Cosa non ha funzionato nel Brasile

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Qualche considerazione sull’esordio della Seleção. La squadra allenata da Carlo Ancelotti si è trovata di fronte una nazionale forte com’è quella del Marocco e questo non è un fattore da trascurare. Tuttavia la prestazione del Brasile è stata a dir poco incolore. Scialbi, abulici, senza capo né coda: così sono apparsi i brasiliani in entrambe le fasi di gioco.

Errori individuali (soprattutto in possesso) uniti a disorganizzazione e mancanza di fluidità nella manovra offensiva sono stati i tratti salienti di questa uscita al New York / New Jersey Stadium.

A non risultare particolarmente incoraggiante è stato soprattutto il primo tempo. L’ansia della prima prova sicuramente ha pesato, come ha detto Ancelotti nel post gara. Però ci sono stati anche problemi strutturali, a partire dalla gestione delle transizioni, come nel caso del gol subito da Ismael Saibari.

Arriviamo poi alla questione terzini. Privo degli infortunati Wesley e Vanderson (che non hanno potuto prendere parte alla spedizione) Ancelotti ha scelto di schierare Ibañez a destra e Douglas Santos sul versante opposto.

In teoria, questa scelta avrebbe dovuto significare il mantenimento dell’ex romanista vicino ai centrali Marquinhos e Gabriel e lo sganciamento in avanti di Douglas Santos. A restare bloccato invece è stato il laterale dello Zenith San Pietroburgo, mentre a Ibañez veniva chiesto di alzarsi per dare ampiezza a destra.

Una soluzione controintuitiva, dettata dalla contemporanea presenza di Vinícius Júnior e Raphinha a sinistra. Oltre alla volontà di non voler ingolfare quel lato di campo c’era però anche il desiderio, da parte di Ancelotti, di mantenere lo stesso assetto che il Brasile aveva con Wesley in campo. Ma Ibañez non è Wesley e il suo contributo alla fase offensiva è stato nullo. Non solo: il numero 24 verdeoro è andato in grande difficoltà anche in non possesso.

Non a caso, nell’intervallo Ancelotti lo ha lasciato in panchina per inserire Danilo. Mossa che ha anche sbloccato Douglas Santos, già reso più libero dallo spostamento effettuato dal tecnico italiano dopo il primo cooling break, che ha visto Raphinha ricollocato a destra.

Alla fine il possesso è stato equilibrato fra le due squadre (55% quello brasiliano) con la differenza che i sudamericani producevano poco quando avevano il pallone fra i piedi, al contrario di quello che riuscivano a fare i nordafricani.

Il numero maggiore occasioni da gol la Seleção le ha prodotte nel nel primo tempo: quella trasformata nel gol del pareggio da una soluzione personale di Vinícius Júnior; quella clamorosamente mancata di testa da un evanescente Igor Thiago (che si è espresso sui livelli del Serginho centravanti del Brasile 1982); quella conclusa al volo da Paquetá su una rara iniziativa in avanti di Douglas Santos nel corso della prima frazione (toh). Nel secondo c’è stata solo l’azione di Thiago su rimessa laterale.

Anche se il posizionamento medio dei giocatori può lasciare il tempo che prova, in questo caso vale la pena di sottolineare come, a livello di attacco, oltre alla mancanza di accelerazioni tipiche della scuola brasiliana, anche la posizione di alcuni elementi abbia destato qualche perplessità, a partire da Vinícius Júnior troppo isolato nel secondo tempo e da un Raphinha depotenziato partendo da numero 10.

A ciò si aggiunga la qualità non eccezionale messa in evidenza dal centrocampo verdeoro, in particolare da Paquetá. L’ex milanista è partito largo a destra prima di essere spostato più centralmente dopo il primo cooling break, ma non ha fatto vedere nulla, tanto è vero che è stato poi sostituito da Matheus Cunha.

A tal proposito giova ricordare come Ancelotti abbia esaurito i cinque cambi a sua disposizione già al sessantacinquesimo, a riprova del fatto che l’undici di partenza non abbia soddisfatto le sue attese. Anche Casemiro, come il già citato Ibañez, è stato fatto uscire a fine primo tempo.

Nella ripresa il Brasile ha avuto un maggior controllo della gara, complice il calco atletico dei marocchini. La struttura con cui ha concluso la gara ha visto Cunha e Raphinha davanti, con Vini Jr. a sinistra e Luiz Henrique a destra e Fabinho affiancato a Bruno Guimarães in mezzo al campo.

Alla fine, di gioco relazionale se n’è visto poco, con la manovra che spesso si riduceva ad affidarsi alle giocate individuali di Vinícius. Nei secondi quarantacinque minuti la squadra non ha sofferto le ripartenze del Marocco come invece era successo nel corso della prima frazione, ma non è stata nemmeno pericolosa.

Ora, probabilmente, in Brasile si comincerà a parlare di quanto questa formazione abbia bisogno di un Neymar integro da affiancare a Vini Jr. davanti. I problemi maggiori al momento sembrano però riguardare più il come far arrivare palloni buoni nell’ultimo terzo di campo e come organizzarsi difensivamente senza lasciare troppi spazi, tenendo presente che questa Seleção non è incline al pressing in avanti.

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