Ok, il risultato è chiaro (5-1). La partita, la seconda del girone, ha detto qualcosa in più per entrambe le squadre.
Per quanto riguarda l’Olanda, Ronald Koeman ha a sua disposizione un arsenale offensivo di grande livello. Cody Gakpo, certo, ma anche Brian Brobbey, l’attaccante del Sunderland che sembra essere la risposta all’affannosa ricerca di un centravanti da parte del tecnico olandese (tenuto conto che Donyell Malen, in nazionale, viene visto come un esterno).
In due partite, contro Giappone e Svezia, gli Oranje hanno realizzato 7 gol. E, con un po’ più di precisione, ne avrebbero potuti mettere a referto anche altri. Il che spiega bene il disastro difensivo svedese.
Dal punto di vista del gioco, l’Olanda ha avuto pochi problemi nel manipolare il 5-3-2 con cui la squadra di Graham Potter difendeva. I gialloblù sono stati troppo passivi. Non a caso il triangolo costruttivo dell’Olanda, formato dai due difensori e da Frenkie de Jong, trovava facilmente passaggi taglia linea.
A tal proposito basti notare che Jan Paul van Hecke e Virgil van Dijk, i due difensori centrali, hanno prodotto rispettivamente sedici e diciannove di questi passaggi, mentre il centrocampista del Barcellona ne ha effettuati a sua volta dieci (su altrettanti tentativi).
All’esterno poi, mentre Brobbey, Malen, Gakpo fissavano l’ultima linea svedese e le mezzali Ryan Gravenberch e Tijjani Reijnders lavoravano fra le linee della squadra di Potter, Denzel Dumfries aveva ampia libertà di aggirare sul lato destro il blocco difensivo scandinavo, usufruendo dello spazio liberato dai tagli di Malen.
Quando poi, a inizio ripresa, Koeman ha sostituito Malen con Crysencio Summerville, la superiorità olandese sulle corsie esterne (dalle quali sono arrivati gli assist per la doppietta di Brobbey) è stata ancor più netta. Per cercare di difendersi contro lo strapotere arancione, Potter a un certo punto ha effettuato un cambiamento, riposizionando la sua squadra con una linea arretrata a quattro e spostando Alexander Isak nella posizione di ala sinistra.
Al netto di queste considerazioni, la difesa olandese ha mostrato segni di fragilità. La Svezia infatti è riuscita a rendersi pericolosa in contropiede, sfruttando la verticalità di Viktor Gyökeres e Isak e di Yasin Ayari.
In fase di possesso strutturato però gli svedesi hanno prodotto poco. A niente è servita la fluidità di sistema utilizzata da Potter, che prevedeva l’alzarsi di Benjamin Nygren a fungere da numero 10 dietro le due punte. L’Olanda infatti rispondeva bene a questa situazione con una marcatura a uomo che prevedeva de Jong sulle tracce del giocatore del Celtic, con Gravenberch e Reijnders incollati ai due mediani svedesi.
L’unico periodo della partita favorevole alla Svezia lo si è avuto dopo il primo hydration break: in base a quanto riportato da The Athletic, nella prima metà del primo tempo l’Olanda aveva prodotto quattro tiri contro uno solo degli svedesi; dopo la pausa il computo è stato di 8-1 per gli scandinavi.
Al netto di queste considerazioni, in Svezia si sono sollevate molte critiche sul modo in cui Potter sta conducendo questa campagna mondiale. Il fatto di aver abbandonato il classico (e meglio conosciuto) 4-4-2 in favore di un sistema più complesso è uno dei punti di maggior attrito fra la stampa e il tecnico. Ma anche la selezione dei giocatori desta perplessità, a partire da quella di un Isak Hien in grande difficoltà controBrobbey.
Anche Anthony Elanga dovrebbe trovar spazio dal primo minuto, a maggior ragione se l’allenatore virasse verso il 4-4-2 della tradizione.
Potter dovrà sbrigarsi a trovare una soluzione: la prossima partita contro il Giappone ha già assunto i contorni di un dentro o fuori per la Svezia e questo nonostante la roboante vittoria (guarda caso proprio 5-1) registrata all’esordio contro la Tunisia.

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