È davvero tutta colpa del fuorigioco?

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Hansi Flick l’ha parlato di eliminazione immeritata. Raphinha ha detto che si è trattato di un vero e proprio furto (perpetrato dall’arbitro, il francese Clément Turpin).

Fatto è che il Barcellona è stato eliminato dall’Atlético Madrid nei quarti di finale di Champions e nonostante la vittoria nella gara di ritorno al Metropolitano (1-2). Vittoria che però non è stata sufficiente per rimediare allo 0-2 patito a opera dei colchoneros all’andata.

La domanda quindi è la seguente: e ora? Come si rialzerà il club catalano? Sì perché, detto che c’è ancora una Liga da conquistare (al momento il Barça vanta nove punti di vantaggio sul Real Madrid, a 7 giornate dal termine del campionato e con un Clásico da giocare al Nou Camp il prossimo 10 maggio), per i blaugrana la coppa dalle grandi orecchie era comunque l’obiettivo principale della stagione.

Se la delusione è tanta, non sembra però che l’appena rieletto presidente Joan Laporta procederà con un cambio del progetto tecnico. Flick ha firmato da poco un rinnovo di contratto fino al 2027 e sarà quindi sempre il tecnico tedesco a guidare la squadra l’anno prossimo.

La filosofia di gioco resterà invariata. Si è molto detto e scritto, anche qui da noi, in merito agli eccessivi pericoli che il Barcellona corre tenendo la linea difensiva così alta. Di questo avviso è anche Thierry Henry che, parlando a CBS Golazo, ha affermato che ‹‹giocare con una linea difensiva alta in queste grandi partite europee, con questo tipo di impostazione difensiva, complica tutto. Lo dico da due anni: questo Barça concede occasioni agli avversari anche quando domina, e così è molto difficile portare a casa le eliminatorie››.

Come ogni approccio, anche quello dei blaugrana comporta rischi e benefici. Col tedesco in panchina però in Catalogna si sono avuti più i secondi che i primi, con quattro trofei conquistati.

La questione riguarda semmai il modo di applicare questo modello di calcio. Per tenere la linea così alta, oltre a letture perfette da parte dei difensori, è necessario anche attuare una costante pressione sul portatore di palla avversario. Si tratta quindi di uno sforzo collettivo, reso più difficile dall’assenza di un equilibratore come Raphinha.

Entrambe le espulsioni patite contro l’Atlético sono arrivate a seguito di una serie di errori: quella di Pau Cubarsí all’andata perché il centrale si è fatto battere in velocità e quella di Eric García al ritorno per un disallineamento del reparto arretrato.

Se guardiamo invece alle partite nella loro interezza, nella prima il Barcellona è venuto meno in fase offensiva, ma al ritorno ha creato molto e questo grazie anche al piano gara predisposto da Flick. A risultare azzeccata è stata soprattutto la mossa che ha visto il tedesco schierare Ferrán Torres da falso nueve al posto di Robert Lewandoski.

I movimenti in arretramento dello spagnolo hanno consentito al Barça di avere un miglior accesso alla zona di rifinitura rispetto a quanto accaduto al Nou Camp. Questo grazie anche ad un Atlético che ha difeso con una struttura diversa rispetto alla prima sfida (con Antoine Griezmann più alto), cosa che ha appunto favorito le penetrazioni centrali dei catalani.

Ora per la dirigenza del club sarà necessario rafforzare la squadra, in modo da garantire più opzioni a Flick, specialmente in mezzo alla difesa, dove il tecnico tedesco quest’anno si è dovuto accontentare (si fa per dire) di elementi come il già citato e limitato Eric García o come Gerard Martín, un terzino convertito centrale. In questo senso, il vuoto lasciato dalla partenza di Iñigo Martínez non è stato colmato.

Per rendere più solida una squadra che, in questa Champions, ha concesso quarantaquattro reti, il direttore sportivo Deco dovrò fornire al suo allenatore qualche altro giocatore di livello in difesa. Questa, più che un cambio di strategia, potrebbe essere la strada da seguire per provare a conquistare una coppa Campioni che manca dalla bacheca azulgrana dal 2015.

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