Come Unai Emery ha trasformato l’Aston Villa

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Articolo di Moreno Terzoni

Il modo in cui Unai Emery ha trasformato l’Aston Villa porta a considerarlo uno degli allenatori più sottovalutati del grande calcio. Ha ereditato una squadra in piena lotta per non retrocedere in Premier League e, nel giro di tre anni, l’ha trasformata in una delle formazioni più complete d’Europa.

Altrettanto sorprendente è il modo in cui il quattro volte vincitore dell’Europa League è riuscito a imporre con successo il proprio assetto tattico e la propria mentalità competitiva.
Sotto la sua guida, l’Aston Villa ha raggiunto i quarti di finale di UEFA Champions League, le semifinali sia di FA Cup sia di UEFA Conference League e, ora, ha messo la ciliegina sulla torta con la vittoria della UEFA Europa League.

Ma entriamo più nello specifico della proposta. L’Aston Villa, una delle squadre più sofisticate tatticamente e costantemente pericolose della Premier League, si distingue per una proposta chiaramente posizionale, per la chiarezza delle idee e per la cura dei dettagli in ogni fase del gioco. Partendo da un modulo base 4-4-2 o 4-2-3-1, Emery ha forgiato un’identità ben definita, caratterizzata da coraggio nel possesso palla senza però rinunciare alla verticalità. Come detto, è una squadra molto versatile, con tante frecce al proprio arco, e capace di essere fulminea in ripartenza con i quattro giocatori davanti.

Una caratteristica fondamentale è il comportamento dei difensori centrali, che si allargano moltissimo, mentre il portiere Emiliano Martínez si posiziona tra di loro. Questo crea di fatto una difesa a tre in fase di costruzione, allungando la prima linea di pressione avversaria e generando superiorità numerica nella fase iniziale.

Può sembrare quasi una squadra noiosa, perché con il “Dibu” Martínez non ha paura né fretta di aspettare la pressione avversaria. In realtà è una squadra quasi scientifica: ogni “mossa” è studiata nel dettaglio.

L’utilizzo di passaggi precisi a terra è fondamentale per far progredire l’azione. Queste combinazioni brevi e rapide permettono di eludere la pressione e trovare il compagno libero anche in situazioni difficili. Diventano particolarmente efficaci quando gli avversari vengono attratti verso le fasce, verso i difensori centrali o verso Martínez, e proprio per questo si sono rivelate estremamente fruttuose. Spesso, però, l’obiettivo è anche attirare la pressione per andare poi a cercare Ollie Watkins, bravissimo nei duelli e nell’attaccare gli spazi, con Rogers, Buendía e McGinn alle sue spalle pronti a raccogliere le seconde palle e a partire in transizione. Sì, perché proprio in questa fase, tra costruzione e sviluppo basso, i tre dietro Watkins sono molto bravi a formare un quadrato: accanto allo stesso Watkins c’è spesso Rogers, mentre sotto si abbassano i due esterni, Buendía e McGinn.

Il doppio perno di centrocampo, solitamente formato da Youri Tielemans, Boubacar Kamara, Amadou Onana o Douglas Luiz, garantisce controllo e ritmo dalla profondità. A volte uno dei centrocampisti si abbassa accanto o tra i difensori centrali per formare un trio, assicurando stabilità, superiorità numerica e nuove linee di passaggio. Questo permette inoltre ai terzini di spingersi in avanti con sicurezza, sapendo di poter contare su una solida struttura difensiva in caso di perdita del possesso.

Anche i terzini dell’Aston Villa sono elementi fondamentali, perché alternano con intelligenza sovrapposizioni e inserimenti. Decisivo è il loro posizionamento, attentamente calibrato e variabile in base al piano gara: a volte rimangono più arretrati per attirare il pressing avversario, altre volte si spingono in avanti per sfruttare gli spazi alle spalle della difesa. Questa minaccia a tutto campo aggiunge imprevedibilità al gioco sulle fasce dell’Aston Villa.

Con i quattro giocatori offensivi che si associano tra loro all’interno, sovraccaricando lo spazio centrale, c’è sempre un denominatore comune: lo scaglionamento, indispensabile per associarsi meglio. Hanno sempre un vertice e un sostegno, e questa struttura permette di entrare in area di rigore con tanti uomini, mentre i terzini aumentano la pericolosità con i loro inserimenti a sorpresa in corsa.

Le transizioni artificiali

Come detto prima, questa squadra sa fare davvero tutto ed è estremamente difficile da contenere, perché ha più modi per farti male.

Una vera spina nel fianco per gli avversari sono le transizioni. Io le chiamo transizioni artificiali, perché l’Aston Villa le crea. Una volta strutturato con un 2-2-2-2 all’interno del campo, quando va a ricercare la verticalità è organizzato per occupare le zone centrali con tanti giocatori; una volta effettuata la verticalizzazione, si butta in avanti in maniera quasi animalesca per recuperare la seconda palla, ripartire appena riconquista il possesso e attaccare la profondità con tutti gli effettivi.

Fase difensiva

Unai Emery non lascia nulla al caso e prepara in modo maniacale anche questa fase. È un allenatore a cui piace moltissimo il controllo e, mentre vediamo sempre più tecnici orientati alle marcature uomo contro uomo, lui rimane fedele all’organizzazione delle uscite, proprio per avere il controllo e portare gli avversari dove decide lui.

L’Aston Villa sa pressare alto e indirizzare, sa costruire un blocco medio micidiale nel togliere le linee di passaggio avversarie e nel ripartire con transizioni fulminee, e sa anche abbassarsi in un blocco basso, con tutta la squadra coesa e compatta nel rispetto dei principi e del piano preparato dal proprio allenatore.

Per certi versi la considero una delle squadre più complete d’Europa, se non addirittura la più completa. Sicuramente esistono squadre che spiccano, e forse anche più spettacolari, in una singola fase di gioco, come Bayern Monaco, Barcellona o PSG, ma l’Aston Villa, insieme all’Arsenal, è a mio avviso una delle squadre più complete in assoluto.

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