Broken Hearts

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Mesi e mesi a parlare e scrivere della possibile impresa degli Hearts of Midlothian, pronti a diventare i primi campioni di Scozia non provenienti da Glasgow dal 1985 a questa parte e invece…

Invece a volte i sogni muoiono all’alba e i cuori dei Maroons sono stati spezzati. A farlo è stato il Celtic, che si è imposto nell’ultima gara di campionato, nonché nello scontro diretto decisivo.

Così, i quarant’anni di dominio al di là del vallo di Adriano da parte di Rangers e Celtic continueranno per almeno un’altra stagione, così come gli Hearts dovranno aspettare ancora prima di riassaporare un successo che manca loro dal 1960.

Poco importa che la squadra di Derek McInnes sia rimasta al vertice della Scottish Premiership per duecentocinquanta giorni. Quel che conta è chi arriva primo all’ultimo metro. Onore quindi ai Bhoys e, soprattutto, a Martin O’Neill, tecnico settantaquattrenne, icona del club, chiamato quest’anno in ben due momenti a risollevare le sorti di una stagione che sembrava sul punto di deragliare.

L’allenatore scozzese aveva già ripreso le redini della squadra guidata fra il 2000 e il 2005 a inizio campionato, in sostituzione del dimissionario Brendan Rodgers. Una soluzione temporanea, per l’ex commissario tecnico della nazionale irlandese.

Quando però, dopo la fallimentare esperienza di Wilfried Nancy (due vittorie e 6 sconfitte in otto gare), la dirigenza del club si è nuovamente rivolta a lui, O’Neill ha risposto ancora presene. E ha compiuto l’impresa, vincendo tutte le ultime otto partite di campionato.

Diciamo la verità: un successo meritato. Il Celtic ha avuto la mentalità vincente necessaria per conquistare il titolo, ben evidenziata dalle dieci reti segnate nei finali di partita in questa stagione. Inoltre, se non fosse stato per la già citata e disastrosa esperienza di Nancy, il titolo non sarebbe stato deciso all’ultima giornata.

Lo scontro di Parkhead non ha avuto storia. Vero, gli Hearts erano passati in vantaggio, in una sfida nella quale sarebbe stato loro sufficiente un pari per aggiudicarsi il titolo, ma lo hanno fatto solo per una cortesia di Viljami Sinisalo, portiere finlandese del Celtic uscito letteralmente a farfalle sul calcio d’angolo che ha visto segnare Lawrence Shankland.

Per il resto, gli uomini di McInnes hanno effettuato una prestazione prettamente difensiva, soprattutto nel secondo tempo, quando hanno fatto fatica a uscire dalla propria metà campo. L’idea di lasciare inizialmente in panchina Cláudio Braga, miglior giocatore del campionato, non è stata brillante.

Certo, nel primo tempo il Celtic aveva prodotto ben poco, ma era comunque pervenuto immediatamente al pareggio dopo che un fallo di mano di Alexandros Kyziridīs provocava il rigore realizzato da Arne Engels. Su quella rete è girata la partita. Nella ripresa infatti, complice anche l’innesto di Kelechi Iheanacho, l’andamento della gara è svoltato nettamente a favore dei padroni di casa. Gli Hearts si sono abbassati, lasciando campo alle iniziative avversarie.

L’aumentata pressione offensiva della squadra di O’Neill si traduceva in un palo colpito da Iheanacho e in paio di parate salva risultato effettuate da Alexander Schwolow, portiere tedesco degli Hearts.

Nel finale poi saliva in cattedra Daizen Maeda. Il giapponese è fuori categoria in questo contesto. Il suo gol veniva convalidato dal VAR dopo essere stato precedentemente annullato per fuorigioco. La rete a porta vuota di Callum Osmand, con gli Hearts protesi in avanti alla disperata ricerca del pareggio, suggellava il tutto.

Agli ospiti, che forse hanno iniziato la scorsa settimana a perdere un titolo che pareva vinto, (quando una chiamata del VAR ha concesso in pineo recupero al Celtic il rigore della vittoria contro il Motherwell) resta il rammarico per quanto poteva essere e non è stato, ma anche la consapevolezza di aver spaventato le due grandi del calcio scozzese.

Il lavoro fatto da Tony Bloom (azionista di minoranza degli Hearts e proprietario del Brighton) con la sua Jamestown Analytics è stato ragguardevole. La speranza è che la crescita possa continuare, in modo da far sì che quanto fatto quest’anno non rappresenti un’eccezione. La strada tracciata dagli Hearts dovrebbe poi essere seguita anche da altre squadre, così da innalzare il livello di competitività del torneo.

Per quanto riguarda il Celtic, il problema principale resta sempre quello di esportare in Europa il predominio a livello nazionale. Quest’anno la squadra ha mancato la qualificazione al maxi raggruppamento di Champions dopo essere stata eliminata ai playoff dal Kairat Almaty.

Finito in Europa League, il Celtic ha vinto tre partite su dieci disputate. La campagna acquisti estiva è risultata fallimentare. Meno male che O’Neill è comunque riuscito a rimettere le cose a posto.

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