Come è andato il debutto dell’Inghilterra

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Grande attacco, difesa rivedibile. Questo è, in estrema sintesi, ciò che ci ha raccontato il debutto mondiale dell’Inghilterra. Certo, davanti c’era la Croazia, il che fa pendere complessivamente l’ago della bilancia verso il positivo.

All’interno dell’Harry Kane e Jude Bellingham show ci sono state però anche fragilità difensive. Per reggere il peso di una formazione che, là davanti, oltre ai due eroi della serata, prevedeva anche la presenza di Noni Madueke e Anthony Gordon, Thomas Tuchel aveva approntato una mediana formata da Declan Rice e Elliot Anderson.

Il centrocampista del Nottingham ha giocato un’ottima partita, ma questo non ha impedito alla Croazia di imbastire azioni di un certo rilievo, poi sfumate per un nonnulla al momento di concludere.

Gli inglesi hanno perso troppi palloni in possesso, lanciando campo al contropiede avversario. Una situazione difficile da gestire per John Stones e Ezri Konsa. Il difensore del Manchester City ha mostrato la sua mancanza di condizione nell’azione che ha visto Martin Baturina segnare il gol del momentaneo 1-1.

Anche Reece James è stato tutt’altro che solido, sia da terzino destro che quando, nel secondo tempo, Tuchel lo ha riposizionato in mezzo al campo. Ma tant’è: l’Inghilterra ha vinto e divertito e quindi le analisi dei giornali inglesi sono (quasi) tutte elogiative, in particolare della prova di Kane e Bellingham. Di questi due, al di là dei gol (doppietta per il centravanti) c’è da sottolineare soprattutto lo sdoppiamento, con l’attaccante del Bayern spesso basso davanti alla propria difesa per fungere da vero e proprio play e con il centrocampista del Real Madrid utilizzato anche da mezzala quando l’Inghilterra sviluppava.

Fra l’altro, i movimenti di Kane a venire molto indietro, liberando spazio da attaccare alle sue spalle, hanno fatto ben capire perché Tuchel abbia lasciato a casa Phil Foden e Cole Palmer. Il tecnico tedesco infatti ha preferito portarsi in America giocatori adatti ad attaccare la profondità e che non volgiano ricevere la palla preferibilmente fra i piedi.

Lo si è ben visto sia con i già citati Gordon e Madueke che, dopo l’uscita dei due, con gli ingressi di Marcus Rashford e Bukayo Saka.

Tutta la vigilia della sfida giocata nell’avveniristico stadio dei Dallas Cowboys è stata caratterizzata dal dibattito su Bellingham numero 10. Alla fine, come detto, il giocatore del Real si è mosso più da centrocampista che da rifinitore e lo stesso è accaduto quando, arretrato lui, Tuchel ha inserito Morgan Rodgers.

A un certo punto, in possesso, l’Inghilterra si è presentata con i suoi due ‘trequartisti’ da interni e con Reece James davanti alla difesa. Il movimento di Bellingham da mezzala serviva anche a liberare la zona di trequarti proprio per gli abbassamenti di Kane.

In questo senso, non essendo un 10 puro, la presenza di Bellingham si può coordinare bene con quella del centravanti. Se poi gli inglesi giocheranno sempre con la stessa intensità mostrata nella ripresa e avranno la stessa qualità nel convertire le occasioni da rete (quattro reti segnate da 2.8 xG, secondo quanto riportato da The Athletic), allora le mancanze difensive potrebbero anche non diventare un fattore determinante per gli esiti di questa campagna mondiale.

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