La Battaglia di Filadelfia

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Foto: IMAGO / HMB-Media

Che differenza c’è fra giocare difensivamente e giocare sporco? Per quanto visto ai Mondiali, la stessa che passa fra Capo Verde e Paraguay.

Mentre gli africani hanno infatti disputato un ottimo torneo mostrando compattezza e acume tattico nel loro blocco basso, sempre pronto a ripartire con elementi che accompagnavano l’azione, i sudamericani, ahi loro, lasciano gli States dopo una gara con la Francia che passerà alla storia per il modo in cui l’Albiroja ha interpretato il confronto, nonché per l’assurda direzione dell’arbitro uzbeko Ilgiz Tantashev, che ha di fatto lasciato impunito ogni comportamento scorretto degli uomini di Gustavo Alfaro.

Un conto è, dunque, giocare un calcio difensivo, ma organizzato, uno nel quale si cerca come si può di togliere profondità agli avversari e di pressare la palla, andando a chiudere gli appoggi al portatore, come appunto visto fare dai ragazzi di Bubita. Altro è giocare quello che può essere ben definito hooligan football.

Come descrivere in altro modo il trattamento riservato dai paraguaiani a Kylian Mbappé e compagni? Anche chi ha parlato di ‘mezzucci’ tipici dei sudamericani, non ha centrato il punto. Che il calcio latino-americano sia storicamente caratterizzato dalla garra, vale a dire da un atteggiamento ruvido e fisico nei contrasti, è fuori discussione. Tuttavia c’è un limite invalicabile fra questo modo di interpretare il calcio e quello messo in sciena da Matías Galarza e soci.

Detto questo, Didier Deschamps è stato bravo a preparare i suoi a questo tipo di confronto. E la squadra è stata altrettanto abile nel non farsi innervosire dai vari comportamenti messi in atto dagli avversari, compreso il tentativo di disturbo effettuato al momento di calciare il rigore che sarebbe poi risultato decisivo ai fini della qualificazione dei transalpini ai quarti.

Una lezione di stile che ha fatto da sfondo a una prestazione non eccezionale della squadra, anche se, in verità, nel primo tempo Les Bleus hanno giocato un buon calcio, pur in spazi congestionati dai paraguaiani.

L’attacco al blocco basso rivale era stato diretto da manuale, con soluzioni che spaziavano dall’uno contro uno dei riferimenti offensivi, alle sovrapposizioni, al tiro da fuori (dieci sulle dodici conclusioni provate in partita sono state da oltre i sedici metri), fino alla ricerca della palla sopra la linea.

Nonostante ciò, in base ai dati riportati da The Athletic il Paraguay è riuscito ad andare all’intervallo sul punteggio di 0-0 pur non avendo registrato tocchi di palla nell’area francese e con appena due passaggi completati (su diciassette totali) nella trequarti avversaria.

Nel secondo tempo però la varietà di giocate dei francesi è venuta meno, anche in conseguenza della stanchezza accumulata in una delle partite più calde fin qui disputate in questo Mondiale nordamericano.

Per il resto, come detto, la gara verrà ricordata per quanto fatto dai paraguaiani più che per il gioco espresso dalla Francia. In questo Mondiale per certi versi anomalo, almeno le regole per evitare le perdite di tempo stanno funzionato.  Le scorrettezze sudamericane sono state ben maggiori di quanto fecero Carlos Gamarra, Celso Ayala e gli altri, sempre contro i transalpini, nel 1998.

Pierluigi Collina dovrà redarguire Tantashev per una partita incredibilmente conclusa con il Paraguay che è riuscito a rimanere in undici e con nessuno ammonito, a fronte dei tre cartellini gialli sventolati ai francesi.

Il Paraguay aveva tutto il diritto di giocare 5-4-1, affidandosi solo a lanci lunghi per l’isolato Julio Enciso nel tentativo di alleggerire la pressione dei ragazzi di Deschamps, sperando magari di prolungare la partita fino ai supplementari o anche ai rigori.

Quanto fatto dai sudamericani ha però oltrepassato la linea di demarcazione fra un comportamento tattico lecito e uno antisportivo. In questo senso, la Francia ha come superato un esame, perché in questo tipo di partite rischi di subire un gol, innervosirti e magari essere eliminato. La risposta dei vari Mbappé, Ousmane Dembélé, Adrien Rabiot e via dicendo (continuare a giocare, incuranti del contesto) è stata invece impeccabile e può rappresentare anche un esempio per chi, in futuro, dovesse trovarsi in situazioni del genere.

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