietro Mbappé, non disdegnando di andare alla conclusione in prima persona.

Questo gioco combinato dei riferimenti avanzati è solo apparentemente caotico. In realtà Mbappé, Olise, Dembélé e Barcola occupano in modo coordinato e intelligente gli spazi che vengono a crearsi all’interno di strutture difensive sì imperniate prevalentemente sul blocco basso, ma orientate più alla posizione della palla che dell’uomo.

In conseguenza di ciò si vengono a creare dei gap fra difendente e difendente che i quattro moschettieri (come chiamarli altrimenti, dato che parliamo di giocatori francesi?) riescono a occupare e a sfruttare, finendo per manipolare la struttura difensiva avversaria.

Fra l’altro i francesi sono fra i pochi elementi offensivi presenti in America a essere in grado di aprire sia centralmente che lateralmente i blocchi bassi con giocate individuali o a due. Un vantaggio non da poco quando la Francia si troverà davanti difese arroccate di maggior qualità rispetto a quelle incontrare fino a ora.

Quando poi queste azioni incontrano delle difficoltà, Olise, Dembélé et Mbappé possono superarle calciando con efficacia da fuori area. Contro la Svezia la Francia in totale ha prodotto venticinque tiri, dodici dei quali nello specchio della porta.

All’interno di questo contesto tattico dunque i francesi effettuano delle rotazioni che non sono di catena, come solitamente accade, quanto appunto fra gli attaccanti. Il che rende anche possibile essere pericolosi soltanto con questi quattro calciatori, permettendo così alla squadra di poter mantenere il blocco composto da difensori e dai due mediani (Adrien Rabiot e Aurélien Tchouaméni) a protezione di eventuali transizioni o, se necessario, di accompagnare gli invasori solo con un quinto elemento (Jules Koundé contro la Svezia).

Una situazione che potrebbe tornare particolarmente utile nel caso in cui la Francia si dovese trovare ad affrontare avversarie più importanti nel prosieguo del torneo. Qualora queste squadre riuscissero a gestire il possesso, i quattro attaccanti transalpini potrebbero poi punirle in contropiede.

A impressionare in questo momento sono soprattutto la leadership di Mbappé e il gioco di Olise. Il giocatore del Real Madrid mostra in nazionale quell’impegno che non sempre riesce a fornire nel suo club.

Da parte sua Olise si muove a tutto campo nelle zone centrali, andando a prendere palla dove necessario e facendosi trovare pronto anche in fase di finalizzazione.

In questo momento il numero 11 francese è davvero il giocatore più importante della squadra insieme a Mbappé. Il fatto di aver affidato a questi giocatori il controllo della manovra offensiva è stata fin qui la mossa vincente di Deschamps.

Stando così la situazione, chi può fermare la Francia? Difficile dirlo e il torneo è ancora molto lungo. Ad oggi però l’unica squadra che ha mostrato di potersela giocare alla pari con i transalpini è stata l’Argentina (e forse la Spagna). Certo, in partite a eliminazione diretta tutto può succedere: basta un gol sbagliato, un errore difensivo o un finale ai rigori per decretare l’eliminazione.

A fine Mondiali Deschamps lascerà la guida della nazionale. La sensazione è che debba vincere il titolo per evitare che la sua esperienza con i Blues sia ricordata meno per il fatto che ha portato alla Francia il secondo alloro iridato (2018) e più come quella delle occasioni buttate (due finali perse fra Euro 2016 e Qatar 2022), considerando il bacino di talento a disposizione.

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