Don’t dream it’s over

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Oddio, non è ancora finita in realtà dato che, nonostante il rovescio subito, il distacco dalla seconda resta comunque di tre punti. Ma il Manchester City ha una gara da recuperare e, soprattutto, ha ora l’inerzia dalla sua parte, dopo essersi imposto per 2-1 nell’attesissimo scontro diretto di domenica a Eithad.

La differenza fra le due squadre? Semplicemente il fatto che l’Arsenal non ha saputo concretizzare le occasioni avute, a differenza dei rivali. O, almeno, questa è l’analisi fatta da Mikel Arteta nel post partita.

In effetti, se non fosse stato per l’incredibile errore in costruzione di Gianluigi Donnarumma, l’Arsenal non avrebbe segnato neanche un gol. La sfida fra i londinesi e il City però non può essere ridotta soltanto a questa mancanza di precisione sottoporta dei Gunners.

Sotto l’aspetto tattico infatti si affrontavano una versione 2.0 e una più tradizionale del guardiolismo. Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la prima era quella di Pep, la seconda di Arteta.

Guardiola infatti ci ha fatto vedere in questi due anni diverse evoluzioni del suo City. Contro l’Arsenal l’ex tecnico di Barcellona e Bayern Monaco ha presentato una versione con Jérémy Doku a sinistra e uno fra Ryan Cherki e Matheus Nunes a destra, larghi in ampiezza, mentre nel mezzo si accumulavano gli altri giocatori.

Contro questa impostazione l’Arsenal ha opposto un forte pressing inziale, che ha finito per ingolfare la fase iniziale del possesso avversario. L’erroraccio di Donnarumma, al di là delle responsabilità del portiere italiano, è figlio della forte pressione in avanti esercitata dagli ospiti nel primo tempo.

Piano piano però il Manchester è riuscito a superare il pressing dell’Arsenal, vuoi perché questo è calato nell’intensità vuoi per la partita disputata da Nico O’Reilly. Il terzino sinistro della squadra di Guardiola ha sfoderato una prestazione non a caso definita dalla stampa britannica alla Paolo Maldini.

Ok, forse il richiamo all’ex milanista è un po’ azzardato, ma rende bene l’idea di cosa abbia prodotto il numero 33 dei padroni di casa, soprattutto con le sue sovrapposizioni interne. Proprio O’Reilly ha servito a Earling Haaland l’assist per la rete decisiva.

Quando poi la partita è diventata più caotica, l’impressione migliore l’ha data proprio il Manchester. La veste cucitagli addosso da Guardiola consente infatti al City di trovarsi a proprio agio anche all’interno di una sfida disordinata. Lo stesso non si può dire invece dell’Arsenal. Nonostante le occasioni avute infatti, la formazione di Arteta ha dimostrato di essere in difficoltà quando è costretta a uscire da uno spartito tattico che prevede totale controllo sulla partita e utilizzo delle palle ferme per girarla a proprio vantaggio.

Del primo aspetto abbiamo detto. Se a questo aggiungiamo come il Manchester abbia ben difeso sulle palle inattive, ecco spiegato come i padroni di casa si siano portati a casa il risultato.

E ora? La formazione di Guardiola deve recuperare la partita con il Crystal Palace, oltre a dover affrontare Burnley, Everton, Brentford, Bournemouth e Aston Villa. Un calendario non troppo difficile, ma nemmeno facilissimo. Da parte loro i Gunners se la vedranno con Newcastle, Fulham, West Ham, Burnley e Crystal Palace. Tutte partite abbordabili sulla carta.

Il problema però, oltre al momento psicologico e ai postumi di questa sconfitta, riguarda anche aspetti tecnici. Arteta ha bisogno di Viktor Gyökeres. Kai Havertz è più adatto a svolgere compiti da no.9 nel calcio del tecnico spagnolo, ma non è un vero centravanti. Lo si è visto anche contro il City. 

Arteta deve recuperare appieno Gabriel Jesus e Bukayo Saka. Il rientro di Martin Ødegaard è intanto già una buona notizia, con il norvegese che aggiunge fase di sviluppo in mediana.

Per quanto riguarda il City, molti pensavano a un anno di transizione, vista la corposa campagna acquisti sostenuta e i continui alti e bassi vissuti in questa stagione. Proprio questi ultimi andranno evitati se gli uomini di Guardiola vorranno portarsi a casa un altro titolo. Anche a Sparta, come ad Atene, ci sono però delle buone notizie. La più importante è che quattro elementi chiave nella struttura della squadra, cioè Abdukodir Khusanov, O’Reilly, Cherki e Marc Guéhi, sono in piena forma nel momento topico del campionato. A questi possiamo aggiungere Antoine Semenyo e Bernardo Silva, con il portoghese intenzionato a lasciare Eithad con l’ennesima Premier in tasca.

Insomma, nonostante il risultato maturato domenica, la sfida è ancora aperta. Uno spettacolo per i neutrali. Forse non per i tifosi dell’Arsenal.

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