Foto: IMAGO / Sportimage
La squadra che non vince mai (o quasi) è arrivata a un passo dal centrare un prestigioso double. Dopo la vittoria in Premier infatti (attesa da ventidue anni), l’Arsenal ha avuto la possibilità di conquistare anche la Champions. Non è andata così. Questione di metri, undici per la precisione.
E duole ancor di più sapendo di uscire battuti senza che il portiere avversario, il russo Matvej Safonov, abbia parato un solo rigore. Già perché i Gunners hanno fatto tutto da soli, con Eberechi Eze che ha colpito il palo e Gabriel che ha spedito la palla alta sopra la traversa. Non è bastata quindi la respinta di David Raya sul penalty di Nuno Mendes per portarsi a casa la coppa.
E così ora la squadra del nord di Londra chiude la stagione con una sconfitta che brucia in una stagione però positiva. Chissà se, nel lungo periodo, si ricorderà più la gioia per il campionato vinto o la tristezza per il tardo pomeriggio di Budapest.
Di certo resterà una domanda: l’Arsenal poteva fare di più, pur al cospetto di una squadra come il Paris Saint-Germain?
Dal punto di vista tattico Mikel Arteta ha scelto di affrontare il Psg in modo saggio, ovvero senza prendersi rischi avventurosi con pressioni forti uomo su uomo. Chi, in questi due anni, lo ha fatto, è quasi sempre andato incontro a figuracce. Se c’è una squadra abile a manipolare il pressing orientato sull’uomo, questa è certamente quella di Luis Enrique.
Così, contro i campioni d’Europa in carica, Arteta ha organizzato i suoi in un blocco basso orientato sulla palla, con tre linee molto strette, volte a chiudere i corridoi centrali e a forzare le giocate dei parigini in ampiezza.
Nelle zone esterne di campo poi Arteta aveva predisposto dei raddoppi di marcatura, portati con estremo sacrificio da Leandro Trossard a sinistra e Bukayo Saka a destra. Soprattutto il lavoro di quest’ultimo è stato utile per limitare Khvicha Kvaratskhelia.
Il piano gara ha funzionato perfettamente nel primo tempo, con l’Arsenal che riusciva a limitare i francesi e a difendere bene il gol di vantaggio trovato a inizio gara con Kai Havertz.
I parigini erano lenti a muovere palla e anche le loro rotazioni si infrangevano contro la barriera difensiva londinese. Il Psg, la squadra dei 6 gol realizzati contro il Bayern, dei quattro contro il Liverpool e degli otto con il Chelsea, per trovare il pareggio è stata costretta ad aspettare una combinazione laterale sulla sinistra nel secondo tempo. Combinazione dalla quale si genera il fallo da rigore di Cristhian Mosquera su Kvaratskhelia.
Pian piano le squadre si allungano: l’Arsenal ha qualche occasione in transizione (gettata al vento per errori nell’ultimo passaggio), ma soffre al contempo il contropiede avversario. Il punteggio però non cambia e non cambierà nemmeno dopo i supplementari.
Si torna dunque alla domanda di cui sopra: Arteta poteva osare di più? Vero è che, quando lo ha fatto (nel secondo tempo), qualche rischio lo ha come detto corso. Però è altrettanto evidente che una partita solo di attesa rischiava prima o poi di complicarsi.
L’Arsenal ha mostrato un buon calcio difensivo, ma è mancata nel ripartire. Sotto il primo aspetto, è stata intelligente anche la mossa di affidarsi ai lanci lunghi di Raya piuttosto che a un’uscita ragionata dal basso, per evitare la forte pressione del Psg.
Se in una metà del campo gli uomini di Arteta sono stati (quasi) perfetti, a mancare è stato tutto il lavoro nell’altra. Tant’è che Safonov non ha fatto una parata.
Così, come contro il Manchester City nella finale di Carabao Cup, l’Arsenal si è limitata a difendere e stare a guardare cosa ne poteva venire fuori. Le scelte iniziali andavano già in quella direzione, con Myles Lewis-Skelly preferito a Martín Zubimendi per far coppia con Declan Rice. I due inglesi si sono comportati bene senza palla.
Quando, su punteggio di parità, Arteta ha provato a cambiare qualcosa, anche attingendo alla panchina (Jurriën Timber per Mosquera e Viktor Gyökeres per Martin Ødegaard) l’Arsenal ha, come detto, creato e rischiato qualcosa di più. Troppo poco però per sperare di portarsi a casa il trofeo prima dei calci di rigore.
Alla fine quindi a lasciare perplessi non è tanto la partita difensiva fatta dall’Arsenal, ma l’incapacità di aiutarla con il contropiede che avrebbe potuto alleggerire la pressione rivale e diminuire le possibilità di commettere errori gravi vicino o dentro la propria area di rigore (come poi si è avvenuto).
Allo stesso tempo, le ripartenze potevano contribuire a costruire qualche occasione da calcio piazzato, là dove i Gunners sono particolarmente efficaci. Proprio per quanto detto, Arteta avrebbe potuto inserire prima i vari Eze, Noni Madueke e Gabriel Martinelli.
In definitiva, l’Arsenal ha affrontato la partita con quel calcio di controllo che ha caratterizzato gran parte della sua stagione, pur rinunciando stavolta a farlo attraverso un possesso prolungato. Un’idea che ha funzionato a metà, perché penalizzata dall’assenza di una strategia offensiva più incisiva.


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