It’s coming home?

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E siamo arrivati a sessanta. Tanti infatti sono gli anni trascorsi dall’unica volta in cui l’Inghilterra si è laureata campione del mondo. Era l’estate del 1966 e i Mondiali si giocavano proprio in casa degli inventori del gioco più bello del mondo.

Da allora, soltanto delusioni: qualche mancata qualificazione (1974, 1978, 1994), la mano de Dios (1986), un paio di quarti posti (1990 e 2018).

Ora, negli Stati Uniti, i Leoni inglesi ci riprovano. Per riuscire nell’impresa la FA ha deciso di affidarsi a un tecnico…tedesco, quel Thomas Tuchel che in Inghilterra ha già fatto bene, almeno a livello di club (Chelsea).

Contro la Nuova Zelanda, penultima amichevole di avvicinamento al torneo iridato, l’Inghilterra ha vinto (1-0), ma non ha convinto. Tuchel ha parlato di prestazione freestyle, intendendo con ciò l’eccessiva libertà che si sono presi in campo i suoi giocatori, col risultato di aver lasciato sguarnite alcune zone di campo in fase offensiva.

«Ci mancava l’ampiezza, quindi i giocatori tendevano ad accentrarsi, restringendo gli spazi e rallentando il nostro gioco, oltre a cambiare posizione per troppo tempo» ha dichiarato Tuchel.

«Abbiamo fatto molti cross e tanti tiri dalla distanza, che normalmente non fanno parte del nostro stile di gioco. Abbiamo giocato molti palloni lunghi e molti passaggi lunghi. Questo non era affatto ciò su cui avevamo lavorato negli ultimi quattro giorni di allenamento».

L’amichevole di Tampa con i neozelandesi ha dunque proposto un tema che potrebbe rivelarsi centrale nel corso della competizione, vale a dire quello riguardante la sfida fra modelli posizionali più o meno rigidi e impostazione relazionali, più libere, come quelle sudamericane.

Questo è quello che di più interessante è uscito dalla sfida giocata al Raymond James Stadium e che va oltre il sistema scelto da Tuchel e la formazione inziale mandata in campo dal tedesco. In questo senso si è visto un 4-2-3-1 con Declan Rice e Elliot Anderson in mezzo al campo e con Morgan Rogers, Marcus Rashford e Ollie Watkins a supporto di Harry Kane.

Nella ripresa poi Tuchel ha provveduto a tutta quella serie di avvicendamenti tipici in sfide di questo genere, a pochi giorni dall’esordio mondiale (previsto contro la Croazia il 17 giugno), mandando in campo anche Jude Bellingham. Il giocatore del Real Madrid ha così riproposto la sua candidatura per la posizione di no.10 titolare.

Una candidatura resa ancor più forte dalla prestazione offerta contro il Costa Rica a Orlando, ultimo test prima dell’esordio nel Mondiale. La vittoria inglese è stata più rotonda (3-0) e la prestazione più convincente, anche agli occhi di Tuchel.

La squadra è stata più ordinata, con Reece James da falso terzino destro, pronto a spostarsi in mediana, con Ezri Konsa al posto di Marc Guéhi al centro della difesa e con Noni Madueke e Anthony Gordon sulle fasce a supporto di Kane.

In mezzo al campo sono stati confermati Elliot Anderson e Rice che, a questo punto, dovrebbero formare la coppia di interni titolare per l’avvio del torneo. Altra certezza che pare venire da queste ultime uscite è quella del duello che si prevede fra Ezri Konsa e John Stones per affiancare Guéhi nella linea arretrata.

Resta da risolvere l’annoso problema del terzino sinistro. Se a Nico O’Reilly verrà chiesto di avanzare come mediano in possesso, ok. Qualora invece il giocatore del Manchester City venisse utilizzato come un terzino classico, allora bisognerà capire il giocatore si comporterà a questo livello. Le alternative, Tino Livramento e Djed Spence, non offrono certezze al momento.

Altre questioni che verranno trattate da qui all’inizio del Mondiale saranno il modo in cui verrà trovato spazio a Bukayo Saka (reduce da un’ottima stagione con l’Arsenal) e il dualismo fra Rashford e Gordon, neo acquisto del Barcellona, per il ruolo di ala sinistra.

L’attenzione di Tuchel invece, come detto, si è concentrata anche su altro. Per il cinquantaduenne tecnico di Krumbach il talento, ovviamente, conta, ma è più importante la struttura di squadra, concetto ribadito più volte, come in occasione della famosa dichiarazione dello scorso ottobre quando il cittì dell’Inghilterra ebbe a dire di aver «appena visto un documentario sui New England Patriots e ho sentito una frase: ‘non raccogliamo i giocatori più talentuosi, costruiamo una squadra’. Non potrei essere più d’accordo. È esattamente quello che stiamo cercando di fare».

Dalle amichevoli di marzo contro Uruguay e Giappone a quella con la Nuova Zelanda quindi non è cambiato l’approccio: l’Inghilterra continua a sviluppare la propria manovra rimanendo ancorata alla struttura stabilita dal suo allenatore.

Per Tuchel sono importanti due aspetti in particolare: il riempimento delle ampiezze e il fatto di trovare giocatori in grado di attaccare la linea difensiva avversaria. Un aspetto, quest’ultimo, essenziale per sfruttare i movimenti a venire incontro di Kane.  L’idea è che Saka, Rashford e Gordon siano in grado di attaccare la profondità.

Proprio il ruolo di Saka potrebbe rivelarsi un fattore chiave per le speranze inglesi. In un sistema rigido e controllato come quello dell’Arsenal, del tutto simile, per principi, a quello implementato in nazionale da Tuchel, Saka è risultato fondamentale. Non a caso, secondo The Athletic, il 41.7% degli attacchi dei Gunners sono passati dal lato di campo dove si trovava l’esterno, vale a dire quello destro.

Inserendo Rashford o Gordon dall’altra parte Tuchel spera di costruirsi la possibilità di andare in verticale su entrambi i fronti, rendendo più simmetrica la manovra offensiva dei suoi. Un qualcosa che, ad esempio, è mancato agli inglesi agli ultimi Europei con Phil Foden e Bellingham contemporaneamente in campo.

A questo punto, restano però aperte altre due questioni, la cui risposta arriverà soltanto durante il torneo: quanti attacchi alla profondità riusciranno a garantire mediamente gli attaccanti inglesi nell’arco delle partite, considerando una stagione particolarmente logorante alle spalle e un Mondiale che si giocherà in condizioni di caldo e umidità elevati e se il sistema di Tuchel non finirà per rivelarsi eccessivamente rigido, limitando l’estro e la creatività del talento offensivo a disposizione.

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