Il confronto pugilistico fra Fede Valverde e Aurélien Tchouaméni, un tecnico (Álvaro Arbeloa) che sa benissimo che non verrà confermato per la prossima stagione, una delle stelle della squadra (Kylian Mbappé) che si è dovuta difendere dalle accuse di menefreghismo per un viaggio in Sardegna con la fidanzata e che è in rotta di collisione con l’allenatore e l’ambiente.
Tutto ciò nella settimana che ha preceduto il clásico, terminato con una sconfitta (0-2), al quale ha fatto seguito l’incredibile conferenza stampa del presidente Florentino Pérez (e poco importa che poi sia arrivata una inutile vittoria contro l’Oviedo).
Non è un momento facile per il Real Madrid. Per questo Pérez starebbe pensando al ritorno di un uomo forte in panchina, uno in grado di tenere a freno tutti gli ego presenti in uno spogliatoio ormai fuori controllo. L’uomo in questione pare sia, a detta della stampa internazionale, Jose Mourinho.
Ma può essere il portoghese la persona giusta nel posto giusto? Reduce da tre ultime avventure tutt’altro che soddisfacenti (Tottenham, Roma e Fenerbahçe), il portoghese ha trovato rifugio e stabilità a casa, guidando il Benfica al secondo posto dietro i rivali del Porto nella Primeira Liga portoghese.
Quello che verrebbe proposto al Bernabéu non sarebbe dunque un Mourinho al suo prime. D’altra parte sono diversi anni che non vince nulla (ultimo trofeo conquistato, la Conference con la Roma nel 2022) e undici stagioni che non trionfa in un campionato.
Nonostante ciò e nonostante una prima esperienza alquanto movimentata con le merengues (2010 e 2013) la casa blanca potrebbe quindi rivolgersi ancora allo Special One per sistemare le cose.
Una strana parabola, eventualmente, quella di Mou. Gli allenatori, come i giocatori, hanno carriere che, a un certo punto, cominciano a declinare, per ragioni d’età o di insuccessi. Così è stato anche per l’uomo di Setúbal: Benfica e União Leiria per iniziare, poi via via sempre più su con Porto, Chelsea, Inter e Real Madrid (la prima volta), quindi nuovamente al Chelsea.
Da lì una lenta e costante discesa, passando dal Manchester United (dove comunque vinse una Europa League) e, appunto, dalle già citate ultime tappe con Tottenham, Roma e Fenerbahçe.
La possibilità di tornare al Real fermerebbe questa tendenza, riportando immediatamente il portoghese ai vertici del calcio internazionale. Che allenatore ritroverebbe Pérez? All’inizio della sua carriera Mourinho era uno un tecnico d’avanguardia. La sua metodologia (la Periodizzazione Tattica), appresa da giovane studente del professor Vitor Frade negli anni trascorsi al FADEUP (la Facoltà di scienze sportive dell’università di Oporto), ha fatto scuola ed è ancora attuale.
Nel corso degli anni però il Mourinho proattivo visto al Porto è scomparso, lasciando posto ad una versione più reattiva, fatta di difesa e contropiede. Questo in concomitanza con l’ascesa del modello posizionale di Pep Guardiola, tecnico rispetto al quale Mourinho è stato messo in antitesi. Un ruolo, quello di villain, che Mou ha abbracciato con piacere, senza discostarsene mai.
Al Bernabéu quindi rientrerebbe un allenatore più gestore di uomini che tattico, in linea con l’ultimo Mourinho che abbiamo visto. Forse però è proprio quello che ci vuole a Madrid, dopo l’esperimento fallito con Xabi Alonso.
La scorsa estate infatti Pérez si era rivolto allo spagnolo per dare ordine tattico alla squadra ereditata da Carlo Ancelotti. Il modello posizionale di Alonso però si è scontrato con l’indisciplina dei giocatori e con la difficoltà di creare un sistema equilibrato e, allo stesso tempo, in grado di sopportare la contemporanea presenza di Vinícius Júnior, Jude Bellingham e Mbappé.
Sotto questo aspetto, la sfida per Mourinho a Madrid non riguarderebbe soltanto il fatto di dover tenere a freno le personalità presenti nello spogliatoio merengue e di renderli partecipi di un obiettivo comune, ma anche di dover organizzare sul piano squisitamente tattico una squadra costruita in modo disfunzionale, come da tradizione col Real di Pérez.
È fattibile? E se sì, per quanto tempo? Teniamo conto che, rispetto a un Ancelotti o a uno Zinedine Zidane, in caso di contrasti con i giocatori Mourinho non è uno che cerca una soluzione accomodante, quanto invece uno che non ha problemi ad andare allo scontro.
Per quanto riguarda invece il gioco, i tifosi del Real di oggi sono forse più inclini ad accettare anche proposte non proprio scintillanti, se a queste dovessero far seguito dei risultati. Magari non sul lungo periodo, ma difficilmente un secondo regno di Mourinho durerebbe più di un paio di stagioni. Se ciò accadesse, sarebbe sorprendente, viste le sue ultime esperienze.
Detto questo, comunque lo vediate, il rientro di Mourinho darebbe molto da scrivere e da parlare. Non sempre nel calcio i ritorni hanno funzionato. Di certo però questo sarebbe interessante da vedere.

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